ERYKAH BADU non sempre è convincente Recensione concerto live Milano

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Correva l’anno 2000: si ragionava ancora in lire e il nuovo millennio appariva un futuro luminoso. In quel contesto ERYKAH BADU pubblicò un album epocale, seminale quanto “Mama’s Gun”, il secondo disco della cantante di Dallas che la consacrò definitivamente dopo il successo, tre anni prima, di “Baduizm”.

Si celebrano live i 25 anni di “Mama’s Gun”

Per il 25° anniversario dell’uscita la cantante ha lanciato un tour mondiale: partito il 3 ottobre dall’Hollywood Bowl di Los Angeles, ha toccato le principali venue europee, dalla Royal Albert Hall di Londra allo Zénith di Parigi, per arrivare in Italia con tre date — due sold out all’Alcatraz di Milano (7 e 8 novembre) e una all’Auditorium Parco della Musica di Roma (10 novembre). Badu tornava così nel nostro paese, dove si era esibita l’ultima volta nel 2017 come ospite del Lucca Summer Festival in piazza Napoleone.

ERYKAH BADU Recensione concerto live Milano Alcatraz novembre 2025

Il mix che fa ballare

Il pubblico milanese, variegato e non più giovanissimo, era tuttavia caldo e attento. Ad aprire è stata la sola band, che in una jam strumentale di una decina di minuti ha scaldato la platea con un mix di R&B, soul, funk e jazz, stilemi che si ritrovano in alcuni momenti dello show. L’ingresso di Erykah (all’anagrafe Erica Abi Wright) ha consolidato quell’impronta: un avvio dominato dal groove, da bassi profondi e da ritmi serrati, perfetto anche per ballare, il tutto accompagnato da proiezioni grafiche e colorate sullo schermo dietro la band, luci laser e proiezioni grafiche sullo schermo alle spalle della band a condire lo spettacolo.

All change

Il suono, moderno e levigato, ha confermato quanto abbia pesato la produzione di “Mama’s Gun” nello sviluppo dei generi ibridi che oggi sono così diffusi — quel “neo-soul” che univa la black music e anticipava gli incroci con il rap. Per una ventina di minuti lo spettacolo coinvolge davvero per ritmo e calore; poi però il concerto cambia registro. La struttura si fa più rarefatta, a tratti asfittica: in un contesto quasi sperimentale la musica si riduce al minimo, i vocalizzi prevalgono sul canto vero e proprio e il dialogo dal palco prende spesso il sopravvento. Il groove scompare, insieme a quella calda anima che aveva caratterizzato i momenti iniziali, e la continuità dello show ne risente.

Quella che doveva essere una cornice coerente diventa una lunga parentesi discontinua che perdura per buona parte del concerto; solo nel finale lo spettacolo riprende quota e ritmo, abbandonando l’aspetto più impegnativo e cervellotico dello show. È una sensazione confermata anche dai movimenti nella sala: diverse persone escono prima della conclusione e, in alcuni momenti, il chiacchiericcio e lo sguardo ossessivo al telefono prendono il sopravvento.

Come in studio, ma qui è diverso

In studio il disco ha una dinamica e un’intimità precise; in questa versione live, però, l’equilibrio si sposta troppo verso la testa e perde un po’ della pancia che rendeva quelle canzoni così avvolgenti. Resta comunque la voce di Erykah, versatile e spesso magnetica, anche se non sempre perfetta. Dopo circa un’ora e mezza, con la scaletta dedicata a “Mama’s Gun” esaurita, la cantante ha salutato il pubblico: c’è chi è uscito soddisfatto e chi invece con qualche perplessità di troppo.

https://www.facebook.com/erykahbadu


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