EX-OTAGO: la forza di cantare insieme le proprie storie Recensione concerto e scaletta live Milano
EX-OTAGO
Recensione concerto e scaletta live
17settembre2026
Magnolia
Segrate Milano
Recensione diLuca Trambusti
Voto:👏👏👏👏
Dopo un inverno trascorso nei club, un giro di date in Europa e un’estate sui palchi, gliEX-OTAGOtornano a Milano (vedi la recensione del concerto di gennaio) per l’ultima data del tour che celebra i 10 anni di“Marassi”, quinto album della formazione ligure e pietra miliare della musica italiana del nuovo millennio.

Quel disco fotografava molto bene un periodo, sia dal punto di vista sociale sia artistico. “Marassi” raccontava il presente e il passato, rami e radici allo stesso tempo. «Marassi è nato dal desiderio profondo di non fare un metro avanti, di rimanere lì, esattamente nel quartiere dove eravamo nati, dove avevamolasaletta, dove erano nati questi pezzi, per celebrare l’assoluta e detonante normalità», raccontano gliEx-Otago.
Il disco parte dal quartiere genovese di Marassi e dai suoi contrasti: una zona popolare, famosa per il carcere e lo stadio. «Da una parte si marcisce in galera, dall’altra si gioca, si rincorrono palloni e si guadagnano un mare di soldi. Dopo i vicoli, il porto e le campagne di De André, Conte e Lauzi, noi abbiamo cercato di glorificare (in qualche caso demolire anche) il nostro quartiere, simbolo della periferia genovese e emblema di tutte le periferie possibili.»
Al successo dell’album collaborarono anche i fortunati singoli “Cinghiali incazzati”, “I giovani d’oggi” e “Quando sono con te”, diventati classici della band.

Nel tour dedicato all’anniversario del decennale gliEx-Otagoripropongono l’album per intero e aggiungono una seconda parte di scaletta che pesca nel loro repertorio, sia precedente sia successivo a Marassi.
L’ultima tappa degli eventi estivi si tiene a Milano, in una piacevole sera di fine estate tra gli alberi del Magnolia, e i festeggiamenti si trasformano in una vera festa.
Si parte con tutto “Marassi”
Si apre con un inno generazionale che, a distanza di anni, non ha perso nulla della sua attualità: “I giovani d’oggi”. Da qui parte il viaggio della band, che mette subito in mostra una delle sue qualità distintive: la capacità di trasformare storie personali, inquietudini e piccole istantanee di vita quotidiana in canzoni con cui il pubblico si identifica.
Il suono si costruisce intorno alle chitarre elettriche e a una base ritmica secca e marcata, una combinazione che alimenta un indiepopimmediato ma mai banale. Su questa struttura poggiano testi mai banali (anche quando si parla d’amore) e ritornelli pensati per essere cantati in coro.

Ogni brano di Marassi viene accolto da un boato e restituito dalla platea in un canto collettivo: il radicamento degliEx-Otagonel loro pubblico è evidente, conquistato nel tempo grazie a una musica capace di alternare momenti riflessivi alla leggerezza pop di pezzi come “Quando sono con te”.
Le dinamiche
La band gioca con le melodie, i cambi di ritmo e gli assoli di chitarra, come in “Gli occhi della luna”, ma non rinuncia ai momenti più intimi. “Tu non parli più”, costruita essenzialmente su voce e tastiere, rallenta il passo e crea uno dei momenti di maggiore partecipazione emotiva della serata.
Il rapporto con il pubblico è forse l’aspetto che più colpisce: un affetto autentico che va oltre il semplice successo discografico e che probabilmente è una delle ragioni di quel successo. GliEx-Otagoparlano a un pubblico ampio attraverso una musica immediata ma non semplicistica, usando un linguaggio comune che può essere gioiosoodoloroso, ma sempre condiviso.
Quando arriva “Sulla nostra pelle”, sul palco compareWillie Peyote, accolto con entusiasmo. È uno dei momenti che meglio sintetizzano la dimensione collettiva dello spettacolo: nell’ora e quaranta minuti sul palco e sotto il palco si crea una comunità temporanea che riconosce nelle canzoni della band una parte della propria storia.
La sostanza dello spettacolo, sia nei club sia sui grandi palchi estivi, non cambia: gliEx-Otagorestano fedeli a se stessi e mostrano la propria identità (musicale e filosofica) con onestà e coerenza. A cambiare sono soprattutto le dimensioni del contorno: con l’aumentare del pubblico cresce anche l’energia e la forza emotiva del concerto, che diventa una festa partecipata, calda e vitale.

GliEx-Otagocantano di se stessi, ma soprattutto cantano per il pubblico: le loro storie diventano quelle delle persone sotto il palco.
Messo da parte “Marassi”, la band, nella successiva parte del concerto, mette mano al repertorio e intraprende un viaggio nel tempo, partendo da atmosfere più tranquille e acustiche per poi tornare a spingere sull’acceleratore. C’è spazio anche per “Bar centrale”, strumentale che fa da ponte verso il passato e riporta al 2007, prima di arrivare a “Costa Rica” del 2011. Qui una chitarra elettrica leggera accompagna il pezzo mentreMaurizio Caruccidedica un pensiero al martoriato popolo palestinese.
L’inedito estivo

Non manca la sorpresa dell’inedito (già in scaletta nel tour estivo): “Tutte le montagne addosso”, presentata ironicamente dal frontman come «l’ennesimo brano triste degliEx-Otago», è una ballata intensa sostenuta da un tappeto di tastiere che arricchisce la dimensione più emotiva della band.
Poi il ritmo torna protagonista. “Tutto bene” porta il concerto verso atmosfere quasi dance e Carucci scende tra la folla, un gesto che racconta più di molte parole il rapporto tra la band e il suo pubblico.
Nella parte finale si torna a ballare con “La notte chiama” e, ancora una volta, il confine tra palco e platea sembra scomparire. Qui sta la forza degliEx-Otago: non costruire uno spettacolo distante dal pubblico, ma costruirlo insieme a chi è venuto ad ascoltarli. Un concerto che diventa così il racconto collettivo di tante piccole storie individuali.
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