GIULIA MEI: Il live è scambio e dialogo umano Intervista

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Sarà uno spettacolo nuovo con una scaletta diversa, dove oltre ai brani di “Io della musica non ci ho capito niente” ci saranno anche alcuni pezzi del primo album e uno spoiler del nuovo album . Con i musicisti che mi affiancheranno sul palco vogliamo portare l’energia di tutto quello che è accaduto finora e, allo stesso tempo, dare un assaggio di quello che accadrà con la nuova musica che sto scrivendo e che farà parte del nuovo disco.
Ci sarà da ballare e da piangere, da saltare e da abbracciarsi, e tanta musica da vivere insieme.

Con queste parole GIULIA MEI racconta la ripartenza del suo tour, dopo una stagione autunno/inverno che l’ha vista protagonista nei club.

Cantautrice siciliana, oggi di base a Milano, Giulia Mei è una figura atipica nel panorama attuale. Alle spalle ha una formazione solida, quella del pianoforte studiato in Conservatorio tra Palermo e Bologna, e anche un percorso nell’insegnamento. Ma nella sua musica convivono mondi diversi: la disciplina accademica, la canzone d’autore e una forte componente elettronica che tiene tutto insieme.

Nel 2023 pubblica “Bandiera”, singolo uscito alla vigilia della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, che diventa presto colonna sonora delle manifestazioni del 25 novembre. Il brano conquista anche la giuria di X Factor 2024, amplificando la sua visibilità e diventando virale sui social e sulle piattaforme streaming, dove oggi supera i 5 milioni di ascolti complessivi.

A marzo 2025 arriva il secondo album, “Io della musica non ci ho capito niente”, dopo il debutto discografico con “Diventeremo adulti “del 2019, finalista alla Targa Tenco come miglior disco d’esordio.

Con questo bagaglio, Giulia Mei torna dal vivo in estate dopo una stagione che l’ha vista protagonista di concerti sempre più numerosi e partecipati, sostenuti da una presenza scenica intensa e da una proposta musicale che continua ad attirare pubblico e curiosità.

Leggi qui le recensioni dei concerti di GIULIA MEI

La stagione estiva presenta un calendario ricco di appuntamenti (vedi fondo), tra cui spicca la partecipazione allo Sziget Festival di Budapest, prevista per l’11 agosto 2026.

Questa estate sul palco, accompagnata dai “fedeli” Vezeve, giovane talento del beatboxing tra loopstation e synth, Dario Marchetti, alla batteria, percussioni e synth e Vittorio Di Matteo che cura i suoni, lo sguardo sarà rivolto sia al passato, con brani del primo disco, sia al futuro, con le prime anticipazioni del nuovo lavoro in arrivo.

Ed è proprio da qui che parte la nostra intervista con Giulia Mei.

Ci racconti la scaletta di questo nuovo tour? Hai detto che presenterai delle novità: recupererai il primo disco, il secondo e metterai anche qualcosa di nuovo. Come è costruito lo spettacolo?
Posso darti una panoramica a livello contenutistico. Il tour appena concluso era improntato quasi esclusivamente sull’ultimo album uscito; in quei live spesso il pubblico mi chiedeva di ripescare brani più vecchi e mi faceva piacere accontentare questa richiesta. Perciò in questo nuovo spettacolo ci sarà, anche su richiesta del pubblico, una parte dedicata ad alcuni brani del primo album, riproposti con la nuova direzione di produzione che sto seguendo. Allo stesso tempo sarà anche uno spoiler della musica che sto scrivendo: il nuovo materiale prosegue alcune ricerche già iniziate ma prende anche strade diverse. Quindi il tour è pensato per chi è nostalgico e per chi è curioso di scoprire oggi chi è Giulia Mei, cosa scrive e cosa scriverà.

