MARIO BIONDI & QUINTORIGO: Una collaborazione artistica ed una sfida vinta. Recensione

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05 Dicembre 2018
Teatro degli Arcimboldi
Milano
Voto: 7,0

Di

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& Live Milano

Anticipata dal singolo “I Wanna Be Free” questa nuova collaborazione tra e prende ora ulteriore sostanza nell’esperienza live (nata sotto l’ombra di Umbria Jazz), con un tour che mette a fattor comune le differenti esperienze dei due artisti.

L’azzardo

In un periodo in cui sui palchi s’intrecciano le carriere di parecchie star del pop italiano, l’operazione Biondi/ sembra assumere i contorni di una collaborazione che va oltre la somma dei “pubblici”. Pare dettata (azzardo) più da sperimentazioni artistiche che dal singolo botteghino. Insomma, dietro questi due nomi, che si rivolgono tuttavia ad una platea differente, contigua ma non osmotica, sembra quindi esserci della sostanza e non solo una spasmodica ricerca di visibilità. Peraltro, la band romagnola ha al suo attivo parecchie collaborazioni; un po’ differente invece la carriera di che non ha mai fatto un organico progetto di condivisione pur incrociandosi con tanti altri artisti anche di grande fama.

Mario Biondi & Quintorigo
Lo show

Tutte queste sensazioni le si recepiscono forti anche durante il concerto che giunge a Milano per la seconda data di un tour di 12 tappe. All’apertura del sipario del Teatro degli Arcimboldi di Milano si trovano in postazione i in versione allargata con un bassista (Malaman) ed uno strepitoso ed energico batterista (il 17 enne Tosh Peterson, un musicista da tenere d’occhio). E’ un’apertura strumentale in stile che introduce la salita sul palco di Mario Biondi.

Le fusioni e le divisioni

Quello che si sviluppa nelle oltre due ore di concerto è uno show con due facce. La prima (due terzi dello spettacolo) è la più entusiasmante. E’ la parte in cui la musica di Biondi trova il fantastico concime di quella del quartetto romagnolo. C’è un terreno comune su cui scendere, dove si trova l’inconfondibile voce di Biondi e le atmosfere jazz sperimentali della band. Il quartetto scende nel campo di Mario Biondi ma senza invaderlo, dando delle colorazioni particolari, uniche, personali alle basi musicali. Arrangiamenti, su cui la voce del crooner nazionale può divertirsi, quasi giocare ed arrivando in alcuni momenti alle porte della sperimentazione.

Incursioni in territori altrui

E’ una somma perfetta. La sperimentazione dei si smorza e diventa eleganza ed essenza musicale, mentre Biondi da parte sua attenua la propria vena pop. Sax (nelle diverse tonalità) e tastiere (affidate a Massimo Greco) sono gli elementi trainanti dello spettacolo che raggiunge dei momenti molto alti sino anche curiosi portando addirittura i nel terreno del funk. Tra ballate mid tempo, qualche brano lento e tanta musica jazzy il concerto gira bene.

Biondi e la gestualità

Si nota subito che Mario Biondi non ha un microfono in mano ma usa “l’archetto” (il microfono che si attacca all’orecchio ed arriva di fronte alla bocca). Non è un dettaglio tecnico di poco conto. Questa soluzione infatti permette al cantante siciliano di avere una grande gestualità ed apre la sua performance ad una dimensione più teatrale, accompagnando le canzoni con tanti movimenti manuali che sono come delle micro coreografie. A volte però Biondi sembra giocare fin troppo con questo elemento gestuale, l’arrivare alla macchietta di sé stessi è dietro l’angolo anche se riesce a fermarsi un attimo prima.

: un passo indietro

Sul finale del concerto (l’ terzo) la sostanza cambia. E’ il momento in cui i Quintorigo fanno (musicalmente parlando) un passo indietro. Da coprotagonisti diventano più di “accompagnamento” e quindi il concerto si sposta maggiormente sul territorio di Mario Biondi, diventando più ordinariamente “biondiano”. Tuttavia la resa e l’architettura sonora sono sempre di grande pregio e livello, vista la band che sta alle spalle del cantante. In tutto il concerto Biondi lascia ampi spazi alla formazione e quindi alla musica, solo in quest’ultima fase lui ritorna protagonista assoluto della scena. Fa bene a permettere al gruppo di prendere i suoi spazi perché la soluzione adottata per gli arrangiamenti e la forza dei musicisti (unita alle doti vocali del cantante) è una scelta vincente.

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