IRON MAIDEN: Una granitica passione Recensione concerto e scaletta live San Siro Milano
IRON MAIDEN
RUN FOR YOUR LIVES TOUR
Recensione concerto e scaletta live
17 giugno 2026
Stadio San Siro
Milano
Recensione di Luca Trambusti
VOTO: 👏👏👏👏

Il concerto degli IRON MAIDEN a San Siro è un evento straordinario: per la prima volta le porte dell’impianto milanese si aprono all’heavy metal, o meglio — per questa occasione — i cancelli si scardinano sotto la potenza espressa dal gruppo inglese.
La storica formazione guidata da Steve Harris, con il Run For Your Lives Tour, celebra una lunga carriera (oltre 130 milioni di album venduti e più di 2.400 concerti nel mondo e da quest’anno nella Rock’n’roll Hall Of Fame) con un tour mondiale. Tra le date, dopo l’esibizione dello scorso anno allo stadio di Padova, c’è anche una nuova tappa europea nell’estate 2026 che li vede sul palco milanese, uno stadio che, dopo molte esibizioni pop, torna a essere “la Scala del rock” — anzi, del metal.
Presentando il tour, Steve Harris ha dichiarato: “Siamo tutti entusiasti del Run For Your Lives Tour. I fan sono stati fantastici, la scaletta è perfetta per il 50° anniversario, lo spettacolo è probabilmente il migliore di sempre e la richiesta di biglietti è stata incredibile, con quasi tutto esaurito e oltre un milione di fan presenti. Per questo abbiamo deciso di aggiungere altri concerti in Europa prima di partire per altre parti del mondo più avanti nel corso dell’anno. Naturalmente Simon Dawson si unirà ancora una volta a noi alla batteria e sia lui sia tutta la band desiderano ringraziare i fan per la fantastica accoglienza ricevuta nella prima parte del tour.”
Il ritorno a Milano della band inglese (la loro prima volta nello stadio) è stato un appuntamento importante per gli amanti del genere, che si sono presentati in massa: un pubblico variegato e intergenerazionale, con molte coppie padre/madre-figlio (anche giovani), a testimonianza della trasversalità e dell’ampia penetrazione della mitica band.

A mettere tutti d’accordo sono state le note registrate di “Doctor Doctor” degli UFO, eseguita per intero, che ha aperto la lunga introduzione al concerto. È con una potente rullata che introduce “Murders in the Rue Morgue” che lo show esplode.
Il palco, grande ma sobrio, su due livelli e senza l passerella tra il pubblico, presenta la batteria in una sorta di rientranza e tre maxischermi; i due laterali rimandano le scene di palco, mentre il centrale è sfruttato per le proiezioni video e visual.
Fin dall’inizio gli Iron Maiden sono esattamente quello che ci si aspetta: non deludono la folla appassionata che staziona sotto il palco da ore. La scaletta pesca soprattutto nei primi album della band, evitando di mettere in primo piano le novità, così da accontentare tutti: Steve Harris e soci preferiscono mantenere una formula collaudata e rassicurante.
A integrare le chitarre, lo schermo centrale proietta immagini e video ad ambientazione horror e gotica, a rinsaldare quell’iconografia che accompagna la band sin dal debutto del 1980 — copertine e scenografie riconoscibilissime, quasi piccoli capolavori ciascuna.
Le tre chitarre sul palco dettano la linea musicale: Dave Murray, Adrian Smith e Janick Gers si alternano in assoli potenti, mentre Steve Harris spinge con un basso che va ben oltre la semplice base ritmica. A chiudere il cerchio c’è la batteria, martellante e potente, a scandire il ritmo e la velocità della musica.
Ricordiamo che Simon Dawson ha sostituito Nicko McBrain alla batteria: quest’ultimo, membro della band dal 1982, ha infatti deciso nel dicembre 2024 di non accompagnare più gli Iron Maiden nei loro lunghi tour, pur restando nel gruppo.
E poi c’è lui: Bruce Dickinson, una delle voci più potenti del rock. Il cantante — nonché pilota con brevetto per Boeing — non ha una voce “da usignolo”, ma quella di un’aquila rabbiosa, capace però di grande modulazione e di una forza immutata. Il 67enne frontman è instancabile sul palco, si muove incessantemente e sa perfettamente come guidare la folla (sventolando anche il tricolore – e poi la Union Jack – sulle note di “The Trooper”) e strappa urla e applausi per la lunga tenuta vocale sulla conclusione di “Seventh Son of a Seventh Son“

Nelle due ore di spettacolo, con i brani che si susseguono uno dopo l’altro e solo brevissime pause in cui Dickinson rivolge parole al pubblico, gli Iron Maiden mostrano il meglio di sé in una formula senza tempo: sempre simili a se stessi, potenti, capaci di costruire un muro sonoro e di scatenare il pubblico. Senza compromessi né concessioni, con la loro iconografia colorata e gentilmente inquietante, danno ciò che il pubblico desidera.
Più che un concerto, è un granitico incontro di anime passionali: da una parte la band, dall’altra il pubblico.
Si esce con le orecchie fumanti ma felici.
Scaletta
Murders in the Rue Morgue
Wrathchild
Killers
Phantom of the Opera
The Number of the Beast
Infinite Dreams
Powerslave
2 Minutes to Midnight
Mariner
Run to the Hills
Seventh Son of a Seventh Son
The Trooper
Hallowed Be Thy Name
Iron Maiden
Encore:
Aces High
Fear of the Dark
Wasted Years
ASCOLTA QUI LA PLAYLIST CON LA SCALETTA DEL CONCERTO
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