VINICIO CAPOSSELA il suo presente tra nuova peste e speranza. Recensione

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VINICIO CAPOSSELASPERANZE E PESTILENZE
5 Luglio 2019
La Milanesiana
Piccolo Teatro Strehler
Milano

Voto 7,5
Foto e testo di Giorgio Zito

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VINICIO CAPOSSELASPERANZE E PESTILENZE

Prima del vero e proprio tour teatrale autunnale dedicato al nuovo “Ballate Per Uomini E Bestie”, fresco vincitore della Targa Tenco come disco dell’anno, Vinicio Capossela questa estate si concede alcuni concerti chiamati “Atti unici”, serate dedicate ad occasioni particolari o all’interno di festival e rassegne, in cui adatta la scaletta dei brani ad ogni occasione. Per il Piccolo Teatro Strehler, la serata è all’interno della prestigiosa rassegna La Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, il cui tema quest’anno è La Speranza, e Capossela presenta un concerto dal titolo “Speranze e pestilenze”.

In platea molti fedeli seguaci di Capossela ma anche pubblico della Milanesiana, oltre a personaggi del mondo dello spettacolo (Paolo Rossi, Francesco Gabbani) e alcuni ospiti della rassegna (lo scrittore Tahar Ben Jelloun e il premio Pulitzer Michael Cunningham).

Dal palco il nuovo disco

Vinicio Capossela Speranze e Pestilenze

L’ossatura del concerto è costituita comunque dal nuovo lavoro, eseguito per intero, più quattro classici riservati al finale e ai bis. Alle 21,15 il suono dei campanelli dei monatti annuncia l’ingresso sul palco di sette uomini vestiti di nero e incappucciati, guidati da Vinicio con bastone e campanelli: raggiunto il microfono introduce il tema della serata, in cui si parlerà di speranza solo dopo aver parlato del contagio della peste e dei suoi effetti di imbarbarimento sulla società. Evidenti, anche se sempre accennati tra le righe e mai apertamente esplicitati, i paragoni tra il medio evo delle pestilenze e il nostro quotidiano.

La peste moderna

Si apre con “La Peste” (ospite alle macchine elettroniche Sebastiano di Gennaro) dove il contagio è veicolato dal mondo del web, tra social e false notizie, e si prosegue con la “Danza Macabra”, per “restituire fisicità a madama morte”. Per le “Nuove Tentazioni Di Sant’Antonio” il palco si tinge di rosso fuoco, e la chitarra elettrica di Asso Stefana si mischia all’oud di Beppe Frana, creando un ibrido tra rock tirato e atmosfere antiche.

Come già sul disco, convince anche live la trasposizione in musica della “Ballata Del Carcere Di Reading” dal poema di Oscar Wilde, una versione intensa con il cantautore seduto al pianoforte e un flauto che la colora di Irlanda. Sempre al piano, Vinicio propone in sequenza altri due brani dal nuovo disco, “La Giraffa Di Imola” e “Di Città In Città”, per tornare poi al centro del palco, imbracciare la chitarra acustica, e chiudere questa prima parte con “Il Povero Cristo”.

La speranza

Chiusa la parte dedicata alla peste, si può iniziare a parlare di speranze (ma attenzione, avverte Vinicio, le speranze sono spesso le nostre peggiori consigliere) partendo da “Uro”, quando l’uomo della preistoria esce dalla grotta e inizia a dipingere. Un brano venato di umori dark, che ci porta nella cura e tirata “Le Loup Garou”. Con “La Belle Dame Sans Merci” e “Perfetta Letizia” il ritmo rallenta, e tornano le atmosfere medievali (bravissimi i musicisti che accompagnano Capossela con i loro strumenti antichi, dal già citato Beppe Frana a Giovannangelo de Gennaro).

I cappelli e l’uomo vivo

Come sempre, Capossela si diverte a giocare con i suoi mille cappelli, e per l’elogio della lentezza di “La Lumaca” indossa uno splendido copricapo che rappresenta il piccolo animale in questione, per “Il Testamento Del Porco” calca una maschera da maiale, e per “I Musicanti Di Brema” (eseguita con la band di strada I Cagnacci) un cappello con le orecchie da asino.

Per la chiusura sceglie tra i suoi brani quello che è in effetti un vero inno alla speranza, il racconto dell’Uomo risorto, “L’Uomo Vivo”. Il concerto si trasforma in una festa, il pubblico in piedi chiama il bis e si precipita sotto il palco quando la band rientra per il bis. Capossela, approfitta delle vesti di Sante Nicola per alcune battute e considerazioni all’attualità, e ci ricorda che il Signore è sceso tra noi non per salvarci ma per insegnarci a salvarci l’un l’altro. Poi parte la vera festa con “Al Veglione”, e si chiude con la benedizione di “Ovunque Proteggi”.

Vinicio ed Elisabetta

Ma Vinicio non si lascia scappare l’occasione di un fuori programma: torna ancora sul palco, invita a salire Elisabetta Sgarbi e a sedersi vicino a lui e le dedica una versione mozartiana per pianoforte e voce di “Con Una Rosa” (una rosa, disegnata da Franco Battiato, è il simbolo de La Milanesiana) che si chiuderà in versione full band con tutti i musicisti sul palco.

Scaletta

La peste
Danza macabra
Nuove tentazioni di Sant’Antonio
Ballata del carcere di Reading
La giraffa di Imola
Di città in città
Il povero Cristo
Uro
Le loup garou
La belle dame sans merci
Perfetta letizia
La lumaca
Il testamento del porco
I musicanti di Brema (con I Cagnacci)
L’uomo vivo

I Bis

Al veglione
Ovunque proteggi

II bis

Con una rosa


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