THOMAS UMBACA: la musica della testa e dell’anima Recensione concerto live Milano

Condividi

VOTO 👏👏👏

A Milano il Biko è un club con una selezione molto attenta e omogenea con proposte musicali che spesso portano a notti sudate. Per una sera però il piccolo locale si è trasformato in un salotto (buono) dove la fisicità ha lasciato spazio all’interiorità, al raccoglimento emotivo. Una transizione anche plastica, fisica: la platea ha infatti accolto poltrone, sedie, sgabelli dove poter gustare un concerto intimo, magari sorseggiando con grande calma e compostezza una birra.

Un disco da presentare

Tutto questo per far spazio al concerto showcase del pianista e compositore THOMAS UMBACA, che presentava il suo nuovo album “Waiting for Music to Surprise Me Again”, uscito in digitale il 23 marzo 2026 (dal 18 aprile – in occasione del Record Store Day – disponibile anche in fisico). Il compositore milanese, aiutato dal Blond Redhead Amedeo Pace nella produzione di questo secondo disco, si muove in un’ambito musicale che unisce il pianoforte con l’elettronica, prediligendo il fattore emotivo della composizioni (prevalentemente strumentali) alla leggerezza e fisicità della musica leggera.

Al Biko di Milano, Thomas Umbaca ha portato in scena , nella pura essenza estetica, qualcosa che sfugge alle etichette. Non è jazz, non è pop, non è classica in senso tradizionale, né pura elettronica. È piuttosto un flusso sonoro sospeso, una materia viva fatta di voce filtrata, tastiere elettroniche, “rumori” in base e piano verticale, che si trasforma lentamente sotto gli occhi — e soprattutto dentro la mente — degli ascoltatori.

Atmosfera ed emozioni

Fin dalle prime note si percepisce un’atmosfera rarefatta, quasi metafisica. La voce diventa suono e si insinua come un sussurro, più evocata che dichiarata, mentre le strutture sonore si costruiscono e si dissolvono senza soluzione di continuità. Non ci sono vere e proprie, e strutturate come tali, “canzoni”, ma paesaggi interiori: colonne sonore di film che non esistono, se non nella sensibilità e nella mente di chi ascolta.

Il pubblico, sorprendentemente raccolto, sembra cogliere immediatamente la natura sacrale dell’esperienza. Dopo il primo brano, cala un silenzio quasi reverenziale: niente applausi, come se interrompere quel flusso fosse un sacrilegio. Solo in un secondo momento, una volta entrati nel mood, si torna ai “canoni” del concerto, con tanto di applausi ma sempre con una cautela rispettosa. L’approccio è quasi liturgico, più vicino a una messa laica che a un live tradizionale.

Attenzione e concentrazione ma il pubblico c’è

Questa dimensione straniante, sussurrata ma intensa, è anche il punto di forza e, allo stesso tempo, la sfida della musica di Umbaca. Richiede ascolto, concentrazione, disponibilità ad abbandonarsi, tutta merce rata in questo momento storico. Non c’è spazio per la fruizione distratta o per l’energia fisica tipica di certi concerti pop: qui tutto avviene a un livello più sottile, mentale ed emotivo. È un invito a rallentare, a entrare in sintonia con un mondo parallelo fatto di sfumature, dolcezze e introspezione.

Va detto che il suo pubblico sembra essere perfettamente “educato” a questo tipo di esperienza: attento, ricettivo, capace di immergersi senza resistenze nel flusso emotivo del suono. E forse è proprio questa connessione profonda tra artista e ascoltatori a rendere la serata così intensa.

Difficilmente vedremo Thomas Umbaca scalare le classifiche o apparire in contesti televisivi mainstream. Ma è proprio qui che risiede la sua autenticità. Un concerto come questo non è una “serata” nel senso comune del termine: è un momento di riconciliazione con la musica, un viaggio interiore, un’esplorazione dell’anima.

Anima e testa sono coinvolte

In un mondo spesso dominato dal rumore — non solo musicale — esperienze del genere diventano quasi necessarie. Un invito a fermarsi, ad ascoltare davvero, e forse anche a ritrovare un equilibrio più profondo, in un periodo in cui l’equilibrio, se c’è, è precario

Non ho visto il futuro del Rock’n’Roll (proprio no), non ho visto un innovatore del genere, che unisce piano ed elettronica, ma sul palco c’è un ragazzo che con la sua musica e la sua emotività riesce ad entrane nella profondità dell’anima e della testa smuovendo sentimenti ed emozioni e sviluppando la fantasia.

Difficile? Sì! Ma profondamente affascinante e coinvolgente.

Dopo Milano Thomas Umbaca replica il  16 aprile alla Casa del Jazz di Roma

https://www.facebook.com/thomas.umbaca


Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *