EUGENIO FINARDI: Una sera di festa con la storia … moderna. Recensione Live

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EUGENIO FINARDI
4 Novembre 2016
Teatro Dal Verme
Milano

Voto: 8,0
di Luca Trambusti

Eugenio Finardi – 40 anni di Musica Ribelle

Il traguardo dei 40 anni di un disco e la celebrazione di un’era artistico/culturale meritano il massimo rispetto ed impegno. Ed in questo Eugenio Finardi non lesina certo le sue forze. L’occasione per le celebrazioni è appunto il 40enale dell’uscita di “Sugo” il suo disco manifesto e capolavoro, quello di “Musica Ribelle” che non è solo una canzone, che ha segnato la carriera del cantautore milanese. Un doppio appuntamento discografico e live hanno suggellato quella pubblicazione. A fine ottobre è infatti uscito un box di 5 CD ovvero i primi lavori di Finardi quelli del periodo 1975 – 1979.

Per dare ulteriore forza alla ricorrenza Eugenio ha deciso di realizzare una serata/evento in cui ha riproposto le canzoni di quel periodo suonandone alcune con i membri (sopravvissuti) originali dell’epoca ed in compagnia di alcuni amici nonché della sua band che lo accompagna durante i live.

Così con una stellare formazione ha ripercorso alcuni episodi di quei cinque dischi concludendo anche un tour dedicato ai 40 anni di Musica Ribelle che lo ha visto protagonista per l’estate e che lo ha portato fino in Cina.

Il risultato dell’evento è stato un concerto di grande spessore dove la musica ha avuto il sopravventi sulla nostalgia, dove la qualità della produzione sonora è stata ineccepibile, la tecnica strumentale dei vari musicisti sul palco ha fatto la differenza (ed a volte ha fin esagerato). Allo stesso tempo è stata la dimostrazione di come, con pochi aggiustamenti quel tipo di musica e quel suono reggano bene al confronto con l’età.

Gli amici che non ci sono più

Purtroppo il passare del tempo è inesorabile ed il destino di alcuni dei musicisti che hanno incrociato Eugenio è stato drammatico. Il concerto si apre con un gospel (Amazing Grace) dedicato al bassista Hugh Bullen, scomparso proprio il 1 novembre che tuttavia non avrebbe avuto modo di essere presente dedicandosi da tempo alla “musica del Signore” il gospel e suonando con il suo gruppo. C’è anche però il ricordo di Stefano Cerri (il figlio di Franco) prematuramente scomparso nel 2000, di Donatella Bardi (1999), di Feiez (1998) ed ovviamente il pensiero a Demetrio Stratos (1979). Questo piccolo “famedio” tuttavia non ha lasciato ombra sul concerto, anzi lo spirito di questi amici musicisti sembra aver dato ancora più forza a chi era sul palco.

La band di ora e del passato

Dunque niente malinconia, nostalgia o tristezza ma una vera festa musicale. In un Teatro Dal Verme sold out (capienza circa 1400) si è celebrata una notte di grande musica, di canzoni da cantare insieme, canzoni che sicuramente fanno parte del percorso di formazione (musicale e non solo) della maggior parte dei presenti. 22 canzoni suonate con grande energia e divertimento, poche parole (strano per Finardi che ama molto parlare) e tanta sostanza.

I protagonisti di molti brani sono stati i componenti della band di Finardi, un’ottima ed affiatata formazione composta da Giovanni “Giuvazza” Maggiore chitarra, Marco Lamagna basso, Claudio Arfnengo  batteria e Paolo Gambino tastiere. I momenti clou delle oltre due ore di esibizione sono però stati quelli con gli ospiti che si sono alternati nei vari brani: Lucio Bardi, chitarra e mandolino, un divertitissimo Faso e Ares Tavolazzi al basso, Lucio Fabbri violino e chitarra, Mauro Spina alla batteria come Walter Calloni, Claudio Pascoli ai fiati, Mark Harris, Patrizio Fariselli e Vittorio Cosma alle tastiere, Maurizio Preti alle percussioni ed Elio al flauto.

Tutti questi musicisti si sono alternati nelle diverse canzoni creando atmosfere e suoni diversi che nella parte centrale del concerto con la formazione Fariselli alle tastiere, Tavolazzi al Basso, Calloni alla batteria e Gambino alla chitarra hanno raggiunto l’apice entrando anche nel terreno del virtuosismo. Ottima Diesel che ha puntato diritta al jazz rock di ottima maniera. La conclusione è poi affidata ad una versione corale multistrumentale e festosa di Extraterrestre (dall’album Bliz 1978) che ha visto sul palco in una grande jam session tutti i musicisti della serata. La scaletta è stata robusta, solo pochi momenti più intensi e/o acustici. Una vera cavalcata rock su cui i musicisti hanno avuto tempo e modo per spingere sopratutto per le dilatazioni strumentali con cui Finardi ha condito gli arrangiamenti.

Complimenti ad Eugenio per essere riuscito a realizzare una tale serata ed a dimostrare, con un’operazione quasi filologica, quale fosse il potere e la forza di quella concezione del rock, di come a metà anni 70 il cantautore milanese sia stato capace di mischiare il linguaggio musicale italiano con quello internazionale del rock cercando una strada personale con quello stile che ai tempi (nel nostro Paese) si contaminava e viveva anche di politica e d’impegno.

40 anni dopo

40 anni sono passati, tanto è cambiato (tecnicamente, filosoficamente, commercialmente ed artisticamente) ma certe pagine di musica italiana restano; ancora oggi è un piacere sfogliarle senza alcun bisogno di togliere la polvere del tempo, anzi sono pagine su cui si potrebbe ancora studiare per capire come i modelli allora usati, con i dovuti aggiustamenti ed al netto di alcune tipicità dell’epoca, possano ancora oggi essere validi e vitali.

Peccato che quella del Teatro Dal Verme sia stata un’occasione unica e che tale festa non possa essere portata in giro per l’Italia. Anzi, forse é meglio così.

EUGENIO FINARDI


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