STEVE ROTHERY: I Marillion senza i Marillion Recensione

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STEVE ROTHERY BAND live Milano
The Best Of Marillion Tour
13 Marzo 2018
Teatro Dal Verme
MILANO

Voto: 7
di Luca Trambusti

STEVE ROTHERY live Milano

Amanti della chitarra, amanti del progressive, teste bianche (incluso il sottoscritto), parecchi ragazzi ma soprattutto tutti fan dei Marillion sono accorsi (anche abbastanza numerosi) al Teatro Dal Verme Milano per assistere al concerto della Steve Rothery Band, guidata del chitarrista dei Marillion.

STEVE ROTHERY BAND
The Best Of Marillion Tour

Figura fondamentale nell’ambito del progressive rock Rothery è uno dei fondatori della band inglese che ancora oggi ha una posizione di rilievo nell’ambito dello stile musicale che ha avuto i suoi fasti migliori negli anni ’70. Band peraltro molto amata in Italia che era passata pochi mesi fa a Milano (ottobre 2017) con un sold out al Teatro Arcimboldi (LEGGI QUI RECENSIONE CONCERTO MARILLION).

Dunque Rothery ha scritto e suonato pagine di grande musica ed è un chitarrista di ottimo livello pur non avendo per niente l’appeal ed il look della rock star, quanto piuttosto quella di un tranquillo impiegato (con tutto il rispetto per la categoria). Eppure quando imbraccia la chitarra riesce a conquistare il pubblico, con una tecnica non pirotecnica e di grande velocità quanto per il tocco e per le atmosfere che contribuisce a creare.

Mai senza la musica dei Marillion

Rothery (classe 1959) però non è in grado di stare senza la musica dei Marillion anche se ha una sua produzione (limitata) da solista e così quando non è in tour con la band si cimenta con il vecchio repertorio dei Marillion unendolo con il proprio.

Sul palco una grande band

La prima mezz’ora dello show è infatti interamente dedicata ai brani a firma Rothery in un mondo lontano da quello della band. E’ musica interamente strumentale, in cui il rock più sanguigno viene messo da parte e si arriva ai confini tra psichedelia ed ambient music. Sono le atmosfere e la tecnica a dominare questa musica che alla fine però risulta anche piacevole. Con le sue lunghe fughe di chitarra o di tastiere che si scambiano il ruolo di protagonista. Due sono le chitarre (oltre a quella “morbida” di Rothery, c’è quella più “pirotecnica e veloce” di Dave Foster). A queste si uniscono le tastiere affidate all’italiano Riccardo Romano mentre della base rimica si occupano il batterista Leon Parr ed il bassista Yatim Halimi; una super band molto tecnica e di grande qualità.

STEVE ROTHERY BAND
The Best Of Marillion Tour
The besto of

Archiviato il repertorio solista Rothery e soci abbandonano la scena per qualche minuto e si ripresentano per affrontare ciò che il pubblico aspetta veramente: “the best of Marillion”. Una nota particolare merita l’audience che dimostra una sorta di venerazione e grande affetto per il chitarrista che viene applaudito con grande calore. Passione e felicità del pubblico che raddoppia nella seconda parte dello show, quando i presenti non perdono occasione per cantare e partecipare alle canzoni con pieno coinvolgimento e trasporto.

Vecchio e nuovo

Rothery e band si buttano a capofitto nella produzione più “vecchia” dei Marillion, quei primi dischi che hanno contribuito agli inizi degli ’80 a far conoscere ed apprezzare la band. Si va in sostanza a toccare il repertorio segnato dalla presenza del cantante Fish (uscito nell’88 dopo 4 mitici dischi). E qui l’anima più rock del chitarrista emerge, aumenta la pressione e potenza sonora pur restando nei canoni del suo tipico stile. Anche gli arrangiamenti non subiscono stravolgimenti e la cifra della band originaria è totalmente rispettata. Rispetto alle esecuzioni “originali” c’è solo un po’ più di cattiveria, mentre i brani in scaletta (a parte alcune immancabili hit) pescano tra quelli che in numero minore vengono eseguiti dai Marillion. Nella band il ruolo di cantante è affidato a Martin Jakubski, non a caso vocalist degli Stillmarillion, tribute band della formazione inglese relativa al periodo di Fish.

Ecco qui sta il problema di questa operazione: l’effetto cover band accompagna molto da vicino tutto il concerto. Certo sul palco il protagonista è un “autorevole“ membro dei Marillion, è l’artefice del loro suono, ma allora perché fare tutto questo? Perché sostanzialmente proporre una sorta di cover band di lusso, pur capace di riempire un teatro? Tanto più quando si può ancora “gustare” l’originale, peraltro da poco visto in città?

Certo il pubblico dei Marillion apprezza questa opportunità, tutti sono entusiasti, il concerto alla fine, pur con i limiti della musica dei Marillion ed i loro brani spesso sovrapponibili, è piacevole, alcuni momenti sono esaltanti, il gruppo è bravissimo ma alla fine la sensazione è quella di rincorrere uno spettacolo già visto pur con sfumature differenti. Ha allora una sua maggior originalità la prima parte dello spettacolo, quella in cui Rothery, dimostrando tutte le sue doti ed abilità tecniche ed emotive, cimentandosi con il suo repertorio, con qualcosa di più originale.

Contenti i fan

Alla fine lo spettacolo è apprezzato e gradito in particolar modo dal pubblico dei Marillion che trova un ulteriore modo ed occasione per gustare qualcosa che ama e che non si stanca mai di ascoltare. Per chi non rientra in questa categoria (e dalle reazioni del pubblico sembravano uno sparuto numero contabile sulla punta delle dita di una mano) c’è un mondo sonore e musicale da scoprire e godere per il suo virtuosismo ed alto tasso tecnico.

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