ROBERTO VECCHIONI quando l’arte non serve ad alzare il PIL Recensione e scaletta Live Torino

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ROBERTO VECCHIONI torna dopo cinque anni di assenza a Torino, città molto amata dal professore, tanto da definirla “la mia città”. E torna in quel teatro Colosseo che chiama “il mio Teatro”, dal quale sono passati quasi tutti i suoi tour negli ultimi quarant’anni. E per il pubblico di Torino dice di aver presentato una scaletta con molte sorprese, alcune delle quali saranno un’esclusiva per questa serata. In realtà Vecchioni da qualche anno ha iniziato a riprendere in mano canzoni “antiche” e poco conosciute, modificando spesso le scalette, proponendo insieme ai classici del suo repertorio anche alcune chicche conosciute solo dal suo pubblico più affezionato.

ROBERTO VECCHIONIRecensione e scalettaLive Torino

È così infatti si apre la serata, con un vero regalo, “Il lanciatore di coltelli”, brano cantato ventidue anni fa per la prima e ultima volta. Un testo che contiene tutta la sua poetica e la sua filosofia di vita, che ripropone oggi come omaggio al pubblico del teatro Colosseo di Torino.

E non sarà l’unica sorpresa, perché a metà della serata arrivano tre veri e propri gioielli per intenditori, e il professore sfida il pubblico a riconoscerli. In sequenza arrivano “A.R.” in una versione acustica con la chitarra di massimo Germini e il violino di Lucio Fabbri e il brano si rivela per quel capolavoro che è sempre stato.

Seguono altri due brani per veri fans, due perle sconosciute al grande pubblico, canzoni dal significato oscuro e per questo poco comprese all’epoca, eseguite con il solo accompagnamento della chitarra acustica: “Due giornate fiorentine”, alla fine della quale si fa quasi i complimenti da solo per quel capolavoro di scrittura che è, e “Pesci nelle orecchie”, orgoglioso di rileggerle oggi e riscoprire la grandezza di questi due testi, che all’epoca non aveva compreso nessuno.

Un percorso emotivo

Il concerto diventa così non un semplice susseguirsi di canzoni, ma un percorso emotivo in cui il cantautore tocca i temi centrali della sua poetica, tra i quali l’amore e le donne. Perché l’amore di cui ci parla Vecchioni non è solo quello per la sua compagna, il cui inizio racconta in “La mia ragazza” e il suo sviluppo nei 43 anni seguenti in “Ogni canzone d’amore”. Ma è l’Amore, anche quello finito, che merita parimenti di essere ricordato, e che racconta in “Le mie ragazze”, dedicata a tutte le persone che hanno attraversato la sua vita, perché tutte hanno un loro posto nel suo cuore e in “Vorrei”, scritta in prigione avendo con sé solo una foto e una mela in un vaso, mentre lei lo tradisce, eseguita benissimo, con grande trasporto ed emozione. E alle donne che combattono per i propri diritti (in Palestina e in Israele, in Ucraina e in Russia) dedica la toccante “Cappuccio rosso”.

Altro tema centrale nella poetica di Vecchioni è l’importanza dell’Arte nella vita di ogni uomo. Vecchioni si chiede ironicamente a cosa serve un artista, e si risponde “a niente”. Nel nostro mondo serve lavorare, produrre, fare aumentare il PIL. L’arte serve solo a regalare emozioni, ma senza quelle emozioni “il PIL può andare a fanculo”. Per il cantautore milanese la vita non è fatta di PIL, ma di tutte le emozioni regalate dai più grandi artisti. Così introduce “Vincent”, la lettera ipotetica di Gauguin che parlando di Van Gogh in realtà parla dell’arte, e di quella luce dentro che nessuno può spegnere. Un’altra bellissima interpretazione acustica, con chitarra e violino.

Diventa anche attore

E dopo l’Amore e l’Arte, c’è l’Uomo, e la consapevolezza che l’essere umano è in grado di superare ogni ostacolo, come l’Alex Zanardi di “Ti insegnerò a volare” e il Leopardi de “L’Infinito”, dove Vecchioni si improvvisa attore, con cappello e bavero della giacca alzati, interpretando il dialogo tra un napoletano e il celebre poeta. Il professore si chiede perché si scrivono canzoni, e la risposta che si dà è per non dimenticare, anche quando il ricordo è doloroso. Introduce così “Le rose blu”, per lui una delle più difficili da cantare. Confessa che vivere questa canzone è un tormento, ma non può non farla. Per quattro minuti si chiude nella sua bolla, rivive il dolore e le emozioni, e le trasmette al pubblico, accompagnato solo dal piano di Fabbri. Un’esecuzione intensa ed emozionante, alla fine della quale è visibilmente provato e commosso.

In una serata di oltre due ore di musica, c’è spazio anche per i classici, come “Sogna ragazzo sogna”, conla sorpresa divertita di vederla arrivare prima in tutte le classifiche a distanza di 24 anni dall’uscita, e nella stessa settimana in cui anche il suo nuovo libro è primo in classifica, “Bandolero stanco”, brano che ricorda essere nato a Bra con un gruppo di amici tenchiani dei quali oggi rimane solo Carlin Petrini, e “Chiamami ancora amore”, testardamente portata al festival di Sanremo contro il parere di tutti.

Gli attesi bis

E infine, nei bis, le tanto attese “Luci a San Siro” e la celebre “Samarcanda” col pubblico che canta il ritornello. Nel suo divenire, il concerto di Vecchioni non è solo un susseguirsi di brani classici e perle ripescate dal repertorio meno conosciuto ma, come sempre col professore, si trasforma in una lezione in cui emergono letteratura, storia, arte, filosofia, diventando un vero e proprio inno alla vita, all’amore e all’Uomo, la cui forza vince ogni sfida.

Scaletta

1 Il lanciatore di coltelli
2 Ti insegnerò a volare
3 Ogni canzone d’amore
4 La mia ragazza
5 Vincent
6 Vorrei
7 L’infinito
8 Bandolero stanco
9 Cappuccio rosso
10 Le rose blu
11 A.R.
12 Due giornate fiorentine
13 Pesci nelle orecchie
14 Le mie ragazze
15 Sogna ragazzo sogna
16 Chiamami ancora amore

Encore
17 Luci a San Siro
18 Samarcanda

https://www.facebook.com/robertovecchioni


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