INTI ILLIMANI: live in Italia. Il folk si era fatto politica ed ora torna alle sue radici (Intervista)

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INTI ILLIMANI
Con GIULIO WILSON
VALE LA PENA TOUR

Sei date in Italia

Intervista di: Luca Trambusti

Inti Illimani: e la memoria, per chi li ha vissuti, ritorna alla seconda metà degli anni ’70, quando il gruppo cileno, profugo dal paese per sfuggire alla repressione della dittatura del generale Pinochet, aveva fatto base in Italia segnando con la propria musica quel periodo e le sue lotte. Erano anni di grande impegno politico e le loro canzoni ben incarnavano quella voglia. Contenevano il seme della protesta contro le dittature (quella cilena nello specifico), cantavano i diritti delle popolazioni più povere e sfruttate, sempre nell’ideale della libertà e della democrazia usando il linguaggio musicale folk della loro terra.

Passata quella stagione, ma non certo mutate le condizioni del Cile, la loro musica aveva perso la forte carica della stagione d’oro. Eppure gli Inti Illimani continuavano ad esistere e alcuni di loro sono rimasti nel nostro paese sino al 1988. Solo che i tempi erano cambiati: il disimpegno, i lustrini e la musica video degli anni ’80, a volte plastificata, avevano preso il sopravvento e per loro non c’era più spazio (se non quasi nella nostalgia).

Nel frattempo la formazione si è più volte rivoluzionata, molto all’interno della band è cambiato e sono arrivati anche degli strascichi legali sulla proprietà del nome. Eppure nonostante tutto Jorge Coulón, uno dei fondatori, continua a girare il mondo portando ovunque la sua musica andina e popolare sempre simbolo di lotta e di vicinanza ai popoli.

A distanza di 5 anni, causa anche pandemia, gli Inti Illimani tornano in tour nel nostro paese dove si ritrovano anche con il cantautore fiorentino Giulio Wilson con cui hanno scritto e interpretato “Vale La Pena”, la canzone che dà il titolo a questa serie di concerti italiani.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Jorge Coulón per una chiacchierata a tutto campo.

Che concerto sarà quello che vedremo in questo tour?
È un tour che ha due anni di attesa. Tra la pandemia e quello che è successo in Cile lo abbiamo sempre dovuto rinviare. Ora alla luce di quanto sta accadendo in Europa ha uno spirito differente. L’idea di tornare in Italia è per noi importante, per la nostra musica. È un tentativo di uscire dagli stereotipi che ci hanno accompagnato e dialogare con il pubblico dal punto di vista musicale. Nel concerto ci sarà una parte nostra, una di Giulio e poi ci riuniremo per presentare “Vale La Pena” il brano che abbiamo fatto insieme.

Voi siete sempre stati legati all’immaginario della lotta politica, della musica “civile”. Ma cosa sono oggi gli Inti Illimani?
C’è ancora molto del nostro passato. C’è stato però un equivoco. Noi siamo rimasti in Italia per sfuggire al golpe in Cile e abbiamo quindi assunto un significato politico che ha segnato un’epoca e questa nostra immagine ha prevalso sul significato musicale del gruppo. Canzoni naif o semplici ninna nanne venivano prese come canti di resistenza mentre la nostra passione per la musica popolare è rimasta in secondo piano. Non rinneghiamo e non siamo pentiti però oggi il gruppo ha sempre quella radice.

Però la vostra musica ha ancora adesso una innegabile valenza politica.
Esperienze politiche interessanti in sud America, come Lula, Correa o il nuovo corso del Cile sono nate con la colonna sonora della nostra musica che è stata protagonista durante la protesta dove si cantavano le nostre canzoni. Era un ponte tra generazioni che cercavano un’identità popolare. Penso che i fenomeni musicali non sempre siano facilmente spiegabili, c’è molta sociologia sulla musica, che è un elemento importante nella vita dei giovani. C’è una grande offerta di musica commerciale: tutti hanno cantato e ballato “Despacisto” senza però cambiare il sistema. Allora per la protesta i giovani hanno cercato le canzoni dei genitori, quelli che hanno sofferto la dittatura. Nonostante tutto non abbiamo mai smesso disuonare e non ci sentiamo un gruppo del secolo scorso ma vivo e attuale.

