MANUEL AGNELLI: Un tour in libertà senza binari e rigidità progettuali. Intervista

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Ecco il suo primo tour acustico da solista
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Dopo tre anni vissuti intensamente, sotto un’inedita pressione mediatica (“i bambini mi chiedono un selfie”) ed ai massimi livelli musicali decide di fare, dopo una brusca frenata, un testa coda e ripartire nelle direzione opposta in cui la sua carriera e vita stavano andando. Abbandonato XFactor ed i fasti delle ultime esibizioni live degli , il musicista lombardo riparte con un tour di grande semplicità ed immediatezza. Via tutti i vincoli organizzativi e tecnici di un grande concerto per lasciare spazio alla semplicità di una chitarra acustica o un piano accompagnato da pochi altri strumenti (affidati al “fido” Rodrigo D’Erasmo) e la possibilità di gestire in estrema semplicità sia il concerto che tutto quello che ci sta attorno (dai viaggi, ristoranti ed alberghi sino alle scalette, alle luci sul palco ed alla programmazione). In due si viaggia e ci si gestisce la meglio che con una band ed una grande produzione.

Manuel, dunque una cosa semplice e solista, molto differente dalle ultime cose fatte. Come mai?

Già! In passato avevo fatto cose da solo, singole date ma il nome di Agnelli ed il mio faccione da solo sul cartellone in un tour non era mai apparso. E’ bello vivere delle novità dopo i 50 anni.

E’ un grosso cambiamento che viene da esigenze mie e che ha a che fare con il tornare alla musica senza progettualità pesante intorno, senza quindi dipendere da binari già scritti e rigorosamente rigidi. Avevo voglia di una certa leggerezza, un’intimità nel modo di vivere la musica e con il pubblico ed anche i teatri hanno questo scopo. Volevo tornare ad una mia dimensione dopo 3 anni di grande visibilità ed i selfie con i bambini che hanno spostato la mia percezione della comunicazione.

mANUEL aGNELLI
Come nasce e come sarà questo spettacolo?

Non volevo organizzare uno spettacolo rigido, già codificato, non ha senso farlo, abbandono proprio questo. Così ci sarà un impianto dello spettacolo non fisso. Ogni sera io e Rodrigo ci confronteremo con riletture di canzoni degli After rivisitate, non particolari versioni acustiche. Ci saranno poi delle cover che hanno segnato il mio percorso e che mi appassionano ed in più la novità dello storytelling in cui racconto di come sono nate le canzoni di come ero io al momento della loro scrittura. Il vantaggio di andare in tv è che hai un’apertura nell’approccio al pubblico ed impari a mantenere spessore e contenuti senza però una faccia scura

Aggiunge Rodrigo D’Erasmo 

Sarà una sorta di incubatore, in cui succedono delle cose ed uno scambio con il pubblico. Il fil rouge è di metterci costantemente in discussione, mettere in discussione il già fatto ed essere stupiti noi stessi dallo spettacolo. In due c’è tanto spazio scenico per cui puntiamo ad una rappresentazione dinamica.

Prosegue Manuel

Non sarà uno spettacolo megaprodotto, per cui ogni sera possiamo decidere cosa fare e come farlo. Ho bisogno di recuperare questa dimensione. Le ultime produzioni sono state fantastiche, il massimo. Grandi cose che pur coinvolgenti richiedono un’organizzazione precisa ed una scalettatura rigida. Qui c’è una libertà organizzativa che deriva anche dal fatto di essere in due il che vuol dire pure libertà artistica. D’altronde in un gruppo hai sempre mediazione anche se sei un dittatore come sono io, da solo ti metti in gioco, alla prova.

Questa nuova veste delle canzoni, non sposta il centro verso un aspetto più cantautorale del tuo lavoro?

In realtà ciò che ho fatto ha sempre avuto una base di cantautorato. Le canzoni sono la colonna vertebrale del progetto al di là dei suoni. Qui non c’è la volontà di diventare un cantautore, il modello non sarà quello delle “canzoni sulla spiaggia” da cantare con la chitarra ed il falò; saranno estreme elaborazioni acustiche.

Ci saranno degli ospiti nel tour?

C’è possibilità anche per degli stranieri ma c’è una regola precisa e fondamentale: tutto deve essere una cosa estemporanea, senza prove ed assilli organizzativi. Se qualche amico è nella stessa città o nelle vicinanze di dove suoniamo noi, può salire sul palco quando vuole ed in maniera estemporanea. Per questo non c’è modo di annunciare e definire degli ospiti.

Manuel AGnelli
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Cosa ti aspetti dal pubblico?

Il meglio. Sinora le prevendite ci stanno dando ragione. Il mio passato mi ha dato una grande solidità di pubblico che mi ha talvolta stupito: io ad esempio non credevo nel Forum di Assago. Il nostro è un pubblico stabile e variegato con ricambi generazionali. La “figura Tv” invece non corrisponde ai riscontri di vendita dei biglietti. Piuttosto la visibilità ha confermato ciò che eravamo, risvegliando i vecchi fan che mi hanno visto in Tv e mi hanno considerato “cosa” loro. Quindi picchi di pubblico più per un risveglio generale di interesse intorno a noi più che nuove scoperte.

A proposito del concerto del Forum di Assago. Il 25 Gennaio esce il Cd/DVD “Noi Siamo ”.

Sì. Come detto non credevamo troppo al Forum ed alle registrazioni live. Se sai di essere registrato suoni in maniera diversa. Invece è stato ugualmente un ottimo concerto e le registrazioni audio e video eccellenti e così abbiamo deciso l’uscita. Quel concerto ci rappresenta tanto dal punto di vista musicale.

Questo tour potrebbe essere l’inizio di una tua carriera solista?

In qualche modo Xfactor ed Ossigeno (la trasmissione televisiva su RAI 3 ndr) sono progetti solisti. A proposito di Ossigeno mi hanno proposto di rifarla, ne stiamo parlando. Per un disco solista… Boh? Perché no!

Con Rodrigo stiamo scrivendo molto ed io sto scrivendo quasi solo al pianoforte, strumento che so suonare e che voglio recuperare. Per ora non sappiamo cosa farne di questi pezzi. Vedremo.

Afterhours
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Gli esistono ancora?

Si, sono in standby per tanti motivi, uno dei quali sono i miei impegni tv ed altro.

La band è arrivata ad un punto di grande creatività, l’ disco è stata una grande soddisfazione ed ha avuto un ottimo riscontro a dispetto dei temi. In generale sui numeri c’è molta contentezza anche in relazione all’osticità della nostra musica.

Comunque, gli After non si sciolgono: prima o poi riprenderanno con qualche tipo di operatività. Non ci sono problemi creativi ma un’esigenza mia di avere aria, fuori dagli impegni della band.

Abbiamo fatto tutto e dopo 30 anni è giusta una pausa.

Chiudiamo con la tua scelta di abbandonare XFactor. Perché hai deciso così?

Premetto che non è stata una decisione facile ed immediata, c’ho ragionato molto sopra.

Vado via perché ho detto e fatto ciò che dovevo. XFactor ha due anime: una è il talent e l’altra è la necessità e credibilità musicale per produrre artisti. Io sono stato chiamato per la seconda opzione ed in quest’ottica torna tutto. Sono stato un produttore e musicista adattato alle esigenze tv. Al tavolo ognuno ha un ruolo diverso e non dobbiamo sovrapporci ed io ho sempre enfatizzato proprio il mio compito. Abbiamo anche delle idee diverse su cosa significhi essere ad XFactor. Io, a differenza del resto dei giudici e della maggior parte del pubblico, penso che il successo debba prescinde dai numeri, dalla presenza e dal mercato. Non penso che se hai riempito un palazzetto hai senso, se non lo hai fatto non hai senso; questo è terribile, l’Arte non è solo grande successo. Quindi io ad XFactor ho cercato di fare un percorso estetico. Tutti quelli che sono usciti dalle mie squadre sono rimasti nel mondo della musica ed io da produttore sono orgoglioso di questo. Ho sempre fatto fare tante prove ai giovani in studio, dovevano uscire da lì come professionisti della musica. E, ad esempio, i , che sono stati con me, sono la cosa più sensata uscita dal lì in ottica mercato. Non volevo diventare però il cartonato di me stesso.

Tra le tante accuse ricevute per la tua presenza al talent ti hanno detto anche che ti sei imborghesito. Che ne pensi?

Di parole se ne usano tante, a sproposito e con grande confusione nei termini

Ho lasciato il lavoro meglio pagato della mia vita e che mi dava visibilità e benefit indiretti notevoli. Ho rinunciato a tutto questo perché il mio compito era finito e volevo tornare a fare il mio lavoro di musicista, direi quindi tutto il contrario dell’essere imborghesito. Chi mi accusa non sa ed e vittima della facilità con cui tendiamo a giudicare.

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Ecco il calendario:

30.03 ASSISI (Pg), Teatro Lyrick         
02.04 FIRENZE, Obihall         
03.04 MESTRE, Teatro Toniolo                                   
05.04 PESCARA, Teatro Massimo                   
06.04 TARANTO, Teatro Fusco                                   
08.04 CATANIA, Teatro Metropolitan                     
09.04 PALERMO, Teatro Golden                    
11.04 SENIGALLIA (An), Teatro La Fenice     
12.04 BOLOGNA, Auditorium Manzoni
14.04 MILANO,                  
15.04 MILANO,                  
16.04 TORINO, Teatro Colosseo                   
18.04 ROMA, Auditorium Parco Della Musica / sala Sinopoli        
19.04 GENOVA, Teatro Della Tosse


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