SUBSONICA: senza respiro e inarrestabili (Recensione)

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SUBSONICA
MICROCHIP TEMPORALE TOUR
12 aprile 2022
Alcatraz
Milano

Recensione di Luca Trambusti
Voto: 9,5

Certo, siamo tutti riuniti in un club per divertirci, ballare, battere le mani, celebrare il rito del concerto, ma fuori dal club c’è una realtà difficile drammatica e allora i Subsonica, sempre sensibili, non vogliono farlo dimenticare al loro pubblico e così lo show si apre con il lugubre urlo delle sirene dell’allarme, sì proprio quelle che precedono le bombe e che siamo abituati a risentire suonare…ma filtrate da uno schermo televisivo. E poi attacca “Ali scure” che parla proprio di questo, delle bombe che cadono.

Così inizia il concerto dei Subsonica che fanno entrare la realtà nel club prima di sigillare le porte e portarci nel loro mondo sonoro, pulsante, energico, vitale, sferragliante e inarrestabile, con tanto ritmo e voglia di muoversi, ballare, il tutto amplificato dalla lunga assenza di concerti sudati e appiccicati (cose entrambe realizzate).

Subsonica Scaletta Tour Microchip Temporale 2022

Tra le prime date del lungo tour arriva la “doppia” di Milano dove il pubblico ha pazientemente atteso, rinvio dopo rinvio, con il biglietto in mano sino a poter tornare alla “normalità”, quella richiesta da un concerto di questo genere.

Due ore e spiccioli di concerto, senza pause e senza bis in un tour denominato “Microchip temporale”, dal titolo del loro ultimo album del 2019 con cui hanno celebrato i 20 anni del loro secondo album “Microchip emozionale”, rileggendolo, con tanti ospiti.

L’energia che la band torinese porta sul palco è incredibile ma ancor più lo è la contagiosità nei confronti del pubblico che si dimostra in ogni occasione attento e molto legato alla orami storica formazione. Un live pieno di groove, con un basso che spinge forte, parte di una ritmica importante ed evidente, fondamenta di questo show. Non c’è un attimo di tregua (si cala solo un po’ durante “Lasciati”) per il resto sono incessanti, sia quando “rockeggiano”, sia quando ti portano su un dancefloor di qualità.

La prima parte è assai robusta e fanno l’apparizione gli ospiti del tour; Ensi e Willie Peyote. Entrambi torinesi ed entrambi che eseguono un brano della band e uno del loro repertorio. Ensi interviene con le sue barre su “Il cielo su Torino”, prosegue con la sua “Numero uno” e s’incontra con la band sulla cover di “Aspettando il sole”, firmata Neffa. Willie invece duetta, anche lui con le sue barre, su “Sonde” (come sul disco “Microchip temporale”) e sulla base musicale suonata dalla band canta “Non sono razzista ma….” tratta dal suo secondo disco.

Se “Lasciati” fa riprendere fiato è anche il brano che fa da cerniera tra due parti dello show. Ci pensa infatti subito il basso di Vicio a fare risalire BPM e groove aprendo letteralmente le danze e portando il pubblico sul dancefloor, in una torrida discoteca celebrata anche da “Discolabirinto”, che parte dalla versione di Cosmo sul disco e che è meno disco e più funky per virare poi verso il tribale. Segue un tributo/ricordo a Claudio Coccoluto e alla sua lezione che ha portato i Subsonica a scrivere “Il mio DJ”.

Questa apertura alla disco è la parte più coinvolgente del concerto, non che sino a quel momento non lo fosse, ma è il momento liberatorio, quello in cui attraverso la danza si rilasciano contagiose energie, scaricando una tensione accumulata negli ultimi anni. Il pubblico balla, si sente una grande ventata di libertà e di partecipazione collettiva e comune. D’altronde è veramente impossibile restare fermi e impassibili sulla pulsante musica che propone la band. Una parentesi ritmica declinata in differenti modi, da quella più pulsante e disco sino a una “disco d’autore” (!!!!!!)

Oltre a Coccoluto, con “Strade” i Subsonica omaggiano anche Pasquale Modica, bravissimo fotografo scomparso qualche mese fa, da sempre artefice dei più begli scatti live della band che lo considera un elemento importante nella loro carriera.

Il concerto si chiude su una versione “nuda”, unplugged di “Tutti i miei sbagli”, spogliata di ogni sovrastruttura elettronica e cantata da quel gigantesco coro formato dal pubblico

Concerto incredibile, liberatorio, di grandissima forza, amplificata anche dalla situazione contingente ma che nuovamente ripropone i Subsonica come una delle più belle (se non la più bella) realtà della musica live in Italia.

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