MASSIMO ZAMBONI: racconta live la Patria con le sue canzoni (Recensione)

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MASSIMO ZAMBONI
29 gennaio 2022
Teatro San Francesco
Alessandria

Recensione e foto di Giorgio Zito
Voto 7,5

Inizia dal Teatro San Francesco di Alessandria il tour di Massimo Zamboni per presentare il suo nuovo album solista “La mia Patria attuale”. Concerto importante, non solo perché è la prima data del tour, ma anche perché per molti è la prima dopo l’ennesima pausa dell’attività causa covid. Un concerto importante, come è importante il nuovo disco del rocker emiliano, che ha deciso di mettere in primo piano la sua voce, e di trattare un tema, o meglio un concetto, di quelli importanti e spesso divisivi, la Patria. Come è stato definito da molti, il disco è quasi un inno a un paese che ha rinunciato a se, un paese in cui tira un aria sconsolata.

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Il nuovo disco live

Accompagnato da una band di musicisti amici (Cristiano Roversi, Gigi Cavalli Cocchi, Erik Montanari e Simone Filippi), Zamboni inizia il viaggio nella nostra Patria partendo dalle coste, il primo punto di arrivo per una penisola, con “Gli altri e il mare”: un esempio perfetto di classica canzone d’autore, con quel suo inizio lento da ballata e le due chitarre acustiche. L’autore racconta chiaramente il suo punto di vista sull’immigrazione, con quel ripetere “mare nostro e di tutti gli altri il mare”, ribaltando il concetto patriottico del Mare Nostrum. La prima parte del concerto è quasi interamente dedicata al nuovo disco: da qui arrivano “Prove tecniche di resurrezione” e “Ora ancora”, in cui lascia la chitarra per dedicarsi solo al canto, facendo diventare la sua voce protagonista.

Sempre dal nuovo disco riprende le due bellissime ballad “Fermamente Collettivamente” e “Tira Ovunque Un’aria Sconsolata”, dedicata al nostro paese in bolletta e ai nostri concittadini. Una canzone che, dice Zamboni, andrebbe cantata mettendo in mostra le tasche vuote. Molto bella l’elettrica “Italia chi amò”, e splendida è “La mia patria attuale”, brano centrale del concerto. Presentandola, Zamboni fa un invito a riappropriarsi del concetto di Patria, quell’idea per la quale si sono battuti i nostri partigiani.

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Il passato più o meno recente di Massimo Zamboni

Nel nuovo disco Massimo Zamboni ha recuperato due brani dal suo recente passato, che ripropone anche in concerto: “Il nemico”, dal forte impatto rock per il quale imbraccia la chitarra elettrica, e il cui tema ha molto a che vedere con il tema del disco, e “Nove ore”, scritta originariamente per la voce di Angela Baraldi, una ballata acustica che diventa uno sprazzo di luce in un panorama di desolazione. Un altro dei momenti più intensi del concerto arriva con Canto degli sciagurati, uno dei brani più importanti del disco, che richiama molto da vicino le atmosfere del passato di Zamboni con i CCCP e CSI.

Un passato che infine arriva prepotente nella scaletta del concerto, prima con un’inaspettata Tifiamo rivolta, che Zamboni presenta come un brano molto vecchio, che ha quasi quarant’anni (scherzando dice che all’epoca era giovane perfino il presidente Mattarella). Non dice il titolo, ma quando partono le prime note è un piccolo tuffo al cuore per chi ha amato la storia dei CCCP. Una splendida versione, così come riuscita è la versione acustica di Del mondo.

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Omaggio a Gualtiero Bertelli

Dal repertorio solista arrivano una manciata di ottime canzoni, a dimostrazione del valore del musicista emiliano e di quanto composto in questi quasi vent’anni di carriera post CCCP / CSI: da “Miccia prende fuoco” dal suo primo disco solista, al rock d‘impatto di “Senza domande” con le tre chitarre elettriche schierate, dalla elettrica “Vorremmo Esserci” a “Che farai” (entrambe da “Un’infinita compressione precede lo scoppio” del 2013), dal blues elettrico di “Da solo” a “Colpo su colpo”, brano scritto per raccontare i fatti del G8 a Genova nel 2001. In chiusura di concerto arriva una sorpresa, la cover di “Vedrai come è bello”, un brano del 1967 del cantautore Gualtiero Bertelli, omaggio a uno dei padri della canzone d’autore più politica e impegnata.

I bis storici

Per i bis Massimo Zamboni premette che, dopo aver parlato della nostra Patria attuale, ora si parlerà della sua piccola patria, l’Emilia. Si parte con “Il modo emiliano di portare il pianto” dal nuovo disco. Ci si aspetterebbe poi un brano come “Emilia paranoica”, invece arriva una vera sorpresa, una scanzonata versione dell’ironica “Oh! Battagliero” (dal repertorio dei CCCP), per chiudere con la più seria “Guardali negli occhi”, un brano dei CSI, che, come allora, Zamboni fa seguire dal canto tradizionale partigiano “Il bersagliere ha cento penne”, a cui aggiunge in coda il finale del libro “La trionferà”, quasi un omaggio all’Italia che resite, e una velata speranza di ottimismo nel futuro.

Un finale che fa scaldare il solitamente compassato pubblico alessandrino, tanto insistente che alla fine la band torna sul palco per un bis non previsto e non provato: quel piccolo capolavoro che è “Annarella”, ancora dal repertorio dei CCCP. Adesso il pubblico, appagato, può lasciare il teatro.

Set list Live Massimo Zamboni

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1 Mare nostro
2 Prove tecniche di resurrezione
3 Ora ancora
4 Il nemico
5 Senza domande
6 Che farai
7 Tifiamo rivolta
8 Tira Ovunque Un’aria Sconsolata
9 Miccia prende fuoco
10 Nove ore
11 La mia patria attuale
12 Italia chi amò
13 Fermamente Collettivamente
14 Canto degli sciagurati
15 Del mondo (CSI)
16 Vorremmo Esserci
17 Da solo
18 Colpo su colpo
19 Vedrai come è bello (Gualtiero Bertelli)

BIS
20 Il modo emiliano di portare il pianto
21 Oh! Battagliero (CCCP)
22 Guardali negli occhi (CSI) / Il bersagliere ha cento penne [Il partigiano]

23 Annarella

LEGGI PRESENTAZIONE DEL LIBRO

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