IRAMA: San Siro è speciale per le persone che lo riempiono INTERVISTA
IRAMA
San Siro non è un traguardo
Intervista gentilmente concessa da www.newsic.it
LEGGI QUI RECENSIONE DEL CONCERTO A SAN SIRO
Dopo dieci anni di percorso artistico e 55 dischi di Platino all’attivo IRAMA mette piede per la prima volta da protagonista nello Stadio di San Siro, un indubbio momento importante a cui ogni artista aspira e lui l’ha raggiunto di fronte a 55.000 persone, tutte lì per lui
Prima di salire sul palco ha incontrato la stampa
Il primo San Siro viene spesso raccontato come un traguardo o un nuovo inizio. Per te che significato ha?
Nessuna delle due cose. Lo vedo come una grande festa. È un concerto importante, sicuramente iconico, ma non penso che siano i luoghi a rendere speciali le cose. Sono le persone. Quando entro in uno stadio vuoto non provo emozione. L’emozione arriva quando si riempie, quando ci sono le persone, quando nasce quella magia collettiva».
Che tipo di spettacolo hai immaginato?
Partirò da una terrazza panoramica appena realizzata a San Siro. Aprirò con una versione acustica di 8.9. Sarà quasi un pre-show, un momento molto intimo per ringraziare chi è lì. Voglio creare subito una connessione con il pubblico prima che inizi la parte più spettacolare».
Ci sarà una forte componente visiva?
Sì, ma in modo diverso dal solito. Il palco sarà completamente LED e i visual vivranno direttamente sulla superficie dello stage. Mi interessava che le immagini fossero integrate nello spazio fisico del concerto e non semplicemente proiettate alle spalle».
La mia paura più grande? Annoiare»
Come hai costruito la scaletta?
Quando hai sette album alle spalle diventa sempre più difficile. Ci sono canzoni che non puoi togliere. Alcuni brani ormai appartengono alle persone. Ogni esclusione crea inevitabilmente qualcuno che resta deluso».
Lo show avrà più anime?
Abbiamo lavorato su tre dimensioni principali. Una più legata alle ballad, una influenzata dal mondo flamenco che sta contaminando sempre di più la mia scrittura, e una più energica e ritmica. Nel finale ci sarà una parte molto suonata, molto organica».
Perché questa scelta?
Perché ho bisogno di movimento. La mia paura più grande è annoiare. Mi annoio facilmente io stesso. Amo i momenti acustici, probabilmente sono quelli che preferisco, ma se un concerto fosse tutto acustico finirei per perdere attenzione. Credo nel contrasto. Una cosa bella diventa ancora più bella se arriva dopo qualcosa di diverso».
Negli ultimi anni sembra esserci una corsa agli stadi. Come la vivi?
Credo sia una questione molto soggettiva. Alcuni artisti arrivano prima, altri dopo. Ma la vera difficoltà di questo mestiere non è arrivare. È restare. Tutti attraversano momenti più alti e momenti più bassi. Succede a qualsiasi artista. La sfida è costruire qualcosa che duri nel tempo. Un repertorio. Canzoni che diventano ricordi nelle vite delle persone. È questo che conta davvero».
Ti senti in una fase particolare del tuo percorso?
Sì, mi considero a metà del cammino. Ho già tante canzoni che non riesco più a togliere dalle scalette. Questo ti fa capire che stai costruendo una storia. E più passa il tempo più aumenta la responsabilità- Sono in un momento raro: mi sento più positivo»
A livello personale che momento stai vivendo?
È una domanda difficile. Sto correndo tantissimo e forse non ho ancora avuto il tempo di fermarmi davvero a capire cosa stia succedendo. Però mi sento più positivo del solito- Di natura sono una persona malinconica. Questa fase invece è diversa. Sto imparando a lasciare andare alcune cose. Prima tendevo a scavare continuamente dentro me stesso, a ripensare tutto all’infinito. Oggi sto cercando di fluire di più».
Anche artisticamente?
Nell’arte faccio ancora fatica. Ho sempre bisogno di andare molto a fondo nelle cose. Però nella vita sto imparando ad allentare un po’ la presa».
Questa fase coincide con il tuo debutto come giudice di X Factor. È un caso?
In realtà no. X Factor arriva in un momento in cui ho voglia di mostrarmi anche da prospettive diverse. È un luogo dove puoi raccontarti e allo stesso tempo aiutare altri artisti a crescere».
Come vivi questo nuovo ruolo?
Principalmente come una responsabilità. Mi trovo davanti ragazzi che stanno iniziando il loro percorso e sento il dovere di essere sincero con loro».
Ti riconosci nei concorrenti?
Molto. Anch’io ho iniziato da giovanissimo e conosco bene certe dinamiche. Non abbiamo la verità in tasca, ma possiamo offrire esperienza. Se riesco ad aiutare qualcuno a evitare errori o a trovare una direzione, allora il mio ruolo ha un senso».
Hai chiesto consigli a chi ti ha preceduto?
Sì, mi sono sentito con Manuel Agnelli. È stato molto disponibile. Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto e mi ha raccontato un po’ la sua esperienza».
@irama.plume/
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