MORCHEEBA: una breve piacevole sintesi dance rock. Recensione Concerto Milano

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MORCHEEBA
24 Luglio 2017
Circolo Magnolia
Segrate (Mi)

Voto: 6,5
Di Trambusti Luca

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I Morcheeba, a cavallo tra il vecchio ed il nuovo millennio, hanno raggiunto un grande successo (al culmine nel 2000) ed hanno segnato un suono, creato un filone musicale. Poi la band, causa anche vicissitudini interne ed abbandoni – prima la cantante Skye (2005 rientrata nel 2010) poi quello di Paul Godfrey (2013) – il successo è scemato pur conservano il prestigio del nome.

Skye and Ross di nuovo in scena insieme

Ora, dopo il progetto Skye and Ross, i due membri originali sono tornati sulle scene con il nome primigenio di Morcheeba. Così, con una formazione che vede oltre a chitarra (il fratello di Paul, Ross Godfrey) e voce anche le tastiere un basso ed una batteria, hanno intrapreso un tour con due tappe nel nostro paese. La prima (aggiuntasi in un secondo momento) è stata a Milano (seguirà giovedì 27 luglio, quella di Bellaria Igea Marina).

Inizia tardi

Accolti da un discreto numero di presenti i Morcheeba hanno proposto il loro concerto nell’area estiva del Magnolia, spazio immerso nel verde alle porte di Milano (in prossimità dell’aeroporto). Il concerto inizia, con il pubblico al limite della pazienza, pochi minuti dopo le 22 (in apertura l’esibizione della cantautrice Sarah Stride). L’inizio è forte, con la bellissima e calda voce di Skye a segnare le canzoni e sul finire del primo brano arriva una citazione di Donna Summer (Love To Love You Baby – 1975). La musica è sensuale, avvolgente, Skye sul palco si muove lentamente, in una danza che coinvolge il corpo e le braccia. Il pubblico dall’altra parte fa lo stesso, è difficile riuscire a non farsi cullare dal ritmo delicato.

Il bello è questa unione tra ritmo sensuale ed il suono delle chitarre, il tutto a tratti è etereo e sognante, quasi ipnotico a volte invece pur restando su sonorità non dure si fa più concreto e robusto. E qui appunto affiorano le due anime della band. Quella più morbida in alcuni momenti diventa ripetitiva ed un po’ piatta, mentre quella “rock” quando arriva rende tutto diverso, più solido (sino al culmine con quello che Ross definisce il “Morcheeba rock”). C’è anche la concessione alla dance che si concretizza e si fonde con un tributo. Infatti al grido di “Do you wanna dance?!” i Morcheeba attaccano una loro versione di “Let’s Dance” di David Bowie.

Un’ora e ciao a tutti

A sottolineare la parte più morbida, danzante dello spettacolo ci sono ottimi giochi di luce, colori che si mischiano ed effetti luce assai interessanti. Così con questo dualismo sonoro il concerto arriva intorno alle 23 quando i due dal palco salutano e ringraziano. Passano (tra i fischi) una decina di minuti e la band torna in scena. Un’altra decina di minuti ed alle 23,25 sulle note di una lunga versione della loro hit “Rome Wasn’t Built in a Day” i 5 chiudono (senza saluti) il concerto tra i sempre più crescenti fischi del pubblico.

Dunque una performance temporalmente risicata che lascia l’amaro in bocca ma che forse nella sua essenzialità permette al concerto di non scivolare in una ripetitività che in alcuni momenti è affiorata. Comunque un concerto piacevole, non certo epocale ed indimenticabile anche se segnato da alcune ombre.


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