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ZUCCHERO: Il blues non morirà mai! (Recensione e scaletta)

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ZUCCHERO
WORLD WILD TOUR 2023
31 maggio 2023
Terme di Caracalla
Roma

Recensione di: Bianca Chiabrando
Voto: 9

Si apre a Roma la serie di date italiane del tour che vedrà impegnato Zucchero “Sugar” Fornaciari fino a Luglio 2023. Il World Wild Tour 2023 è iniziato a marzo in Danimarca e ha già conquistato paesi ad angoli opposti del pianeta Terra: dalla Nuova Zelanda alla Finlandia, Zucchero sta circumnavigando il globo con il suo blues.

Le date romane del World Wild Tour 2023 vengono ospitate in una suggestiva location che trattiene tra le sue mura migliaia di anni di storia: le Terme di Caracalla. Qui, tra le rovine dell’età imperiale, si staglia un enorme palco affollato da ogni sorta di strumento musicale: trombe, percussioni, due batterie, tastiere, bassi e coloratissime chitarre. Infatti, ad incorniciare il talento di Zucchero, è una variegata band composta da dieci membri che da soli arrivano ad raggiungere la potenza di un’intera orchestra.

Dioniso senza tempo.

Zucchero non ha bisogno di presentazioni. Entra senza dire una parola, cappello di paglia e giacca bianco ottico, dopo un’introduzione musicale breve ma d’impatto della corista camerunese Oma Jali, e intona con sicurezza le prime note di “Spirito nel buio”. Sugar rende chiaro a tutti fin da subito che non sbaglierà un colpo. Sopra il palco sembra che il tempo per lui non sia passato. Il graffio blues che ha reso la sua voce celebre in tutto il mondo è rimasto invariato, la grinta con cui addenta ogni nota è quella di un ventenne che però ha sulle spalle quarant’anni di carriera. Non perde tempo a parlare, e passa da un brano all’altro facendo pause di pochi secondi in monacale silenzio.

C’è qualcosa di dionisiaco nell’energia con cui affronta pezzi come “Partigiano reggiano”, che vede per la prima volta il pubblico staccarsi dalle sedie su cui avevano comodamente trascorso le prime canzoni. Zucchero è capace di portare il suo pubblico dal riso al pianto con grande naturalezza; sembrano tutti coinvolti in una seduta di ipnosi collettiva quando, pochi secondi dopo aver consumato la suola delle scarpe con “13 buone ragioni”, ci si scambia fazzoletti con il vicino di posto durante “Ci si arrende” e “Pene”.

La band, intanto, non passa inosservata. Si distinguono le bacchette rosa fluo con cui Monica Mz Carter crea ogni sorta di ritmo sulla sua batteria, gli assoli alle tastiere di Nicola Peruch e la voce impeccabile di Oma Jali.

I fan di Zucchero sembrano prendere definitivamente parte alla contagiosa follia del cantante durante “Baila” (Sexy Thing). Noto con stupore che sono pochissimi i telefoni alzati nell’aria per filmare il concerto. La gente balla e si diverte, ed è troppo impegnata a scatenarsi per ricordarsi di fare qualche video.

L’angolino.

“Non parlo perché parla la musica, non ho altro d’aggiungere: tutto quello che ho da dire lo dico lì. E qualche volta, purtroppo, lo dico anche in maniera troppo diretta.”

Solo passata la metà del concerto, Zucchero concede al suo pubblico un’intima chiacchierata. Si fa portare una sedia e, illuminato da una luce bianca, si racconta.

“Un giornalista mi ha chiesto” dice, sorridendo. “Perché scrivi canzoni sublimi ma poi fai anche canzoni da trattoria?”. Zucchero, senza smettere di strimpellare le corde della chitarra, spiega che nel soul e nel blues si incontrano temi spirituali e terreni. “Il blues non è la musica del diavolo, ma una musica tra sacro e profano” conclude, prima di cantare “Dune mosse”. Un piccolo ritaglio di tempo, definito dallo stesso Zucchero “l’angolino”, che regala al pubblico un’acuta autoanalisi sulla carriera musicale del cantante.

Il blues non morirà mai!

Dopo la grande emozione che porta con sé “Miserere”, in cui Zucchero si fa accompagnare dalla voce registrata di Luciano Pavarotti, che compare sugli schermi laterali del palco, arriva il momento della band di brillare di luce propria. Zucchero si prende una breve pausa lasciando il pubblico nelle mani capaci dei suoi musicisti, che propongono delle versioni virtuose di rinomati brani come “Stayin’ Alive” (Bee Gees) e “Honky Tonk Train Blues” (Keith Emerson).

Zucchero Live Terme di Caracalla Roma 31 05 23

Zucchero ritorna avvolto in una giacca giallo limone, carico, conducendo il concerto verso il finale. Insieme a lui sale sul palco il coro Sherrita Duran Gospel Choir, che rende ancora più pieno l’arrangiamento dei brani con un tripudio di armonie. Vengono proposti, tra gli altri, pezzi tratti da “Oro, incenso e birra”, il disco del 1989 che per molto tempo è stato l’album italiano più venduto del mondo. Zucchero canta e suona “Overdose (d’amore)” e “Diamante” — senza dimenticarsi di salutare De Gregori, autore del pezzo.

Conclude, nella frenesia generale, con “X colpa di chi” e “Diavolo in me”. Nonostante siano passate più di due ore dall’inizio del concerto, sembra che Zucchero abbia l’energia per continuare tutta la notte. Con un urlo squarcia il cielo della notte romana: “Il blues non morirà mai!”.

I granelli di Zucchero

Insieme a Zucchero, sul palco delle Terme di Caracalla, non c’erano solo i suoi musicisti.
Nelle sue canzoni e nella sua voce convivono ogni sorta di influenze musicali. Ci sono Joe Cocker, Robert Johnson, B.B. King, Eric Clapton; si intrecciano blues, suol, rock, musica leggera. È coi i suoi tantissimi granelli che Zucchero incanta il suo pubblico, regalando una performance tutto arrosto e niente fumo.

La band 

Polo Jones (direttore musicale, basso), Kat Dyson (chitarre), Peter Vettese (hammond, piano), Mario Schilirò (chitarre), Adriano Molinari (batteria), Nicola Peruch (tastiere), Monica Mz Carter (batteria, percussioni), James Thompson (fiati), Lazaro Amauri Oviedo Dilout (fiati) e Oma Jali (cori).

Scaletta

Spirito nel buio
Soul Mama
Sarebbe questo il mondo
La canzone che se ne va
Quale senso abbiamo noi
Partigiano reggiano
13 buone ragioni
Ci si arrende
Pene
Facile
Vedo nero
Baila (Sexy Thing)
Iruben me
Dune mosse
Un soffio caldo
Il volo
Miserere
Stayin’ Alive (Band)
Nutbush City Limits (Band)
Honky Tonk Train Blues (Band)
Overdose (d’amore) (con il Sherrita Duran Gospel Choir)
Let It Shine (inedito, con il Sherrita Duran Gospel Choir)
Diamante (con il Sherrita Duran Gospel Choir)
Così celeste
X colpa di chi?
Diavolo in me

Bis:

Chocabeck
Con le mani
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Un pensiero su “ZUCCHERO: Il blues non morirà mai! (Recensione e scaletta)

  • me l’avete fatto vivere punto per punto questo concerto alle Terme di Caracalla. grazie! Una recensione proprio immersiva. Continuate così

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