MARLENE KUNTZ: energia senza fine Recensione concerto e scaletta live Milano

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C’è stato un tempo, a metà anni ’90, in cui sembrava che il rock italiano potesse fare tutto, avesse “la scena” in mano; le band fiorivano e sfiorivano, parlavano dialetti diversi della stessa lingua. Ma poi, in pochi anni, il vento è cambiato, le chitarre hanno lasciato il posto ad altri suoni e solo pochi e selezionati “esemplari” hanno superato la selezione. Tra questi i MARLENE KUNTZ che ancora oggi incarnano e rivendicano, con orgoglio, o con “normalità”, quell’appartenenza, una visione musicale che per loro non è mai tramontata.

30 anni fa “Il Vile”

È proprio con questo orgoglio (e senza nostalgia) che la band di Cuneo sta ripercorrendo il proprio passato, operazione che giunge ora al secondo capitolo. Nel 2024 Cristiano Godano e Riccardo Tesi (con due membri aggiunti) hanno celebrato anche dal vivo i 30 anni di “Catartica”, il loro album d’esordio pubblicato nel 1994. A due anni di distanza, in concomitanza con il suo terzo decennio, ripetono i festeggiamenti per “Il Vile” secondo lavoro in studio riproponendone una versione illustrata del disco e un tour in cui eseguono tutto quel lavoro.

La scaletta del tour de “Il vile” infatti si apre con la proposizione in ordine del disco con solo una variazione: “E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare” viene sostituita da “Sonica” che arriva dal precedente “Catartica”, una sorta di cerniera tra il primo e il secondo album. Dopo il disco i Marlene pescano nel repertorio del periodo con altri brani da “Catartica”, da “Ho ucciso paranoia” (1999), toccando il nuovo millennio con due brani da “Che cosa vedi”.

Il loro linguaggio

Nel concerto CristianoGodano e RiccardoTesio, accompagnati da LucaLagashSaporiti al basso e SergioCarnevale alla batteria, riportano in scena lo stesso furore, la stessa energia e la visceralità de “Il vile”, ne conservano l’impatto, alternando, come nel loro stile, momenti di grande spinta sonora, sporca di noise, con quelli più melodici ed emotivamente intensi, il tutto in maniera diretta, come una lama affilata. Ecco allora la potenza di brani come “ApeRegina”, “Ilvile”, “Sonica” o la conclusiva “Festamesta” affiancarsi a “L’esangue Deborah” o (dall’album “Che cosa vedi”) “La mia promessa”, un brano scritto per “dipanare un mio groviglio sentimentale” come spiega Cristiano in uno dei pochi interventi parlati che accompagnano l’esibizione. Mentre brani come quelli del bis, in particolare “Lieve” iniziano a giocare con la melodia, cosa che poi la band svilupperà negli anni successivi, scegliendo la strada di un rock d’autore più “ragionato”, meno viscerale e rabbioso.

In questo concerto c’è dentro tutta la cifra stilistica dei primi furiosi e urgenti anni dei Marlene Kuntz, ne conservano tutta la carica e la presenza scenica di Cristiano è ancora magnetica, quando si lascia trasportare dalla musica, quando canta forte o quando addolcisce “l’ugola”.

Tra memoria e pogo

Ci sono le due chitarre, ora ruggenti ora urlanti, che s’intrecciano tra loro, “giocando” tra assoli, riff e acide parti ritmiche, il tutto accompagnato da un basso potente, pulsante, ben presente e una solida base ritmica che gioca con il ritmo e sostiene tutto.

Mentre le note delle canzone riportano alla memoria tempi lontani sotto il palco c’è un presente fatto anche di pogo furioso, coinvolgendo anche un pubblico non proprio post adolescenziale.

Un viaggio nel tempocon la visione dell’oggi

Quello de “Il vile”, più ancora del precedente tour di “Catartica”, resta un viaggio musicale in cui il tempo è una variabile impazzita. Passato e presente si mischiano ma non si confondono. Riascoltare oggi e riportare oggi quel furore sul palco è opera meritoria, ma il tempo, in 30 anni, ha scavato solchi profondi.

Se nel 1996 “Il vile” era un disco ed un live dirompente, spiazzante, che parlava una lingua non certo italiana, riascoltare il tutto oggi è (e sempre sarà) un vero piacere per gli amanti del rock nazionale ma, perché c’è un ma, l’impatto e la suggestione non è la stessa, almeno per chi quell’età, quell’era di impatto rock l’ha vissuta in “diretta”. Resta sempre un segno del passato, non nostalgico, ma senza quello stupore di allora.

Chiedi chi erano i Marlene Kuntz

Ben vengano dunque queste operazioni che non sanno di stantio, ma ci ricordano dei tempi furiosi e ricchi, ci ricordano che erano i Marlene Kuntz, cosa sono stati, come si sono evoluti, ma soprattutto ci ricordano (o ci fanno capire) cosa è stato e ha significato quel suono e quell’esperienza.

Alla fine si esce dal concerto con una sensazione chiara: il passato non si replica, ma può ancora vibrare forte, se suonato con questa convinzione.

Resta comunque sempre il piacere d’incontrare le strade dei Marlene del passato come del presente e ascoltare quel suono ruvido e potente.

TAG: Marlene Kuntz

https://www.facebook.com/MarleneKuntzOfficial


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