Come sono musicalmente oggi gli Inti Illimani?
Il nostro marchio era ed è quello della musica acustica. Siamo partiti innamorati dai suoni delle Ande, suoni umili che hanno dato una cornice acustica, con una radice popolare dentro la cui ci piace muoverci. Siamo otto musicisti e continuiamo ad essere un gruppo basato sulla chitarra acustica, con la quale costruiamo gli arrangiamenti. Altri strumenti fanno colore. C’è l’immancabile strumentazione andina. Dal vivo non mancano quelle canzoni che hanno fatto la nostra storia a cui siamo legati, canzoni innocenti ma efficaci anche perché nascono da autori sconosciuti e popolari.

In questa “semplicità” quanto vengono cambiate le canzoni dal vivo?
Dal vivo suoniamo come nei dischi. Il professoreSergio Orteganostro maestro e autore di “El Pueblo Unido”diceva che dobbiamo suonare in studio come siamo capaci di farlo dal vivo.

Quanto è importante il live nella vostra musica?
Oggi c’è una differente concezione della musica. Una volta quasi tutti i musicisti lavoravano pensando al disco che era un passo fondamentale. Oggi molto è cambiato, c’è un’offerta musicale ricca, è facile sentire i dischi anche senza acquistarli e così le registrazioni hanno perso il loro appeal, il loro valore. Ora il live da dieci anni ha una forza tremenda e l’industria della distribuzione discografica ha fatto sì che nessun artista viva solo di dischi. Oggi è fondamentale la musica live; per questo è stata terribile la crisi con la pandemia.

Come nasce la vostra collaborazione con Giulio Wilson?
Giulio ha scritto “Vale La Pena” verso febbraio/marzo 2019. Ci ha contattato via mail e ci ha inviato il brano. Per la situazione che vivevamo in Cile e America Latina (c’erano grandi proteste di piazza ndi) la canzone ci ha colpiti. Giulio è venuto da noi a registrare e poi il Cile è esploso per quelle ragioni indicate dalla canzone e una situazione sociale difficile e tesa. La canzone ha così acquistato un senso che avevamo percepito e Giulio ancora prima di noi.

Com’è la situazione politica in Cile ora?
Interessante, con molta speranza e tante aspettative. C’è un governo con un Presidente giovane, Gabriel Boric, che si sta insediando proprio adesso, mentre chiacchieriamo. I componenti di questo governo sono ancora più giovani, non avendo l’età minima legale per presentarsi, 35 anni come Boric, sono stati così chiamati a fare i ministri. È una scommessa interessante che ha i suoi rischi, ma c’è molta speranza nei giovani a cui bisogna dare fiducia, anche se non è solo una questione di generazione, quelle che contano sono le idee. I giovani però, che non hanno vissuto la dittatura sono in vantaggio perché non hanno paura.

Questo tour italiano è realizzato con AMNESTY INTERNATIONAL Italia, a sostegno dei diritti umani e a tutela dei migranti. Come nasce questa collaborazione?
È un rapporto antico, siamo stati parte, in Sud America, del world tour della fine anni ‘80 con due grandissimi concerti. Siamo vicini anche a Greenpeace ad Emergency e a tutti quelli che cercano di umanizzare questo mondo. Sono lotte difficili da vincere. Ricordo che in Giappone avevamo suonato per la causa contro la costruzione di un aeroporto che doveva occupare dei terreni agricoli. Qualche anno dopo siamo poi atterrati in quell’aeroporto.

Tu hai vissuto in Italia. Quali ricordi hai?
Molto belli. Ho vissuto tra i miei 25 e 40 anni, tre miei figli sono nati qui. Ho un ricordo, contraddittorio perché nonostante gli anni di piombo trovavo la società italiana viva e creativa basta pensare al cinema e alla musica. Ho visto che la PFM è ancora in circolazione. C’era un fermento culturale e quegli anni l’Italia proponeva cose interessanti anche per una società futura. Mi trovo a mio agio con cultura italiana. Ho un rapporto forte sebbene faccia più fatica con la lingua (cosa non vera ndi).

Queste le date del tour:
13 marzo 2022 SALSOMAGGIORE TERME (Teatro Nuovo)
14 marzo 2022 FIRENZE (Tuscany Hall)
15 marzo 2022 BOLOGNA (Teatro Duse)
17 marzo 2022 ROMA (Auditorium Parco della Musica, Sala Sinopoli)
18 marzo 2022 CARPI (Teatro comunale)
20 marzo 2022 SASSARI (Teatro Comunale).


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