POPA CHUBBY: il virtuoso del blues e della chitarra, che colpisce forte. Recensione

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POPA CHUBBY recensione Milano
Milano Blues 89
09 Novembre 2019
Spazio Teatro 89
Milano

Voto: 7
Di Luca Trambusti

POPA CHUBBY recensione Milano

L’americano Popa Chubby (59 anni, newyorkese) si può collocare nella parte alta della top ten dei migliori chitarristi in circolazione. Ted Horovitz, questo il suo nome all’anagrafe, è da 30 anni sulla scena musicale mondiale con un rock blues di grande spessore tecnico. I virtuosismi sono il cuore delle sue esibizioni e composizioni.

Da sempre giramondo il corpulento bluesman torna in Italia con tre appuntamenti di un tour che celebra il trentennale della sua carriera. Dopo l’esibizione di Milano i due successivi appuntamenti lo vedranno a Brescia ed infine a Roma. Sul palco ad accompagnare il chitarrista ci sono due musicisti italiani: Stefano Giudici alla batteria e Francesco Beccaro al basso.

In apertura Superdownhome

L’apertura dei tre concerti italiani è affidata ai Superdownhome, ottimo duo blues formato da Henry Sauda (voce, con le sue “strane” chitarre: Cigar Box, Diddley Bow) e BeppeFacchetti (grancassa, Rullante, Sock Cymbal e Crash). Il loro ultimo (e terzo) album “Get My Demon Stright” è stato prodotto proprio da Popa Chubby e vede anche la collaborazione di Charlie Musselwhite all’armonica. Un’apertura davvero interessante (peraltro già vista ed ascoltata in occasione del concerto di Milano di Fantastic Negrito). I due poi risaliranno sul palco per una comune esibizione a fine concerto.

Infiniti assoli

Quello di Popa Chubby è un concerto di grandi virtuosismi, di infiniti assoli, di lunghe digressioni musicali. Si inizia con “Hey Joe” che diviene l’occasione sin da subito per lanciarsi in interminabili assoli, per poi tornare al tema iniziale della canzone. Durante l’esibizione ci saranno numerose citazioni da “Starway To Heaven” a “Speak Softly Love” (il tema de “Il padrino”) passando per l’immancabile “Voodoo Child”.

Queste lunghe fughe sono la costante e la caratteristica del concerto. Una rigida “gabbia” (anche abbastanza stretta) all’interno della quale però Popa si muove con grande varietà. Si passa dal classico blues, a momenti più rock, a sonorità surf o shuffle oppure funky. Si arriva poi alle occasioni di puro virtuosismo solistico che mettono solo in bella mostra le grandi doti del musicista ma che sostanzialmente sono un po’ fini a se stesse. Al di là di questi momenti però il calore e la passione del blues sono presenti anche se una formula così rigida e ripetitiva smorza la freschezza del concerto.

Una muscolare esibizione di bravura

Tutto in molte occasioni si sposta su un piano tecnico, una muscolare dimostrazione (anche se non algida) di bravura con la netta volontà di dimostrare il tasso di abilità. Si resta di fatto affascinati (giustamente) da ciò che Popa propone, al punto che a volte ci si trova impegnati più a concentrarsi sul pirotecnico passaggio successivo, che sull’essenza della musica. Nei 90 minuti del concerto si saranno sentiti poco più di una decina di brani, considerando che nella parte terminale dello show le composizioni si sono susseguite senza soluzione di continuità in una sorta di lunghissimo medley. Questo vuol dire che la durata di ogni singola esibizione era notevole.

Poppa Chubby, seduto su uno sgabello usa con grande frequenza e perizia il pedale della chitarra (inserito in una composita pedaliera) e tira fuori dalla chitarra parecchie tipologie di suono. Il suo strumento lo fa parlare, urlare ma difficilmente sussurrare. La potenza di volume e la pressione sonora sono forti e la resa acustica del teatro è perfetta. E’ un suono robusto, accattivante che colpisce forte il pubblico.

Jam Session finale

Gli ultimi due brani del concerto, eseguiti insieme a Superdownhome, sono un vero trionfo di blues ed ottima musica. Una sorta di jam session in cui i musicisti sul palco, diretti da Popa Chubby, sembrano divertirsi e divertire il pubblico.

Finito lo show, il protagonista scende (a fatica) i pochi gradini del palco, entra tra il pubblico che si raccoglie intorno a lui e va al banchetto del merchandising nell’atrio del Teatro. Lì s’intrattiene con il pubblico e firma copie del disco scherzando con tutti.

Il chitarrista che conquista

Ancora una volta il bluesman americano, ha dimostrato quale sia la sua abilità tecnica, ma gli amanti di questa musica ben lo sanno. Grande e poliedrico chitarrista riesce a conquistare il pubblico anche se i limiti del virtuosismo a volte sono evidenti. 90 minuti sono la durata giusta del concerto per evitare che la noia, dovuta ad un’eccessiva ripetitività, affiori.

Milano Blues 89

L’esibizione milanese di Popa Chubby è avvenuta all’interno della rassegna “Milano Blues 89”, consueto appuntamento cittadino con la musica del diavolo. Era il secondo nome in cartellone, l’apertura (avvenuta il 19 ottobre) è stata affidata a Francesco Piu (altro ottimo chitarrista acustico). Seguiranno i Mandolin’ Brothers (30 Novembre), The Followers Of Christ Gospel Singers (13 Dicembre). La prima parte della rassegna sarà chiusa (il 18 gennaio) da Jaime Dolce’s Innersole.

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