STEVE HACKETT: tra passato e presente la sua chitarra incanta ancora. Intervista

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STEVE HACKETT Intervista
Genesis Revisited Solo Gems & Gtr tour
Cinque date in Italia per lui

Intervista di Luca Trambusti

STEVE HACKETT Intervista

Per i “ragazzi” degli anni ‘70 appassionati di progressive rock era (e rimane) un mito. Con i suoi baffoni, gli occhialoni, come si usavano nel periodo, sul palco era sempre impegnato tra corde di chitarra ed una enorme pedaliera che lo obbligava ad una forzata immobilità, alle spalle di quel grande frontman che era Peter Gabriel. Lui si chiama Steve Hackett e nonostante tutto è stato artefice dello stile sonoro dei Genesis, la sua tecnica sopraffina ha fatto da marchio di fabbrica per la storica band inglese e lui si è diviso tra acustica ed elettrica a volte sacrificandosi a volte risultando protagonista di grandi passaggi chitarristici anche tecnicamente innovativi.

Stephen Richard Hackett (classe 1950) nel 1975, dopo 4 album con i Genesis, pubblica il suo primo disco da solista (in cui appaiono alcuni compagni della band) dal titolo “Voyage Of the Acolyte”, in cui può dare libero sfogo alla sua musica, alla sua chitarra. E’ un album di grandissimo valore a cui ne seguono altri dopo l’abbandono nel ‘77 della band. Da lì nasce una carriera solista sempre all’insegna del progressive, album in cui ovviamente da protagonista lascia che sia la chitarra a segnare e marcare il suono. Ancor più in questi album si capisce la grandezza e la tecnica di Steve.

A tutt’oggi Hackett continua a produrre dischi: il suo ultimo lavoro risale allo scorso anno (“The Night Siren”). Contemporaneamente il chitarrista suona moltissimi live (spesso è in Italia) proponendo il repertorio dei Genesis unito al suo lavoro da solista.

Ancora una volta l’inglese sarà nel nostro paese per cinque appuntamenti live per il suo Steve Hackett 2018 Tour De Force “Genesis Revisited, Solo Gems  & Gtr”. Con lui sul palco una band di altissimo livello: alle tastiere Roger King (Gary Moore, The Mute Gods); alla batteria, percussioni e voce Gary O’Toole (Kylie Minogue, Chrissie Hynde); al sax, flauto e percussioni Rob Townsend (Bill Bruford); al basso e chitarra Jonas Reingold (The Flower Kings); alla voce Nad Sylvan (Agents of Mercy).

STEVE HACKETT Intervista

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare il suo concerto e parlare della sua storia.

Cosa dobbiamo aspettarci da questa serie di concerti italiani?

Saranno due set differenti: uno con il mio materiale da solista l’altro con le canzoni dei Genesis. Celebrerò il mio album “Please Don’t Touch” (del 1978 il suo secondo album da solista, il primo dopo l’abbandono dei Genesis), più alcuni brani del mio ultimo e recente album“Night Sirens”. E poi ci saranno i classici dei Genesis come “Supper’s Ready”, “Musica box” ed anche “Los Endos” ed altri che ho in repertorio e che ruotano a seconda dei concerti. E poi sto suonando con una band incredibile, esplosiva che mi piace molto.

C’è un elemento comune tra i brani che proponi?

Direi i gusti del pubblico. Alcuni brani li suono ormai da parecchi anni e quindi so cosa la gente ama e si aspetta che io suoni, sia 40 anni fa come oggi. E suono anche i brani che rendono meglio dal vivo. “One For The Vine” ad esempio secondo me rende più dal vivo che su disco.

Quelle che propongo sono le versioni originali, così da essere perfettamente riconoscibili. Ad esempio in “Supper’s Ready” chi ascolta sa che troverà una certa frase musicale ad un certo punto del brano e non si aspetta che quel momento. Poi ci sono alcune piccole variazioni ma le cose più importanti ci sono tutte. Certo poi c’è la magia del momento, il modo in cui suono la chitarra, sono piccole sfumature, piccoli dettagli che però quando funzionano sorprendono anche me.

Con le nuove tecnologie c’è un approccio diverso?

Penso di sì. Ad esempio il feedback della chitarra è ora molto più facile da gestire, perché lo genera la chitarra stessa. Ma l’apporto tecnologico più importante lo hai mentre stati registrando. Ora riesco a fare facilmente delle cose che prima era frustrante fare o impossibile. Ti dovevi inventare delle soluzioni nuove e talvolta funzionavano ed altre no. Ora posso suonare con maggior sicurezza, fantasia e maggior affidabilità nella tecnologia.

