BENJAMIN CLEMENTINE: Musica con la M maiuscola ed emozioni a quintali Recensione Concerto

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4 Novembre 2016

Teatro Regio
Parma

Voto: 8,0
Testo e foto di

Per questo suo ritorno in Italia al di Parma (Teatro Regio tutto esaurito), sceglie di accompagnarsi ad un quintetto d’archi, dopo la sua prima apparizione da solo al piano, e la seconda accompagnato dal batterista Alexis Brossard. Un quintetto d’archi che avrà modo di elogiare durante il concerto.

Con il palco illuminato solo da fari blu, e gli archi che prendono posto intorno al pianoforte, Clementine entra ed attacca con una versione dirompente di Then I Heard A Bachelor’s Cry, una fantastica versione di oltre nove minuti, e l’unico termine di paragone possibile, ancora una volta, sembra essere la grande . Segue London, cantata splendidamente da Clementine da solo al pianoforte, mentre gli archi entrano sul finale.

Come sempre, poche parole tra un brano e l’altro, quasi sottovoce, denotando forse una certa timidezza, che però scompare appena si siede al piano (in realtà suona quasi da in piedi, su uno sgabello) e attacca Adios, dopo un fraseggio strumentale giocato tra pianoforte e clavicembalo, una versione in cui il suo suonare potente il pianoforte prende il sopravvento, e l’intermezzo del brano che richiama il canto lirico questa sera si adatta perfettamente al luogo.

Molti i momenti emozionanti di questa serata. Sicuramente il finale di Nemesis, con l’acuto dell’artista inglese sulle note del piano, o l’inizio di The People and I, in cui all’intro di archi segue prima l’ingresso del piano e quindi la voce, quella voce calda e intensa, una voce che tocca l’anima. Ma è con Cormerstone che l’emozione tra il pubblico, e sul palco, diventa quasi palpabile. Il brano ha una falsa partenza: Clementine parte al piano, poi si ferma, in silenzio. Passa oltre un minuto nel silenzio più totale, gli sguardi dei musicisti sul palco si incrociano interrogativi, il pubblico sembra quasi trattenere il respiro, lui forse cerca la concentrazione giusta. Poi riparte, appoggia le mani sul piano, e l’esecuzione di Cornerstone è impeccabile. Il concerto si chiude con Winston Churchill’s Boy. Le note del violoncello introducono il piano, e accompagnano la voce profonda di Clementine in un altro brano dall’alto tasso di emotività, in questa versione scarna e resa ancora più toccante dal suono grave del violoncello.

Il bis è aperto da una versione quasi trascinante di I Won’t Complain eseguita da solo al pianoforte, a cui segue un piccolo fuori programma: da un palco laterale viene fatta cadere una busta con dei fogli. Lui guarda, tituba, va avanti e indietro per il palco silenzioso, poi scende nella buca dell’orchestra, praticamente a contatto con il pubblico, e raccoglie i fogli. Dal pubblico una voce chiede Caruso di , ormai un classico dei suoi concerti italiani, e lui, sceso dal palco, la canta a cappella, con il pubblico che segue in coro. Infine risale sul palco e richiama la violoncellista per l’ brano, una versione di River man di come pochi altri potrebbero fare.

Dieci canzoni, ottanta minuti di musica, ma musica con la M maiuscola, come se ne ascolta poca, ed emozioni a quintali. è un artista in crescita costante ed esponenziale, un vero fenomeno, un genio puro e cristallino.

Un cenno di merito è dovuto agli ideatori e organizzatori del , che si conferma uno dei festival più interessanti e intelligenti del panorama musicale italiano: in una sola giornata, il pubblico arrivato a Parma ha potuto ascoltare, in location diverse, il folk blues acustico del promettente L.A. Salami, la musica elettro di Aaron e Acid Arab, ed il genio di Clementine. Che il Barezzi sia arrivato in ottima forma al suo decimo anno di attività è un segnale molto positivo per la musica live in Italia.


Parma, Teatro Regio 4.11.2016

La Scaletta

1 Then I Heard A Bachelor’s Cry
2 London
3 Adios
4 Nemesis
5 The People and I
6 Cornerstone
7 Winston Churchill’s Boy
Encore
8 I Won’t Complain
9 Caruso
10 River Man ( cover)

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