APPINO l’equilibrio tra parole e musica Recensione e Scaletta live Milano

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Messi in pausa gli Zen Circus (ma già impegnati a lavorare per il ritorno) APPINO, il loro frontman, si concentra sul suo terzo progetto solista, l’ambizioso e impegnativo “Humanize”, un disco che tratta (con un buon risultato) dell’umanità e dei suoi “dintorni”.

Il tour del nuovo disco

Pubblicata l’uscita discografica il 17 novembre 2024, passano pochi mesi e Appino parte per il suo tour di presentazione del disco. Per la data zero prevista il 23 febbraio 2024 il cantante pisano/livornese sceglie proprio il The Cage di Livorno. L’omonimo “Humanize Club Tour”, una serie di 20 date capillari, farà tappa in locali dove il concerto da solista, più snello di quello degli Zen Circus, riesce a trovare una buona sistemazione, così come ci ha spiegato lo stesso Andrea in un’intervista (Leggi qui).

Un po’ prima della metà il tour fa una doppia tappa a Milano, con un sold out e un secondo appuntamento prossimo al tutto esaurito. Un concerto al completo lo troviamo anche a Bologna (24 febbraio). E la risposta del pubblico milanese viene ripagata molto bene dal cantautore (per l’occasione questo è il suo ruolo) che mette in scena un set incentrato sull’ultimo disco da solista e qualche brano dagli altri dischi del suo repertorio. Restano volutamente fuori (leggi sempre nell’intervista) i brani degli Zen Circus.

Recensione e scaletta live Milano

Il concerto è una trasposizione del concept del disco, un viaggio per parole e musica all’interno della “Umanità”, del nostro ruolo nella vita e sulla terra. Parte essenziale di “Humanize” sono i frammenti di riflessioni registrate direttamente da Appino in tante diverse occasioni, pensieri fatti da personaggi più disparati, un ricco campionario di umanità che mette in mostra se stessa.

Nella versione live questi interventi sono ridotti, selezionati, diventano solo 3 blocchi, che introducono altrettanti momenti del concerto. Ma le parole importanti arrivano anche dai testi delle canzoni che Appino porta in scena (quasi tutte quelle dell’ultimo disco) che s’incastrano alla perfezione con altrettanto significativi e accattivanti blocchi e digressioni musicali.

Un tale bilanciamento è presente anche sul disco ma qui le musiche si dilatano, prendono corpo e sostanza al pari delle parole che vengono scandite chiaramente, supportate anche da uno “studiato” e calibrato mixaggio tra musica e voce. Questo sposta immediatamente il focus verso la canzone d’autore, o meglio il rock d’autore perché Appino è rock e, anche da solo, non può uscire da questo ambito e contesto.

Si parte, dopo l’introduzione parlata, con un blocco dedicato al nuovo album a cui segue una versione cantata insieme al pubblico di “Rockstar”, estratta dal secondo album da solista “Grande raccordo animale” (2015).

Durante tutto il concerto Appino non dice una parola, a differenza di quanto siamo abituati a sentirgli fare, lascia che sia la sua musica e i suoi testi a esprimersi per lui. Quando poi saluterà il pubblico lo dirà: “parlano tutti e allora è il momento per me di stare zitto”

Il cuore del concerto batte forte

La parte centrale del concerto è la migliore, con un’ottima infilata di canzoni una più bella dell’altra, una meglio eseguita dell’altra. Potenza ed eleganza si esprimono con parole e musica perfettamente equilibrate tra loro, con lunghe fughe strumentali. Ecco allora: “Carnevale”, “Genio della lampada”, “L’adunata dei disinteressati” (quasi funk, comunque grondante di groove), “Enduro” (acida e rabbiosa) e “Che il lupo cattivo vegli su di te” (dall’album “Il testamento” esordio solista del toscano datato 2013) coinvolgente e con una lunga coda strumentale. Musica che si basa sulla chitarra ma vede anche un grosso apporto delle tastiere e di una marcata base ritmica.

La parte acustica

Un breve saluto del protagonista e si volta pagina. È il momento del blocco acustico, con la “bennatiana”, con armonica a bocca e chitarra acustica “La festa della liberazione”, mentre “Il lavoro mobilita l’uomo” ci porta nella west coast e “Ora” è arricchita da preziosi e ricercati arpeggi acustici.

Torna la band su “Ulisse” (da “Il grande raccordo animale”), con Appino ancora alla chitarra acustica che porta a un finale progressive (con tanto di richiami alle Orme di ’”Uomo di pezza”).

C’è spazio ancora nel bis per un ultimo tuffo nel passato per chiudere il concerto con “Testamento” dall’omonimo album anche qui con una lunga fuga strumentale conclusiva.

Bene. Bravo

Insomma, Appino, in un abito diverso da quello con la band colpisce con un ottimo impasto tra musica e parole, due mondi affascinanti che il toscano gestisce molto bene regalando equilibrio e profondità, in un concerto che vede anche una bella produzione, con interessanti parti delle luci, estremamente funzionali alle atmosfere musicali.

Fa centro anche da solo (che poi solo non è). Bravo!

Appino Humanize Club Tour Recensione e Scaletta live Milano

Humnz#1: sprovveduti e sconosciuti
Del nostro avvenire
Metti questa al mio funerale
Humnz#2: lo status quo
È solo una bomba
Rockstar
La fine di un ragazzo
Carnevale
Genio della lampada
L’adunata dei disinteressati
Enduro
Che il lupo cattivo vegli su di te
Humnz#9: l’ombra di un’incertezza
La festa della liberazione
Quando mi guardi
Il lavoro mobilita l’uomo
1983
Ora
Ulisse

Encore:
Il testamento

https://www.facebook.com/andreaappino


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