MANESKIN: un live per due generazioni. Recensione

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MANESKIN
IL BALLO DELLA VITA TOUR
14 Settembre 2019
Carroponte
Sesto San Giovanni – Milano
MANESKIN Un live per due generazioni

Voto: 6
Di Luca Trambusti

LEGGI QUI RECENSIONE TOUR INVERNALE

E’ dal 2018 che i Maneskin, con interruzione di alcuni mesi, sono in tour. Sfruttando l’onda lunga della visibilità data loro da X Factor la band romana si è presentata davanti al pubblico, prima in una veste più “spoglia”, poi con un salto, grazie anche al nuovo disco, in maniera più “professionale” e “matura”, ma anche più “ricca”. Questa seconda fase del loro live è andata sotto il nome di “Il Ballo Della Vita Tour” che li ha visti protagonisti di moltissimi live di successo (leggi sold out, per quello che conta) e li ha portati anche all’estero. Al termine della parte estiva i Maneskin concludono il tour sul palco del Carroponte a Sesto San Giovanni, ai confini di Milano per poi, come annuncia Damiano, assentarsi dalle scene per un po’ di tempo.

MANESKIN Un live per due generazioni

Nel grande spazio di archeologia industriale che è il Carroponte, c’è parecchia gente e come al solito in pubblico della band si dimostra trasversale, colpendo le fase dei giovanissini (meno di 10 anni) e dei loro genitori (35/40 in su), interessando però molto poco il settore intermedio (20/30 anni) e over (+45). In questo sta la loro fortuna perché la “famiglia” al concerto (3/4 persone) aiuta nella vendita dei biglietti.

In realtà la differenza tra la “leg” invernale, nei club e quella estiva è molto poca. Poco cambia anche nell’entusiasmo del pubblico, che partecipa con grande passione al concerto. Le differenze che si nota dal punto di vista “scenico” e “produttivo” sono poche. La principale sta forse nel fatto che Damiano ha imparato un po’ più ad usare la voce, a “risparmiarla” sforzandola un po’ meno rispetto al passato.

Dal punto di vista produttivo va notato che alle spalle della band non scorrono mai immagini “live”, riprese dal palco, ma dei visual che accompagnano le canzoni. Anche le luci danno effetti particolare, spessissimo sono alle spalle del gruppo che viene così visto in “silhouette”, in un gioco di luci ed ombra che nasconde la band.

MANESKIN live al Carroponte
MANESKIN Un live per due generazioni

In scaletta arriva una nuova aggiunta che regala il momento più rock della serata: una particolare e lunga versione di “My Sharona”, la hit dei Knack del 1979, ignorata dai giovanissimi e invece molto apprezzata dai genitori e che divine una sorta di cerniera tra il “classic rock” e quello più moderno. Tra le altre cover troviamo: “Kiwi” di Harry Styles, “Beggin’” dei The Four Seasons, “Take Me Out” dei FranzFerdinand che “entra” in “Somebody Told Me” dei The Killers, “Breezeblocks” degli Alt – J e “Let’s Get It Started” dei Black Eyed Peas. (“Kiwi”, “Take Me Out” e “Breezblocks” mai su disco, solo nel repertorio live)

Per il resto si conferma tutto quanto già scritto (nel bene e nel male) in occasione della precedente recensione, inclusa la bravura del frontman/cantante nel tenere il palco, la sua inarrestabile verve e presenza scenica che unisce Renato Zero, Bowie prima maniera, una tendenza hippy e la potenza di una rockstar del periodo glam. Anche se a questo “giro” pare non essere più una grande novità e così spiazzante, forse un filo consunta.

Si può ancora aggiungere che il concerto è sembrato come avvolto da un po’ di stanchezza, pieno di quei “luoghi comuni”, “rituali” che non devono e mancare in uno show del genere. Insomma oltre i “fondamentali” non si va.

La Tv comanda

Ancora una volta i Maneskin hanno (con i limiti di cui sopra) l’apprezzamento del pubblico, derivato dalla loro visibilità televisiva, sanno muoversi nel territorio del pop rock (più rock che pop) con una certa abilità. Inoltre con questo genere nel mondo del mainstream e del successo popolare sono un po’ anomali. La loro bravura sta anche nel fatto di saper ben sfruttare e miscelare questi aspetti, cavalcandone l’onda e godendo di una buona visibilità e popolarità e tutto sommato regalando un concerto a tratti fresco, a tratti ingenuo, a volte un po’ “pieno di sé” (e di ma).

Il futuro però deve ancora arrivare.


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