MARILLION: Grande tecnica e poca visceralità Recensione

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MARILLION Milano Live
F.E.A.R Tour
04 Ottobre 2017
Teatro degli Arcimboldi
Milano

Voto: 7,0
di Luca Trambusti

MARILLION Milano Live

Il F.E.AR Tour arriva a Milano per la sua seconda tappa italiana. Sold out agli Arcimboldi di Milano per un concerto che non ha certo deluso le aspettative dei fan.

Quello che è andato in scena nel capoluogo lombardo è un concerto dalle due anime e dalle due parti. La prima tipicamente progressive. Tre suite hanno riempito la scaletta con l’aggiunta di poche altre canzoni. Quindi brani enormemente dilatati, con differenti atmosfere, numerosi cambi di ritmo, accelerazioni sonore, esplosioni musicali, arrangiamenti pieni e sostanziosi. Gli intrecci tra tastiere (queste ultime predominanti) e chitarra dominano il suono e su questo il cantante Steve “H” Hogart ci mette del suo con una performance teatrale. Insomma tutto il paradigma del progressive per quanto moderno possa essere. In questo frangente la musica si fa più “da ascolto”, ben si addice alla dimensione teatrale, è un momento celebrale, intenso, emotivo, poco empatico. A tratti affiora un po’ di noia.

Due parti distinte

I cinque escono brevemente di scena per separare la prima dalla seconda anima dello show. Rientrano con le note di “The Space” ed il concerto svolta, esaltando l’anima più indie, psichedelica, classicamente rock della band. Le suite lasciano il posto alla canzone con la sua forma più tradizionale. Il cantante si “concede” molto alla platea e la musica diventa più “leggera”, più “pop”, meno “intellettualoide” e recupera un po’ di quell’empatia che invece era mancata nella prima parte dello show.

Prego entrate

La platea del teatro era stata “limitata”: le prime file sotto il palco era state “coperte” e separate dal resto del teatro da un elegante muretto ricoperto di velluto. Ad un certo punto Hogart ha iniziato a lamentarsi della distanza con il pubblico e così è sceso dal palco. Ha aperto un cancelletto permettendo alla gente di entrare nella zona chiusa. Il pubblico ovviamente non aspettava altro e così è affluito in quello spazio poco prima off limits e lo ha fatto proprio mentre il cantante faceva il suo mestiere e quindi si è trovato circondato dai sui fan con cui ha interagito molto bene.

MARILLION live Milano

Finito il brano il frontman viene chiamato a lato del palco, torna dopo pochi secondi e, con le orecchie basse, dice che la direzione del teatro chiedeva di abbandonare la zona occupata perché la copertura era fragile e poteva rompersi….. un bel cazziatone per Hogart. C’è da dire che il pubblico ha abbandonato il territorio con calma e correttamente.

Una dedica a Tom Petty

Da segnalare anche che “Afraid Of Sunlight” è stata dedicata a Tom Petty (tra gli applausi del pubblico), mentre fuori scaletta hanno eseguito “The House Of Rising Sun”, mentre durante un pausa per problemi tecnici di audio la band ha improvvisato, quasi swingando.

A proposito di impianto, a parte qualche piccolo inconveniente, la resa sonora era perfetta, acustica ineccepibile. Così come l’impianto luci che disegnava giochi davvero belli mentre uno schermno alle spalle della band proponeva immagini molto colorate; il tutto ha aiutato la resa “teatrale” dello spettacolo.

Tutte le anime

Dunque completamente rispettate le aspettative dei fan. Grande livello tecnico con tutte le anime dei Marillion presenti, brani attesi arrivati ed in definitiva un bello spettacolo.

Certo la prima parte ha i suoi limiti, che sono i limiti dello stile, non della band che anzi interpreta il progressive al meglio, rispettandone i canoni. In tal modo il concerto risulta molto da “fan” dei Marillion e del genere, che ne possono apprezzare ogni sfumatura e passaggio. Diversa, più “accessibile” la seconda parte.






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