FRANCESCO MOTTA + LES FILLES DES ILLIGHADAD: Quando la musica d’autore si sposa con l’Africa e diventa fascino ritmico. Recensione

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FRANCESCO MOTTA + LES FILLES DES ILLIGHADAD
LinecheckMilano Music Week 18
24 Novembre 2018
Base Milano
Milano

Voto: 8,5
Di Luca Trambusti

Ci possono essere degli esperimenti musicali, che passano attraverso le collaborazioni, con delle geometrie strane e dalle traiettorie imprevedibili. Sono unioni, prove che hanno il sale della musica e danno valore aggiunto. Questo è quanto sta facendo Francesco Motta mettendo in piedi sul palco un’unione tra la sua musica d’autore e quella di un combo femminile africano dando così vita ad uno spettacolo affascinante e di grande forza.

Come ci ha spiegato Motta nella sua intervista (leggi qui), per il cantautore toscano la passione per la musica africana è forte, soprattutto per la sezione ritmica. Così, dopo un incontro casuale con Les Filles Des Illighadad Francesco ha deciso di collaborare con loro concretizzando il tutto in 4 spettacoli: il 24 novembre a Milano, in occasione del festival Linecheck inserito nella Milano Music Week, il 25 a Bologna, il 26 a Livorno (The Cage) ed il 27 a Roma (Auditorium Parco Della Musica Sala Sinopoli).

Motta Live

Lo spettacolo, in una sala incredibilmente gremita, è diviso in tre parti: la prima con il palco al buio (e forse in assenza delle protagoniste, era impossibile vedere il palco) è stata un’escursione nella musica più tradizionale africana. Una manciata di brani essenziali a cappella, dall’andamento lento ma a loro modo affascinanti anche se l’attenzione non era ai massimi livelli. Un vero spaccato di World Music ed un viaggio nel cuore dell’Africa vera, profonda a contatto con una cultura per certi versi ancora lontana dalla nostra conoscenza e tutta da scoprire.

Dopo una breve pausa sale sul palco Motta che con la sola chitarra acustica intona “Vivere O Morire” a cui segue “La Fine dei 20 Anni” sulle cui note sale anche la band. Band composta da un batterista, un chitarrista elettrico ed un violoncellista che di fatto sostituisce il basso. Così Motta esplora una parte del suo repertorio in una versione elettrica, meno “rock” e viscerale ma intensa e “delicata”, pur restando ben evidente il marchio di fabbrica del cantatore che si esalta sempre ed esalta anche il pubblico. La sua esibizione si risolve in una mezz’ora ed una decina di brani. C’è però spazio per altra musica

Il cuore dell’esperimento è nella terza parte, quella in cui la musica africana è protagonista della scena. Dopo un cambio palco (abbastanza lungo) salgono in scena Les Filles Des Illighadad con le loro voci, percussioni e chitarre, alle ragazze si aggiunge la band di Motta e parte un “sabba” di musica africana, che ci porta immediatamente nel cuore del deserto, richiamando suoni e stili cari a Tinariwen e Bombino. L’andamento è tremendamente ritmico, percussivo, ripetitivo, su cui le due chitarre elettriche, ognuna con il suo stile (l’africano e “l’occidentale”), s’intrecciano. A loro si unisce Motta che aggiunge con i suoi tamburi un ulteriore tassello ritmico, lasciando il ruolo di cantante alla voce africana.

Il cantautore sembra completamente posseduto, trascinato da questo ipnotico e frenetico andamento; con lui anche il pubblico. Il primo lungo brano si sviluppa tutto in territorio africano. Ben più curioso è il brano successivo in cui “Ed È Quasi Come Essere Felici” viene restituita in una versione africana. Ed è una vera sorpresa!!! Una rilettura mozzafiato, di grande impatto e potenza emotiva ma allo stesso tempo votata alla danza. Motta sembra ancora più rapito, si agita, si sbraccia, s’inginocchia, invita il pubblico a partecipare, canta, suona i tamburi.

Anche qui è il ritmo ad essere protagonista assoluto, ti rapisce, ti stordisce. Il brano è lungo, s’intreccia con versi africani in un turbinio incredibile, esaltante al quale è impossibile restare fermi. E’ un lungo flusso improvvisato, in cui la musica africana è a volte protagonista assoluto ed è Motta con la sua band a mettersi al servizio de Les Filles Des Illighadad, le quali a loro volta in altri momenti si spostano in secondo piano facendo da bellissimo fondale per i suoni più tipici di Motta.

Motta

Quando tutto sembrava finito, quando una piccola parte del pubblico era già uscita, richiamato a gran voce Motta risale sul palco con il suo gruppo e saluta tutti con una versione di “Abbiamo Vinto un’Altra Guerra” furiosa e coinvolgente.

Ancora una volta il cantautore dimostra di essere una delle migliori realtà musicali italiane del momento e merita tutto quello che sta raccogliendo.

Questo concerto era all’interno del Linechek festival (l’ultima serata) a sua volta collocato negli eventi della Milano Music Week. Prima di Motta con Les Filles Des Illighadad sui due palchi del Base di Milano si sono esibiti (in set di mezz’ora) altre band. Tre nomi da segnalare: Ainè, giovane promessa del pop/soul/rap italiano (fuori con un singolo, a Gennaio 19 il suo album), i furiosi Bee Bee Sea, con un travolgente post punk ed gli Agbeco da Manchester con un coinvolgente e ritmato afro/etno/funk Jazz con una grande sezione fiati ed un’imponente sezione ritmica.


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