MARCO MENGONI: San Siro sarà una botta pazzesca (Intervista).

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Per la prima volta negli stadi
Live a Milano e Roma

approda per la prima volta a un concerto negli stadi, con due date (più una “zero”): la prima a San Siro di Milano e poi all’Olimpico di Roma.

Concerti negli stadi che coincidono con il rientro alla musica live da cui mancava “da due anni, sei mesi e un giorno. era stato il 18 dicembre 2019 a Londra” ricorda Mengoni in un’intervista pochi ore prima di salire sul palco dello milanese.

Una lunga assenza dai live che Marco però ha vissuto con serenità. “Mi è mancato tantissimo lo scambio di energia dei concerti però c’è stato un disco da preparare, che non è poco – spiega – ho fatto poi delle esibizioni in tv, inclusi quattro pezzi al primo maggio. Ma non è la stessa cosa di un tuo concerto, dove la gente è lì per te, hai tutta l’attenzione focalizzata e tu sei responsabile di tutto ciò che fai. In questo periodo ho avuto molto tempo per mettere a fuoco le idee da portare sul palco” conclude.

Un ritorno alla grande, che è anche l’occasione per ricordare i suoi 13 anni di attività, che ripropone in una serata. “Non è stato facile fare la scaletta ho un repertorio molto ampio fatto di tanti album con 61 dischi (singoli inclusi) di platino, di cui 41 in questo live. Abbiamo lavorato su tutti i pezzi – continua – per costruire una scaletta che ci permettesse di raccontare diversi aspetti della mia carriera, mischiando canzoni degli esordi con le cose più recenti, perché al centro di tutto, anche di queste due date uniche, c’è sempre la musica.” “E poi – prosegue – era difficile portare sul palco le atmosfere dell’ disco. Ho deciso così di dividere il concerto in blocchi, differenti tra loro e ognuno con caratteristiche ben precise.” Ad accompagnarlo nel live una band internazionale di gran livello di cui il cantautore romano è entusiasta. “Sono bravissimi. È un concerto tutto suonato, niente di digitale.

Oltre alla musica nel concerto trova spazio un “concetto”: quello delle parole. “Nello show – spiega – c’è un monologo, che non è proprio tale, in cui affronto il tema della parola, della comunicazione anche in relazione al lungo stop in cui sembra calata l’attenzione verso gli altri. È un “monologo” che parla dell’importanza della parola, di come ci si dovrebbe comportare, un invito a non aver paura dell’altro. Ho chiesto ai miei collaboratori e ad altre persone – prosegue Mengoni – d’indicarmi le parole che potrebbero e dovrebbero essere tolte dal vocabolario cosicché non esistessero più i gesti collegati. Parole come razzismo, indifferenza. L’ideami è venuta vedendo un’intervista a Bregovic che diceva che nella sua lingua non esiste la parola intolleranza e quindi nemmeno il concetto. Quello che io toglierei è intolleranza ma soprattutto modificherei il modo di dire, di usare le parole. Secondo me – ragiona – il pubblico è più moderno delle parole da togliere. La musica è comunicazione potente e il mio pubblico è attento.” In merito all’uso della parola, soprattutto tramite social, Mengoni Se usate male le parole possono essere dei veri proiettili e possono fare danni e paura. Io – confessa – non ho più paura di niente perché ne ho già avuta troppa e quindi non voglio rinunciare più a niente. È tuttavia necessario ribadire questi concetti.

Le emozioni e le tensioni della sua prima esperienza negli stadi Mengoni la racconta così: ”È una grande energia che metti in moto, una botta fortissima. Sino a ora durante le prove ho avuto un paracadute che mi ha salvato e mi ha fatto congelare l’emozione. L’ho già vissuto in maniera simile a Codroipo (dove – non in uno – ha fatto la data zero) ma so che quando salirò sul palco di San Siro mi arriverà una botta. Però è la prima volta non so realmente come me lo vivrò.”

A Roma “per la seconda o ultima data che dir si voglia” come scherzando Mengoni sul palco saliranno degli ospiti (, e ), unica occasione, visto che a Milano non sono previsti interventi sul palco. “Non c’è un motivo particolare Mengoni tutto è partito dagli ospiti stessi. A Roma sono di casa, mi sembra una questione di famiglia, questo non mi mette più ansia però è sempre Roma, la città vicina a dove sono cresciuto, nella stessa regione.”

E se ne va, pronto a salire su quel palco di fronte a 54.000 spettatori, apparentemente senza nessuna ansia, e con la certezza che questo autunno tornerà a esibirsi nei palasport: a Mantova (2 ottobre 2022), poi a Milano (5 ottobre), Torino (12 ottobre), Bologna (14 ottobre), Pesaro (16 ottobre), Firenze (18 ottobre), Roma (21 ottobre) ed Eboli (27 ottobre).

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