Cosa significa stare sul palco? Cosa preferisci: il concerto o il lavoro di studio?

Penso che comporre sia meraviglioso. Certo poi il live ha una sua magia, c’è la relazione con il pubblico che è fantastica. Ed in questo il pubblico italiano è speciale c’è sempre molto entusiasmo e stare sul palco in Italia è sempre un’esperienza interessante ed eccitante, è un po’ come essere in famiglia

E’ sempre stato così fin dai tempi dei Genesis nel ‘72 con il primo tour italiano della band ed il sound check di Reggio Emilia, dove nacque l’intro di Watcher of The Skies, il cui testo fu scritto poi a Napoli…..

E’ vero, fu un’esperienza unica, molto speciale che ricordo ancora oggi. Li la connessione con il pubblico fu molto stretta (ride)

Quali sono le emozioni che senti durante un concerto?

Sono quelle che arrivano dallo scambio con il pubblico. Ci sono dei momenti, delle occasioni in cui ti sembra di sentire il pubblico sul palco con te. E’ evidente che è però il pubblico a salire sul palco (intende metaforicamente ndr). C’è una grande vicinanza tra chi suona e chi ascolta, le distanze non esistono più. Sono i momenti in cui tutto ciò che fai e dai ti torna indietro.

Steve Hackett
Come rivedi i Genesis oggi?

E’ stato un grande progetto, un approccio che hanno molte band. I Genesis sono state molte cose diverse tra loro, molti autori, molti stili, é stata una grande miscela ed in ogni incarnazione, ogni periodo della band è stato speciale. Oltre a questo il pubblico ha sempre trovato ciò che preferiva: molti mi scrivono dicendomi che hanno amato un periodo, un disco o una canzone piuttosto che altre. Ognuno di loro ha una sua immagine della musica dei Genesis. Ognuno di noi, ogni musicista ha una grande responsabilità nei confronti del proprio pubblico che va oltre il semplice aspetto tecnico. E’ un viaggio ed il viaggio è per i passeggeri, l’equipaggio è lì per condurli.

Nel tuo ultimo disco “Night Sirens” c’è una canzone per i rifugiati. Pensi che la musica possa servire a comunicare anche a livello sociale?

Assolutamente sì la musica deve avere un ruolo di “guarigione”. Ha una potenza magica ed è ambasciatrice di pace. C’è stata gente illustre come Woody Guthrie, Bob Dylan, Buffy Sainte-Marie che ha scritto molte canzoni politiche. Anche gli stessi Beatles a loro modo sono stati rivoluzionari, hanno saputo raccontare e dare voce ad un nuovo mondo sociale.

Come definiresti la tua musica?

In qualche modo è un lampo nel buio.

Sei definito una leggenda. Ti senti tale?

Non sta a me dirlo. Sono stato fortunato, ad avere dei genitori che mi hanno permesso di fare musica, a trovare i ragazzi dei Genesis e a poter vivere facendo del rumore.

Non penso che il mio lavoro sia frutto solo di una persona. Tutto ciò che ho sempre fatto è grazie ad un team, ad altri musicisti. Mi sono sempre appoggiato alle spalle di qualcun’altro. Quindi devo molto anche a loro, ai loro incontri.

Cosa vorresti dire al pubblico italiano?

Che avete un paese che amo moltissimo. Mi piace il vostro stile di vita. Avete un passato da conservare e celebrare. C’è una visione diversa in Italia: potete vedere il passato, il presente ed il futuro tutto insieme. Penso che l’Italia sia unica nel suo genere. Avete fatto grandi cose, nell’arte, nella cinematografia, nella musica.

In poche parole ami l’Italia.

Assolutamente sì. Mi sento terribilmente a casa. Apprezzo molto il vostro paese, è sempre un piacere per me venire a suonare e non solo per il pubblico ma anche semplicemente per vedere i luoghi e l’arte.

STEVE HACKETT 2018 TOUR DE FORCE “GENESIS REVISITED, SOLO GEMS  & GTR” 

4 luglio @ ROMA – Foro Italico, Il Centrale Live
6 luglio @ MIRANO (VE) – Summer Festival
7 luglio @ MONFORTE D’ALBA (CN) – Auditorium Horszowski
8 luglio @ GARDONE RIVIERA (BS) – Anfiteatro Vittoriale
14 luglio @ PISTOIA – Pistoia Blues

STEVE HACKETT Intervista

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