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MOTTA: non volevo cadere nel manierismo (Intervista)

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Un disco nel 2021 (“Semplice”, il terzo da solista), un tour nell’estate 2022, dopodiché Francesco Motta era sparito dai radar. Ora lo ritroviamo in ottima forma e con un diverso mondo musicale, che appare in “La musica è finita” il nuovo album disponibile da venerdì 27 ottobre. È un Motta rinato, forse più solare e con un diverso approccio alla musica. Il nuovo sé oltre che su disco il musicista di origini pisane lo porterà anche sul palco a partire da venerdì 27 quando aprirà il tour con la “data zero” in programma al The Cage di Livorno. Il perché e il come del nuovo Motta ce lo racconta lui stesso.

Motta

Perché, come dice il titolo del disco, la musica è finita?
Avevo bisogno di mettere un punto per cercare di vivere il mio mestiere e anche questa nuova parte di vita in una maniera diversa. Spero si senta nel disco, che ha comunque suono, produzione e testi diversi. Per quanto, sia pur sempre un mio disco si stacca dai precedenti in maniera abbastanza esplicita.

Da dove arrivava questa necessità di mettere un punto a ciò che è stato sinora? Era un’esigenza artistica, personale o era “stanchezza”?
Mi ero accorto che avevo esaurito un certo tipo di discorsi e di modi di dire le cose e non volevo cadere nel manierismo. Dal momento in cui la realtà va bene corri il rischio di ripeterti. Dovevo urlare e mandare a quel paese me e certa musica per poi ripartire da zero. Penso che fosse un’esigenza necessaria. Sono passati 7 anni, quindi ho forse vissuto la crisi dei 7 anni nella mia relazione con me stesso e con le canzoni. E son contento, insomma, perché è veramente come aver iniziato da capo. Era anche un disco difficile per me.

Ma è stato un passaggio traumatico oppure delicato?
No, è stato traumatico, con tutta la positività dell’averlo superato. Sono cambiate tante cose nelle mie convinzioni, quindi ho smesso di guardare solo me e a lavorare anche con persone magari distanti da me. Così sono arrivati i featuring, da cui scappavo essendo una cosa che fanno tutti, ma che mi sono accorto era un po’ anche una gabbia, per cui mi sono posto la domanda: “OK, ma perché no?”. Tutto dipendeva con chi li facevo

E con chi li hai fatti?
Li ho fatti o con amici o con persone che avrei voluto diventassero tali (quattro sono le collaborazioni, diverse tra loro: Willie Peyote, Giovanni Truppi e Ginevra oltre al pianista Jeremiah Fraites fondatore dei Lumineers). C’era la libertà di trovarsi in studio e prevedere che poteva anche non succedere niente. Ed è questa libertà che ha creato qualcosa e fortunatamente sono nate delle canzoni.

Questo disco arriva come un taglio, un cambio, ma cosa si porta dietro del passato?
L’aver imparato ad accettare alcune cose, ad accettare il mio modo di intendere questo mestiere, di impegno dietro le canzoni, di disciplina nel preparare il live, cose che ho imparato negli anni. È frutto anche degli errori, dei momenti in cui sono stato troppo a pensare a me.

È un disco felice, di sofferenza o di rabbia?
E un disco di rabbia felice (ride). Queste cose ci sono tutte. C’è anche la voglia di urlare, che è un po’ mancata nell’ultimo periodo e l’ho ritrovata e mi fa stare bene. Quando credo tanto in una cosa, o la ripeto 100 volte come è successo in alcuni testi, o la urlo, come ho imparato a fare quando suonavo per la strada.

Col disco parte il tour. Cosa cambia nel live?
Suoneremo tanto il disco nuovo, per cui già di per sé ci saranno suoni nuovi, con una grande dose di elettronica, che è presente anche nel disco, ci saranno nuovi arrangiamenti. Sì, ci sarà ancora Motta che suona il tamburo a centro palco, ci sarà la stessa pacca, la stessa energia.

Motta Foto Pepsy Romanoff

27 ottobre – LIVORNO – The Cage (data zero) – SOLD OUT
9 novembre – MILANO – Magazzini Generali
10 novembre – TORINO – Hiroshima Mon Amour
11 novembre – RONCADE (TV) – New Age
16 novembre – FIRENZE – Viper
17 novembre – BOLOGNA – Estragon 
23 novembre – POZZUOLI (NA) – Duel Club
24 novembre – CIAMPINO (RM) – Orion

https://www.facebook.com/mottaufficiale


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