Quindi è un tour “circolare”, che abbraccia passato e futuro. La nuova direzione musicale è simile a quella dell’ultimo album?
Simile, ma per certi aspetti no. Prosegue la ricerca iniziata con “Io della musica non ci ho capito niente”, soprattutto sul piano dell’elettronica e dell’incontro tra mondi musicali diversi, ma si ramifica verso nuovi punti. Il pianoforte resta sempre un elemento centrale, quasi una firma: mi piace “nascondermi” dietro il pianoforte, lasciarlo parlare. Però nella produzione mi sto aprendo a tante sfumature dell’elettronica, a sottogeneri e direzioni nuove che vengono dal mio percorso: vengo dalla classica, dalla canzone d’autore e dal folk, e mescolare queste radici con l’elettronica è per me una grande esplorazione libera da regole accademiche.

Quanto cambia la tua musica dal disco al live?
Cambia parecchio, ma non tanto come trasformazione totale degli arrangiamenti: fino a questo tour abbiamo cercato di restare abbastanza fedeli al disco. Siccome siamo in tre sul palco, tutti facciamo più cose e gran parte della musica è suonata live. La parte ritmica è costruita su due elementi che dialogano ed è tutto accompagnato da synth. Oltre all’attenzione agli arrangiamenti, fondamentale è l’improvvisazione: ritmica e nelle incastri tra i musicisti, ma anche nell’interazione con il pubblico. Però c’è sempre una parte importante di improvvisazione, sia musicale che nel rapporto con il pubblico. Ogni concerto diventa unico perché reagisce alle persone presenti: quando scendo tra il pubblico a cantare “Bandiera” e parlo con la gente, quella è vera improvvisazione.

Tornando al live: cosa cambia fra suonare in un club e suonare in un open air o a un festival?
Cambia molto, a partire dal suono: la resa acustica di una sala da club è differente da quella di un open air. Cambia anche il tipo di pubblico: nei club spesso trovi chi ti conosce e viene apposta, oppure amici che poi scoprono la tua musica; ai festival succede che molte persone ti incontrano per caso e possono diventare nuovi ascoltatori. Questa dinamica influenza il dialogo con il pubblico: in un club la vicinanza fisica facilita l’interazione, mentre in un festival l’impatto può essere più ampio e inaspettato, e anche per noi sul palco è diverso perché vediamo e reagiamo a cose diverse.

Come è cambiato il tuo modo di stare sul palco dall’inizio della carriera a oggi?
È cresciuto molto. Ora provo una sicurezza diversa: più consapevolezza, più energia. Salire sul palco mi dà forza perché capisco che ciò che porto è autentico e ho fiducia nel progetto. Fare moltissime date – il tour 2024–2025 ha superato gli 80 live – mi ha confermato che suonare è la parte del mestiere che più mi appaga: incontrare le persone, ricevere la loro energia, è ciò che mi nutre e cambia il modo in cui interpreto una canzone.

Che idea ti sei fatta della tua platea?
È molto trasversale, per età e per genere. È un pubblico affettuoso, che condivide davvero le canzoni. C’è una forte presenza femminile, ma il pubblico è davvero misto. Mi hanno stupito le famiglie intere che vengono ai concerti: genitori e figli insieme. E poi i bambini: vedo come partecipano, cantano, reagiscono, è una cosa che continua a sorprendermi. Per me è importante che la gente porti le proprie storie nelle canzoni e le faccia proprie.

Quanto conta il pubblico nei tuoi live?
Tantissimo. Per me il live è un dialogo. Ogni concerto è diverso perché dipende dalle persone presenti. Anche momenti come scendere dal palco e cantare tra la gente cambiano ogni volta. Mi piace pensare al live come a uno scambio di energia.

Ti senti a tuo agio sul palco?
Dipende dal contesto: quanta gente c’è, chi sono, come mi guardano. Non esiste una risposta unica. In generale mi sento nel posto giusto perché faccio qualcosa che mi appaga, ma ci sono capitate anche situazioni meno adatte nel passato. Quando succede, mi ricordo che scrivo e suono per un’urgenza personale: lo farei comunque, anche se il pubblico non mi comprende. Però poter condividere con altri è ciò che mi rinforza.

Quanto pensi al live quando scrivi le canzoni?
Quando scrivo penso principalmente al contenuto e all’urgenza narrativa della canzone. Se parliamo di produzione, invece, penso sempre a come riportare quel pezzo dal disco al palco, perché bisogna fare i conti con ciò che hai realmente sul palco, sia per scelte artistiche sia per limiti pratici come il budget. A volte scrivo in studio e poi decido di cambiare arrangiamento per il live: è una scelta possibile e praticabile. I brani vecchi spesso li canto in una dimensione più acustica, mentre i pezzi del nuovo album hanno arrangiamenti più elettronici e di sequenze.

