GRANDMASTER FLASH: il rap fa ballare il conservatorio (Recensione Live)

Condividi

GRANDMASTER FLASH
JazzMi 2021
31 ottobre 2021
Conservatorio G. Verdi
Sala Verdi
Milano

Voto: 8
Testo e foto di Giorgio Zito

Un dj set al Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Milano? La proposta poteva sembrare alquanto anomala e azzardata. Si tratta dell’ultimo appuntamento dell’edizione 2021 del festival jazz di Milano JAZZMI, e gli organizzatori l’hanno pensata anche come una provocazione, ma a ragion veduta. La musica jazz ha sempre vissuto di contaminazioni, e il rap rappresenta la contaminazione dei generi per eccellenza. C’è una linea di continuità evidente nella storia della musica afroamericana, e il rap ne è l’esito più evidente. Nato utilizzando come basi i grandi standard come i brani meno conosciuti, il rap ha fatto riscoprire quelle musiche al pubblico più giovane, assumendo quindi anche un ruolo divulgativo.

GRANDMASTER FLASH – Live Conservatorio Milano

E quella di questa sera può essere intesa davvero come una lezione di storia della musica (il tema è “Hip Hop: people, places and things”), che sta quindi a pieno titolo all’interno delle mura del più importante Conservatorio classico di Milano. Il professore in cattedra si chiama Grandmaster Flash, uno dei pionieri del rap, e racconta una storia che parte nel 1971 Con l’aiuto del megaschermo alle sue spalle, il concerto parte con un breve documentario introduttivo che illustra la nascita del rap dall’anno zero, quando non c’erano internet, social, download e software per la creazione di musica al pc, ma solo due piatti e un mixer, e tonnellate di dischi in vinile tra i quali andare a cercare i beat da campionare. Mentre sullo schermo scorrono le copertine di questi dischi storici, Grandmaster Flash li fa girare sui piatti, dimostrando con la pratica cos’è il breakbeat, l’invenzione alla base della nascita del rap.

GRANDMASTER FLASH – Live Conservatorio Milano

Parte da qui il viaggio di due ore alle radici di questa musica, al cui interno troviamo rock, pop, funk, jazz, soul, disco, r’n’b, ogni forma di musica alla quale i pionieri del rap si sono abbeverati per creare una music nuova. La serata si trasforma così in un vero e proprio tributo ai grandi della musica, afroamericana e non solo: da Aretha Franklin a James Brown, da Michael Jackson ai Queen e David Bowie. E poi la dance degli anni ’70, perché il rap nasce come musica da party, e la Sala Verdi del Conservatorio questa sera si è trasformata in una discoteca, con il pubblico che balla tra le file e nei corridoi.

Il centro di questo viaggio è dedicato alla città di New York, ed è un vero e proprio inno alla città che ha dato i natali a buona parte del rap, un omaggio ai suoi cinque distretti (Manhattan, Brooklyn, Queens, Bronx, Staten Island), ai suoi luoghi storici (uno su tutti, l’Apollo Theatre di Harlem) e ai grandi rappers newyorkesi, mentre sullo schermo scorrono le immagini delle case dove hanno vissuto i pionieri del rap (da DJ Kool Herc ad Afrika Bambaataa allo stesso Grandmaster Flash), e agli artisti che hanno fatto la storia di questa musica (tra i tanti, Jay-Z, Nas, DMX, Wu-Tang Clan, Public Enemy, RUN DMC).

GRANDMASTER FLASH – Live Conservatorio Milano

Più che un dj set, si è trattato di una vera e propria lezione di storia della musica a 360 gradi. E forse è questa la vera marcia in più della musica afroamericana, e del rap in particolare: non riconoscere confini e barriere tra generi musicali, non temere le contaminazioni, per creare qualcosa di nuovo.

In questo viaggio appassionato, Grandmaster Flash si è dimostrato un vero trascinatore, che dopo qualche minuto ha già in pugno la solitamente compassata Sala Verdi. Tecnicamente di livello superiore ai tanti suoi epigoni, comunicativo e coinvolgente, ha presentato uno spettacolo trascinante, portando in poco meno di mezz’ora tutti in piedi a ballare, convincendo alla fine anche il più restio tra il pubblico ad alzarsi e saltare al ritmo dei suoi dischi. Se una serata di dj set in Conservatorio poteva sembrare un azzardo, per gli organizzatori del Festival JazzMi è una scommessa vinta.


Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *