CRISTIANO DE ANDRE’: La rilettura in rock dei classici del padre. Recensione

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CRISTIANO DE ANDRE’ live a Milano
De André Canta De André –
04 Marzo 2019

Milano

Voto: 6,5
Di

LEGGI QUI RECENSIONE CONCERTO DEL 2016

CRISTIANO DE ANDRE’ live a Milano

Continua il lavoro di sul repertorio del padre. Da alcuni anni il figlio del grande cantautore porta in giro, in una rilettura personale, la musica paterna. Spesso sceglie l’integrale riproposizione di un intero album.

De André Canta De André –

L’ disco su cui Cristiano pone l’attenzione è il controverso e poco felice “Storia Di Un Impiegato”, quarto album di Fabrizio pubblicato nel ’73. E’ il lavoro più politico del cantautore genovese. E’ anche quello meno amato dal pubblico e dallo stesso coautore (con lui firmano Bentivoglio e Piovani) non soddisfatto del risultato finale. E’ il disco, ispirato dalla protesta francese del maggio ’68, vista attraverso gli occhi di un impiegato che “scopre” la rivolta.

La scaletta
CRISTIANO DE ANDRE’ live a Milano Scaletta

Cristiano prende le 8 tracce e dà loro, nella medesima sequenza primigenia, una veste rock. Lavoro non facilissimo vista la struttura stessa delle canzoni originali. Il concerto inizia su un’intro strumentale durante la quale scorrono sullo schermo immagini della protesta di 50 anni fa. In questa fase, pur con tutto lo sforzo del caso, il concerto non riesce pienamente a decollare. Spiccano “Al Ballo Mascherato”, che diventa un walzer elettrico, la vitalità e la conoscenza di “Il Bombarolo” e la delicata passione di “Verranno A Chiederti Del Nostro Amore”.

L’affetto per Faber

E’ una mezz’ora abbondante in cui l’affetto per De Andrè padre esplode forte sia da parte del pubblico che del figlio. Allo stesso tempo non è la sezione più riuscita dello show, sebbene alcuni momenti siano piacevoli e soprattutto sul palco si trovi una grande band. (Non a caso Fabrizio non pescò moltissimo nel suo repertorio live da questo disco). Se questa parte si era aperta con immagini d’epoca quelle di chiusura invece sono d’attualità, tra barconi di migranti e gilet gialli.

Le parole di Cristiano

Al termine della rilettura di “Storia Di Un Impiegato” Cristiano si lascia andare in una sorta di monologo/comizio in cui riprende le tesi del disco e quelle paterne. Le ripropone al presente, ripercorrendo gli oltre 50 anni dal Maggio francese. A questo aggiunge la spiegazione della data milanese in un club. Il tour infatti è teatrale ma Cristiano ha voluto questo show per poter dare un’opportunità anche ai giovani che non si possono permettere un biglietto teatrale. E’ anche una sorta di lezione per loro, per non dimenticare il ‘68.

L’apostolo del padre

In effetti ha avuto ragione vista la presenza di moltissimi giovani tra il pubblico. Aggiunge anche un’estrema dichiarazione d’amore (e riconoscenza) nei confronti del padre. “Affezionarsi a De André (padre) è una tachipirina per l’anima” ed aggiunge “Questa è una messa laica [….] ed io sono l’apostolo di mio padre, colui che ne porta in giro la parola”.

Il repertorio paterno

Finito il momento “discorsivo” Cristiano mette mano al repertorio paterno più classico e conosciuto. Ancora una volta l’approccio è rock, con le chitarre elettriche e qualche suono elettronico, in un sodalizio tra musica d’autore e rock, come già fece la sempre col patrimonio musicale di De André. Peraltro la band è in tour per celebrare l’anniversario di quella mirabile collaborazione. Cristiano parte da lì, da quell’esperienza e la rende propria, attuale e moderna. Mette al servizio delle canzoni tutta la sua bravura strumentale, supportato dagli arrangiamenti di Stefano Melone.

Nella seconda parte del concerto Cristiano tocca parecchi “capolavori” del padre e lo fa sempre con grande rispetto pur portando dentro a certe canzoni una nuova energia. Applauditissima e cantata a gran voce una bella versione del “Testamento Di Tito” ed un’intensa “Amore Che Vieni”. Non viene dimenticato nemmeno il repertorio “etnico”. Il concerto si conclude con una lunghissima ed elettrica versione di “Fiume Sand Creek”, in cui la band si scatena in una sessione rock.

Prima dei conclusivi lunghissimi applausi che il pubblico tributa a Cristiano nelle vesti di “apostolo” del padre, c’è tempo, per una rilettura di “Creuza De Ma” e soprattutto per scaricare nuovamente a terra i cavalli del rock in una furente versione de “il Pescatore” (e qui docet).

Cristiano sa come trattare la materia

Ancora una volta dunque Cristiano, come ormai fa da qualche tempo, si trova a confronto con l’opera paterna. Nel suo approccio, anche alla luce delle collaborazioni live tra padre e figlio, sa come prendere la materia, sa come gestirla e soprattutto mette addosso a canzoni storiche una veste, rispettosa dell’originale, ma più potente, conservando l’essenza della parola ma stravolgendo (non sempre) quella musicale.

Per il pubblico è un bagno nelle canzoni che sovente hanno accompagnato la propria gioventù ed è l’ennesimo tributo d’affetto verso il cantautore nazionale più amato. E’ un modo, tra pubblico e artista, per tenere vivo il fuoco di De André.

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