La scaletta è studiata o è molto “a sentimento” la sera stessa?
È costruita in modo chirurgico. Ci penso molto, la scaletta segue una narrazione: energie sul palco, momenti atmosferici e anche la location. Capita spesso di riscriverla in base al contesto, ma non potrei salire senza sapere cosa fare. Sono molto precisa nella preparazione: studio tantissimo prima dei live, poi ovviamente durante e dopo analizzo gli errori.

A parte “Bandiera”, quali canzoni non possono mancare in un tuo live?
Certo, “Bandiera” è immancabile. In questo momento tengo molto a portare tutte le canzoni dell’ultimo album: ad esempio “Un tu scuiddari” e “La vita è brutta” – brani che raccontano punti di vista di impegno sociale e anche di evasione. Se dobbiamo suonare 15 minuti, ci sono dei pezzi che in quel contesto non possono mancare, ma molto dipende sempre dal contesto specifico. “Bandiera” poi mi ha sorpresa: l’ho suonata in teatri, scuole, convegni, in posti che non avrei immaginato, e la canzone ha fatto breccia oltre alle parole forti che contiene.

Hai portato “Bandiera” anche a X Factor. Come è stata quell’esperienza e ti ha aiutata per il palco “vero”?
È stata fondamentale. Stare davanti alla telecamera è stata un’esperienza diversa dal live: c’era molta adrenalina, una dimensione giudicante e performativa. Ho partecipato con spirito di gioco e poche aspettative, però è stato formativo e mi ha dato accesso a un pubblico che non avevo in quel momento. Se dovessi rifare quella esperienza, credo che la rifarei, perché mi ha dato molto.

Cosa ti aspetti – o cosa ti auguri – da questo nuovo tour?
Preferisco dire “mi auguro” più che “mi aspetto”: l’augurio è più accogliente. Mi auguro di trovare ancora la condivisione autentica, la meraviglia che nasce dall’incontro tra persone sotto al palco. Spero che chi mi ha scoperta in passato torni a vedermi e che nuove persone vengano a scoprirci. Mi auguro di trovare orecchie aperte, persone pronte alla condivisione.

Il tuo concerto è più da ascoltare o da ballare?
Entrambi. Le persone mi dicono che passano dal piangere al ballare nello spazio di pochi minuti durante i nostri live: una serata può farti piangere, ridere, ballare. La scaletta è pensata così, per far vivere uno spettro ampio di emozioni. Mi piace che il pubblico abbia la possibilità di attraversare atmosfere diverse.

Qual è il tuo sogno live?
Ce l’ho!!!! Mi piacerebbe fare un tour con il mio Fazioli (il pianoforte ndr) al centro del palco e un’orchestra sinfonica attorno, sarebbe il sogno realizzato.

GIULIA MEI TOUR ESTATE 2026

TOUR ESTATE 2026

Martedì 16 giugno – Roma @ Arci Roma Incontra Il Mondo
venerdì 19 giugno- Salzano (Ve) @ Summer Park Festival
sabato 27 giugno- Fontanafelice (Bo) @ Fiumedivino
domenica 28 giugno- Lugo (Ra) @ Ravenna Festival
giovedì 16 luglio – Torino @ Flowers Festival
venerdì 17 luglio- Fiorano Modenese (Mo) @ Fiorachella Music Festival
sabato 18 luglio- Caserta @ Eco Summer Festival
mercoledì 22 luglio- Jesi (An) @ Spop Festival
venerdì 24 luglio- Montopoli (Pi) @ Musicastrada
venerdì 31 luglio- Gradisca D’Isonzo (Go) @ Onde Mediterranee
martedì 11 agosto – Budapest @ Sziget Festival
sabato 5 settembre – Noto (Sr) @ Codex Festival
giovedì 10 settembre- Rimini @ Le Città Visibili 2026

https://www.facebook.com/giulia.meiofficial


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