C’MON TIGRE: un sorprendente ed affascinante viaggio ricco di sensazioni. Recensione

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C MON TIGRE Live Milano
RACINES TOUR
28 Febbraio 2019
Santeria Social Club
Milano

Voto: 9
Di Luca Trambusti

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C MON TIGRE Live Milano

Quello dei C’Mon Tigre è un progetto che ha molte peculiarità sia artistiche che comunicative. La cosa più evidente è che esiste un insieme di persone le cui singole identità si perdono all’interno di un collettivo: non è importante chi fa cosa ma il risultato finale è quello a cui guardare ed il traguardo è un’architettura sonora affascinante quanto dirompente e complessa. Così i singoli nomi, le singole nazionalità non contano più, c’è solo la musica dei C’Mon Tigre, mondata di tutte le sovrastrutture dell’apparire. Il risultato finale di tutto questo è un complesso che attraverso tanti innesti stilistici e sonori diventa esso stesso stile, unico ed innovativo. Su disco come dal palco.

Scaletta
C MON TIGRE Live Milano
Un ricco bagaglio musicale

Forte del loro secondo lavoro (Racines, uscito il 15 Febbraio 2019) la band è partita per un tour di presentazione: nove date in tutta Italia da febbraio a Marzo. Dopo l’esordio di Bologna i C’Mon Tigre arrivano a Milano con il loro bagaglio musicale ricco e variegato, pronti a stupire il pubblico (non tantissimo in verità) ma preparato ad affrontare un viaggio sonoro di grande suggestione e fascino.

La strumentazione e lo stile

Sono sei i musicisti (udite, udite parchi o privi di tatuaggi apparenti) che affollano il palco della Santeria. Tra gli strumenti troneggia uno xilofono; oltre a questo ci sono un trombettista (che suona anche il corno), un sassofonista, una batteria, una chitarra ed una postazione voce con due microfoni e tastiere. Davanti ad ogni musicista c’è però un ulteriore device elettronico (moog, drum machine e sintetizzatori vari). La costruzione sonora che i C’mon Tigre regalano all’ascoltatore è frutto di questa strumentazione che stilisticamente porta assonanze jazz, mediterranee, progressive, post rock, fusion, funk e finanche qualche vaga eco blues.

Un’amalgama sorprendente

Il concerto è un altalenante susseguirsi di improvvise accelerazioni, di vuoti e pieni che creano sorpresa e rendono piacevole ed a volte sorprendente l’ascolto. Su tutto domina lo xilofono che marca fortemente il suono assumendo un ruolo di rilievo, molto più di quanto succede su disco. Subito dopo arrivano i fiati a colorare e dare calore alla musica. Altro fattore distintivo è l’uso dell’elettronica, anche applicata alla voce (da qui i doppi microfoni sul palco), che si alterna con la classica strumentazione analogica. Tutto questo crea un amalgama sorprendente, un composto di grande vitalità che affascina sia nella sua parte più intensa ed intima, quasi delle ninnananne, sia in quella più “piena” ed immediata. In questa altalena, in questo intrigo sonoro, c’è anche il tempo per il ballo. Il viaggio dei C’mon Tigre porta i musicisti e gli spettatori in territori diversi, ora ipnotici, ora avvolgenti, ora energici. E’ un viaggio senza fine, o che perlomeno si vorrebbe non si concludesse mai (in realtà in un’ora e mezzo è tutto terminato).

S’ode un grido in paltea “Bravi. Ca@@o”

Un risultato affascinante, vitale e dinamico, curato in ogni dettaglio, da seguire nota per nota con curiosità e la sorpresa di non sapere cosa aspettarsi per il brano successivo, con la sola certezza che sarà pieno di interessanti trovate sonore, stilistiche ed artistiche. L’estrema e mirabile sintesi di questo concerto la regala uno spettatore che, durante una pausa tra un brano e l’altro, urla “BRAVI, CAZZO!!!!!”. Grido a cui non ci si può che associare e condividere.

Scopriteli o, se già li conoscete, godeteli fino all’ultima nota che arriva dal palco.


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