ROBERTO VECCHIONI: un ragazzo di 76 anni con gran voglia di cantare e di divertirsi. Recensione

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ROBERTO VECCHIONI Live
L’INFINITO TOUR
21 Marzo 2019
Teatro Colosseo
Torino

Voto: 7,5
Testo e Foto di Giorgio Zito

ROBERTO VECCHIONI Live

Ancora una volta Roberto Vecchioni ha deciso di aprire il suo tour a Torino, una città che l’ha sempre seguito con particolare attenzione e ancora una volta torna in un teatro in cui ormai è di casa, il Teatro Colosseo, come sempre tutto esaurito per cantautore milanese.

L’infinito Tour

Il concerto preparato per “L’Infinito Tour” è diviso in due tempi distinti e separati: il primo dedicato esclusivamente al nuovo album, “L’Infinito”, che ha visto il ritorno di Vecchioni sulle scene con un lavoro egregio, probabilmente il suo disco più bello e sentito degli ultimi anni, mentre il secondo tempo è equamente diviso tra brani più recenti e canzoni storiche del vecchio repertorio.

ROBERTO VECCHIONI Live Torino
Roberto Vecchioni Live
Con lui grandi musicisti

Accompagnato da un quartetto di tutto rispetto, in cui spiccano Massimo Germini alle chitarre acustiche e Lucio Fabbri a pianoforte e violino (gli altri due componenti sono Antonio Petruzzelli al basso e Roberto Gualdi alla batteria), Vecchioni fa il suo ingresso sul palco poco dopo le 21,00 introdotto dalla sua voce recitante fuori campo, aprendo con “Una Notte, Un Viaggiatore”, lo stesso brano che apre il disco “L’Infinito”.

La prima volta

Emozionato, come è giusto che sia per una prima, Vecchioni esegue otto brani dal nuovo disco, introducendoli con brevi racconti in cui c’è tutto il suo mondo: la letteratura, l’arte, la storia, gli amori, le cose che rendono la vita degna di essere vissuta. Così racconta del vecchio perso nella nebbia del Fellini di Amarcord per introdurre “Com’è lunga la notte”, un vero e proprio inno alla vita, e cita Euripide per presentare “Ogni Canzone D’amore”. Per raccontare il dolore più grande che può capitare ad una madre, perdere il proprio figlio, ricorda i Promessi Sposi e La Storia di Elsa Morante, introducendo una versione intensa di “Giulio”, il brano dedicato al ricercatore Giulio Regeni, che chiude visibilmente commosso.

Il brano per Zanardi

Citando se stesso, rovescia il senso della celebre Samarcanda: non è vero, dice, che siamo segnati dal destino, anzi. Non si deve scappare davanti al destino, ma lo si affronta guardandolo in faccia, e così lo si vince. Questo è il senso di “Ti Insegnerò A Volare”, brano dedicato alla vicenda di Alex Zanardi, ma stasera dedicato anche a Manuel Bortuzzo. Vite coraggiose, come quelle dei due giovani che hanno dato la loro vita per difendere un’ideale di giustizia e libertà: la combattente kurda Ayse, la cui vicenda è raccontata in Cappuccio Rosso, e l’italiano Lorenzo Orsetti, a cui Vecchioni dedica il brano, morti entrambi combattendo l’Isis. Il primo set si chiude con la profonda “L’Infinito”, in cui un emozionato Vecchioni è accompagnato splendidamente da chitarra e mandolino, e con l’energica “Formidabili quegli anni”.

Roberto Vecchioni
Secondo tempo

Dieci minuti di pausa e la band torna sul palco per il secondo set, dedicato ai brani che il pubblico più attende, da quelli più personali e allegri (“La Mia Ragazza”, “El Bandolero Stanco”, “Le mie ragazze”) a quelli più intensi, in cui l’autore si interroga sul senso della vita e della morte: l’intensa “La stazione di Zima”, che ci ricorda che se siamo su questa terra è perché Eva ha scelto di barattare il paradiso con la libertà, la splendida “Le rose blu”, in cui il violino di Fabbri fa crescere l’emozione, arrivando in fine al cuore del pubblico e della sua filosofia di vita con “Viola d’inverno”.

Tuffo nel passato

Ma il vero tuffo nel passato arriva con una versione appassionata di “Stranamore”, che anche’essa gode del pregevole violino di Lucio Fabbri, una bellissima “Ninni”, in cui Fabbri passa alla chitarra elettrica per un assolo in chiusura, e una inaspettata e sorprendente “Velasquez”, con una chitarra elettrica acida e neilyoungiana. Qui Vecchioni non perde l’occasione per tornare sui temi dell’attualità, ricordando che il suo Velasquez non si chiude ma si apre al mondo, perché ha fiducia nell’uomo, anche a rischio di scoprire il fianco. I due successi più recenti, “Sogna Ragazzo Sogna” e “Chiamami Ancora Amore” chiudono il concerto.

Ancora spazio al passato per i bis, con “Mi Manchi”, che vede ancora un bravissimo Fabbri alternarsi tra violino e chitarra, e i due classici “Luci a San Siro” e “Samarcanda”.

Una gran voglia di cantare e divertirsi

In quasi due ore e mezza di concerto, questo ragazzo di 76 anni ha dimostrato di avere ancora una gran voglia di cantare e di divertirsi (Ho fatto un patto con il padreterno, finché ho voglia di cantare non mi viene a prendere dirà durante la serata) e tante cosa da dire, trovando un’ottima spalla nel vecchio sodale Lucio Fabbri, che si alterna a violino, pianoforte, chitarra e mandolino, e una band essenziale e perfetta per dare risalto alle canzoni di uno degli ultimi grandi cantautori italiani.    

Set list
Prima Parte

1 Una Notte, Un Viaggiatore
2 Com’è Lunga La Notte
3 Ogni Canzone D’amore
4 Giulio
5 Ti Insegnerò A Volare (Alex)
6 Cappuccio Rosso
7 L’Infinito
8 Formidabili Quegli Anni

Seconda Parte

9 La Mia Ragazza
10 La Stazione Di Zima
11 Stranamore
12 Le Rose Blu
13 Viola D’inverno
14 Le Mie Ragazze
15 El Bandolero Stanco
16 Ninni
17 Velasquez
18 Sogna Ragazzo Sogna
19 Chiamami Ancora Amore

Bis

20 Mi Manchi
21 Luci A San Siro
22 Samarcanda

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