KULA SHAKER: meditazione rock Recensione live e scaletta concerto Milano

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Che botta raga! Altro che India!!! Questi ti spettinano. I KULA SHAKER sono tornati e non lo fanno certo in sordina.

Lo scorso 2 febbraio 2024 la band londinese ha pubblicato il settimo album in studio dal titolo “Natural Magick”, che ha visto riunirsi alla formazione il tastierista Jay Darlington all’organo Hammond rimettendo così insieme la band originaria, quella che ha composto e registrato “K” il mitico album di debutto del 1996.

Crispian Mills (voce e chitarra) insieme ad Alonza Bevan (basso), Paul Winter-Hart (batteria) e Jay Darlington (organo) si sono rimessi sulla strada e in questo nuovo viaggio in Europa hanno due tappe segnate sulla mappa in Italia, a Milano (13 maggio) e Roma (14 maggio) per poi tornare per ulteriori due appuntamenti estivi: il 29 giugno a Lugo (Ra) per il Ravenna Festival e il 03 agosto a Camigliatello Silano (Cs) nel Be Alternative Festival.

A “causa” del loro primo disco il nome Kula Shaker è immediatamente associato alle sonorità indiane, alla psichedelia, mettendo in secondo piano un suono più concretamente rock. E questa propensione rock, la loro anima rock, la dimostrano dal palco dove più che l’India comanda la chitarra che sfocia nell’hard rock con venature anni ’70. Lo si capisce subito, fin dalle prime note di apertura con “Gaslighting”, note che ricordano i Kinks di “You Really Got Me”.

Quello che va in scena è uno show di 90 minuti secchi, chirurgici, dove le sonorità del lontano est appaiono (sottolineiamo appaiono) in qualche occasione (“Happy Birthday”, “Infinite Sun”, “Indian Record Player” e più ancora nei due bis: “Govinda” e “Groove Is in the Heart”). Su “Happy Birthday” Crispian Mills invita alla meditazione, attività che nella sua forma classica preferisce le campane tibetane al suono di una ruvida chitarra. Ma questa è meditazione rock….

La spiritualità indiana viene messa da parte per il pragmatismo quasi politico di “Idon’twannapaymytaxeso ancora più a favore dell’urlo rabbioso contro la guerra, ora più che mai attuale, di “F-Bombs” in cui la band ripete “Fuck the War” incitando il pubblico a fare altrettanto e il pubblico non si fa pregare nel seguire questo disperato desiderio.

Chitarra protagonista, ma anche l’organo si prende i suoi spazi e contribuisce a creare quelle atmosfere psichedeliche che compongono la proposta sonora della band inglese e che si enfatizzano in occasione del live. Oltretutto Jay Darlington con i suoi lunghi capelli bianco/biondi ricorda il Gregg Allman della Allman Bros Band e riporta agli anni ’70 che spessissimo fanno capolino nello show.

Nel corso del concerto eseguono anche “Bringing It Back Home”, un inedito mai pubblicato su disco ed eseguito per la prima volta in questo tour.

Ad arricchire e dare ulteriore energia alla performance dei Kula Shaker c’è anche l’esplosiva presenza scenica di Mills che salta, s’inginocchia, maltratta la chitarra, incita il pubblico senza mai risparmiarsi. Non dimentichiamo poi che il pubblico ha più occasioni in cui se vuole può anche ballare, ma mai… balli lenti.

Sono novanta minuti precisi di concerto, una fucilata, un’esplosione di energia rock che include anche l’hard pop di “Tattva” e la potenza hard rock di “Hush” un brano di Joe South portato al successo prima nel ‘67 da Billy Joe Royal e poi fatta conoscere al mondo del rock dalla versione dei Deep Purple l’anno successivo (1968) come singolo che ha lanciato la band al successo e che ha consacrato la canzone come un “classico”. La versione dei Kula Shaker (che non ha nulla da invidiare per potenza rock a quella della band inglese a fine anni ’60) fu pubblicata come singolo nel 1997.

Paradossalmente uno dei momenti meno “riusciti”, o forse meno sorprendenti del concerto è proprio la versione di “Govinda”, attesissima, messa in apertura dei bis. La versione presentata per l’occasione non brilla, non sfonda, ma d’altronde è difficile riuscire a migliorare una canzone già di suo perfetta nella versione originale.

I Kula Shaker dal vivo sono una grande e piacevole visione e ascolto. Rock selvaggio, unito alla psichedelia e a una giusta quantità di atmosfere indiane (supportate anche “dall’arredamento” di scena). Energia, potenza ma anche rabbia, mischiate in un grande equilibrio danno un risultato piacevole e ben costruito.

Da NON perdere al prossimo giro estivo. Gli amanti del rock non ne resteranno delusi.

Scaletta

Gaslighting

Hey Dude
Waves
Natural Magick
Indian Record Player
Start All Over
Infinite Sun
I’m Still Here
Grateful When You’re Dead / Jerry Was There
Bringing It Back Home
Shower Your Love
Happy Birthday
Idon’twannapaymytaxes
F-Bombs
303
Tattva
Hush

Encore:
Govinda
Groove Is in the Heart

KULA SHAKER Recensione live e scaletta concerto Milano

https://www.facebook.com/kulashaker


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