AFTERHOURS: Noi siamo Afterhours e ne siamo sicuri. Intervista

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AFTERHOURS intervista
Noi Siamo Afterhours
Ricordi e sensazioni di un concerto

Di Luca Trambusti
Foto Viginia Bettoja

LEGGI QUI LA RECENSIONE DEL DVD 

AFTERHOURS intervista

30 anni di carriera, 30 anni di dischi, palchi e canzoni ma soprattutto di rock. Il 10 Aprile 2018 gli Afterhours hanno organizzato un concerto celebrativo per ricordare e ripercorrere i 3 decenni di attività. Per la prima volta la band milanese si è esibita al Forum di Milano riempito in ogni posto con un pubblico che ha risposto alla grande alla loro proposta. A quel concerto, a cui hanno partecipato tutti i componenti che si sono succeduti nel corso della storia della band, gli Afterhours hanno dato anche un seguito discografico, dal titolo “Noi siamo Afterhours” con una pubblicazione composta da un doppio CD live ed un interessante DVD.

Afterhours Live
AFTERHOURS intervista

Ecco cosa raccontano e ricordano di questa esperienza gli Afterhours.

Come nasce questo progetto discografico?
Agnelli.

Per caso, senza calcolo iniziale. Eravamo partiti con l’idea di filmare e registrare il concerto per un documento, una testimonianza quasi privata, non sapevamo cosa fare subito. Poi il concerto è andato bene e, nonostante le riprese che ingessano, nelle immagini si è mantenuta tutta la spontaneità e naturalezza del palco. Erano ottime anche le registrazioni audio. A quel punto abbiamo deciso di fare un docufilm su DVD e riproporre su CD il concerto.

Riprodurre l’atmosfera del concerto è irripetibile nell’assenza fisica dallo stesso, quindi c’era la volontà di realizzare qualcosa che ci rappresentasse e da lasciare come testimonianza. E’ un documento che riassume i ns 30 anni e li celebra ma che racconta anche una serata.

Come arriva invece l’idea di riportare tutte le formazioni di questi anni sul palco?
Agnelli

Spesso in questi concerti celebrativi si chiamano illustri ospiti. Sono operazioni che non ci piacciono ed allora abbiamo richiamato le formazioni della nostra storia e tutti quelli che hanno fatto parte del progetto. Inoltre, da fruitore di concerti, mi sto accorgendo che la spettacolarizzazione nel live sta prendendo sempre più piede, forse anche per giustificare i prezzi dei biglietti. L’ultimo concerto di Nick Cave (leggi qui recensione) è stato, invece, chiaro in senso contrario, perché, in controtendenza, è scambio con il pubblico esalta il rito e la forza intrinseca di un concerto confermando che questo non va a discapito della sua qualità.

Afterhours
AFTERHOURS intervista
Quello che si nota nel DVD è la tipologia di riprese. Molte sono come “soggettive” dal palco.
Agnelli

E’ vero. Abbiamo deciso, con l’uso della Steady Cam, di trasportare sul palco affianco a noi chi guarda. Dargli la possibilità di vedere quello che vediamo noi, essere lì. Lo stesso per il montaggio (mai frenetico ndr) che permette di “gustare” le singole immagini e scene.

Xabier Iriondo

La soggettiva della camera è suggestiva nel rivederla, da fan secondo me è entusiasmante. Riporta l’emozione di una grande festa del racconto di una storia importante.

Il concerto si apre con un tuo errore Manuel. E’ stato lasciato. Qual è stata la tua reazione a quell’entrata sbagliata?
Agnelli

E’ stato un segno importante, da lì non si poteva che migliorare. Mi ero preparato con grande cura a questo concerto ed iniziare con un errore poteva essere un disastro ma ho superato la cosa con un po’ di dispiacere ma ho capito che non doveva e poteva vanificare tutto, così mi ha dato forza e coraggio. Alla fine un concerto perfetto è un concerto vivo dove hai energia e voglia da e di trasmettere, dove parli il tuo linguaggio e vieni capito. Non è la perfezione, la mancanza totale di errori… e di quelli ce ne sono sempre stati tanti.

Il fatto di aver chiamato i diversi componenti della band ha portato anche suoni, approcci e stili diversi nel concerto.
Agnelli

Certo. Ognuno ha portato la sua personalità all’interno del suono. C’é da dire che ogni formazione è durata parecchi anni quindi c’è stato modo di avere una sedimentazione del suono, che connota ogni periodo così strettamente legato ad ogni fase. I cambiamenti comunque fanno parte del percorso della band. Riportarli sul palco è stato parte delle celebrazioni e dei ricordi anche in termini sonori.

Afterhours
Che sensazioni avevate durante quel concerto? Come vi sentivate sul palco?
Agnelli

Per metà concerto è stato un viaggio in un tunnel emotivo a raccontarmi i pezzi, a cercare il modo migliore di interpretali, al netto dell’errore. Poi capendo che era un bel concerto ho iniziato ad interagire con il pubblico. La mia emotività era la prima cosa su cui volevo concentrarmi, entrare nel mood del concerto dal versante emotivo. Poi capito e superata questa fase me la sono goduta anche come festa.

Rodrigo D’Erasmo

Sono stato in trance per tutto il concerto, in particolare nella prima parte, fino a quando non ho lasciato il palco per far posto alle altre formazioni. Con quella sospensione di 40 45 minuti è stato difficile tornare in scena, mantenere l’adrenalina e ricaricarsi subito. Il momento acustico sugli spalti mi ha aiutato e riconnesso con il pubblico.

Xavier Iriondo

Ho avuto diversi stati emotivi. Alla salita sul palco non avrei mai detto di arrivare lì, mi sembrava incredibile di essere in quel luogo e momento ma al ritornello del primo pezzo mi sono sciolto. Mi sono emozionato anche nella parte in cui non ero sul palco perché era il periodo in cui non stavo nella band. Sono stati momenti emotivi unici ed irripetibili.

Roberto Dellera

Ci sono state cose sotto controllo altre fuori. Salendo su palco avrei voluto sentirmi come le grandi star, essere super rilassato ma poi in quel momento ero molto fuori controllo e strateso. Dalla sua Manuel ha il fatto che racconta anche emozioni nelle sue parole e vive momenti emotivamente forti in cui confluiscono anni di lavoro. Per quel concerto non posso dire di essermi divertito durante la serata. L’ho fatto dopo.

Qual è la considerazione finale di questo evento e del vostro lavoro?
Agnelli

E’ stato un concerto che fa parte delle celebrazione e concretizza gli Afterhours che da sempre è una live band; lo stare sul palco ci ha portato ad avere 30 anni di carriera. Il rapporto con la gente e paese è stato stimolante. Nel fare questo concerto c’era la voglia di qualcosa di concreto, prendere atto ed ufficializzare a noi stessi ciò che abbiamo fatto negli anni. Questo mi lascia tranquillo come se non dovessi più dimostrare nulla. Non è dunque un punto ma toglie la pressione dal progetto stesso. E’ il riconoscimento della dimensione del progetto Afterhours, parte enorme della mia vita. Mi sento liberato da un peso.

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