MANNARINO: Tra ballo e teatro conquista anche Milano Recensione Concerto Live Milano

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ALESSANDRO MANNARINO
Apriti Cielo Tour 2017
3 Aprile 2017
Fabrique
Milano

Voto: 8,5
di Luca Trambusti

E’ il suo momento: è il momento di Alessandro Mannarino.

Dopo due sold out romani il musicista affronta anche il pubblico milanese e se lo porta a casa, lo conquista con uno spettacolo dalle molteplici anime, lo fa ballare, lo fa cantare e lo fa emozionare.

Mannarino live

Doppio appuntamento nel capoluogo lombardo anche in questo caso con un’affluenza degna dei più importanti artisti. Arrivare al Fabrique (un capannone alla periferia di Milano) e vedere una tale ressa in attesa di entrare nel locale fa subito capire che è una serata di quelle importanti, attesa.

E Mannarino non si risparmia regalando oltre 2 ore e 45 di concerto, un tempo pieno di energia e passione.

C’è da presentare un album nuovo (“Apriti Cielo“, che dà il titolo al tour) che dalla risposta del pubblico parrebbe non essere tanto nuovo: tutti cantano i brani di quel disco uscito lo scorso gennaio dimostrando così una grande passione per l’autore romano che evidentemente viene seguito con grande interesse.

L’apertura del concerto è proprio dedicata a quel disco, con la canzone che dà il titolo a cui segue un secondo estratto (Roma). “Apriti Cielo” nel corso della serata sarà suonato per intero ad esclusione del brano “La Frontiera” mischiandolo con gli altri successi della sua carriera.

Sul palco ci sono 13 musicisti (di cui tre ottime coriste: le sorelle Sciacca) che contribuiscono a dare elegante sostanza ad una musica che si muove sul filo dell’elettroacustico e molto ritmo nei momenti in cui è richiesto. La “scenografia” è molto teatrale: un fondale che “ruota” con estrema moderazione (uguale magari per più brani), segnato dalla presenza di un grande ventilatore ed un impianto luci sobrio, mai “esplosivo” che si adatta molto bene all’atmosfera che, sopratutto nella prima parte, crea la musica.

Mannarino Live

Si parte con molta calma, in una condizione molto più teatrale che da club (e qui sta uno dei pochi limiti di questo spettacolo). Alcune canzoni sarebbero perfette in un contesto diverso da quello dell’affollato locale con la gente sotto il palco. Ma tutti cantano e partecipano alla liturgia (assolutamente laica) che Mannarino mette in scena. Ogni tanto ci sono anche in questa prima parte delle accelerazioni a cui fanno seguito brusche frenate che riportano l’atmosfera più intima, pacata ma che allo stesso tempo impediscono al concerto di prendere definitivamente quota. E’ una salita dolce e delicata quella a cui ci sottopone.

Le prime parole che il musicista dice al pubblico sono per introdurre un trittico di canzoni dedicate alla donna, contro i terribili episodi di violenza a cui vengono quotidianamente sottoposte. E’ un momento di grande intensità, di emozione e di comunanza con il pubblico.

Da lì la salita ritmica, il coinvolgimento fisico, l’irrefrenabile necessità di ballare e muoversi diventano elemento essenziale del concerto. E’ la parte più “animale”, più viscerale del concerto. Le sue canzoni (alcune) ben si adattano a questo spettacolo, a questa fisicità prorompente e contagiosa a cui è impossibile sottrarsi. Ed il pubblico, tutto il pubblico, si fa rapire e coinvolgere, quasi una sorta di (positiva) sindrome di Stoccolma.

Scorre così il tempo e Mannarino sembra non volersi fermare, la scaletta è lunga e piena di appassionati canzoni. Si arriva all’apoteosi della tarantella che vede il Fabrique ballare “come un sol uomo” (direbbero in ambienti militareschi).

mannarino apriti cielo

C’è spazio per un altro ricordo ed una breve momento di chiacchiere: giusto per commemorare Fausto Mesolella (scomparso pochi giorni prima) e suo nonno: entrambi lo hanno invitato a non mollare mai. Sulle note di “Un’Estate” (brano di chiusura anche di Apriti Cielo), che si conclude con un assolo di batteria e percussioni, sembra di essere arrivati alla fine. Non è così: c’è spazio per lo stornello “Bar Della Rabbia”, un fuori programma a richiesta con “Marylou” e, in prossimità delle tre ore a mezzanotte passata, Mannarino manda tutti a casa con “Vivere la vita”.

Bellissimo spettacolo che viaggia in atmosfere emotive e musicali diverse, ci sono gli stornelli, c’è il Brasile (tanto Brasile), c’è il waltzer, c’è qualche accenno bluesy ed addirittura techno. Ma c’è anche l’emozione, il ballo, l’ironia. C’è il teatro e la danza, c’è tanto in questo show. Sarebbe perfetto da 10 e lode con due/tre brani in meno ed una leggera sistemata all’ordine della scaletta. La prima parte molto teatrale, la seconda molto stradaiola. Ma questa è la musica.

Sicuramente da non perdere….

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