DANIELE SILVESTRI + AFTERHOURS: Que Viva Radio Pop. Recensione

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DANIELE SILVESTRI + AFTERHOURS
10 Settembre 2016
Carroponte
Sesto San Giovanni /Milano

Voto: 10
di Massimo Pirotta
Foto:  Francesca Brusca

Chiariamo subito: il massimo dei voti non è un’esagerazione.

Due concerti, sequenziali che si trasformano in un happening di suoni, diventando festa. C’è il pubblico delle grandi occasioni. Sono diverse migliaia, siamo in zona sold-out. Non c’è quasi nessuno a zonzo, come spesso capita vedere. Il foltissimo pubblico ascolta e partecipa calorosamente (quattro ore e mezzo di musica). Un grande evento per festeggiare i primi 40 anni di Radio Popolare, e con cui sfoggiare l’arma della perfetta sintonia. Tra artisti sul palco, platea, ascoltatori e collaboratori dell’emittente.

Afterhours + Daniele Silvestri Live Carroponte
Carroponte

La location: un posto bellissimo per i live e messo per la “lunga”, Nell’era fordista era luogo di lavoro, della fatica e dell’orgoglio operaio. Per una sera, è diventato simbolo di un rito collettivo fatto di suoni, voci, cori, battiti di mani, volti felici. Serata difficile da dimenticare, e per capire occorre dare i numeri. Cos’è stato quel luogo, ora chiamato Parco Archeologico Industriale Ex Breda in cui oggi si è festeggiato un anniversario di un radio che ha fatto dell’informazione, delle musiche non convenzionali, dei microfoni aperti, delle lunghe dirette in notturna, i propri emblemi? All’ingresso del caratteristico Carroponte c’è una vecchia locomotiva coperta da una tettoia.

A testimoniare che: nel 1903 a Sesto San Giovanni si insediano Breda, Ercole Marelli, Falck, Campari. Nel 1945 i lavoratori presso queste aziende sono 50mila, gli abitanti in città 45mila. Le fabbriche e la Resistenza: 3mila partigiani, 563 deportati, 360 caduti. All’inizio degli Anni 60 ci sono 3 milioni di mq. di aree industriali, gli abitanti sono 70mila. Tra il ’64 e l’81 l’occupazione nell’industria è dimezzata. Nel 1995 c’è l’ultima colata alla Falck Unione. La città che venne soprannominata la Stalingrado d’Italia, fu soprattutto questo. E in un sera come questa, sarebbe una mancanza non da poco non ricordarlo.

Afterhours + Daniele Silvestri Live Carroponte
Afterhours

Gli Afterhours regalano un set energico, privo di sbavature, elettrico, eclettico, elettrizzante. E’ risaputo: ci san fare, ci danno dentro, sono spavaldi al punto giusto. Eseguono canzoni dell’ultimo album e alcuni loro classici. Fare parte della gente, senza appartenere mai, in questa occasione significa credo veramente in quel che faccio.

Il chitarrista Xavier Iriondo e il bassista Roberto Dell’Era sono delle furie, Manuel Agnelli fa Manuel Agnelli (canta, salta, incita, suona la chitarra inginocchiandosi, a un certo punto è a torso nudo (pochi minuti), fa roteare il filo del microfono, sembra un incrocio tra Iggy Pop e un guerriero Sioux), Rodrigo D’Erasmo è impeccabile nel destreggiarsi tra violino, tastiere, nacchere. Piccole iene, un nome che non si vuole ritrovare, un bambino con la pistola, occhi blu, la giacca di un padre, quello che non c’è. E invece c’è. Eccome. Perché le canzoni degli Afterhours non sono mai state sfoggio di muscoli bensì il saper toccare sensibilità e nervi scoperti.

Afterhours + Daniele Silvestri Live Carroponte

DANIELE SILVESTRI + AFTERHOURS

Daniele Silvestri

Daniele Silvestri è forte delle sue liriche. Ben elargite e dai plurimi sguardi. Social-songs (anche) che ama eseguire come se fossero degli scioglilingua. Con lui, una rodata band (nell’organico c’è il polistrumentista Sebastiano De Gennaro, che l’11 settembre, che poche ore dopo sarà sul palco con il Maestro Terry Riley in concerto a Milano). C’è l’esecuzione di una “Paris nella mente” cantata in duo con Manuel Agnelli, il “manifestarsi” tra chitarre, fagotto, vibrafono, percussioni e gong.

Anche per loro, coinvolgere i presenti è questione di secondi. La voce megafono di Silvestri, colorata di pop è spassosa. Il pubblico saltella. Ci sono pure intro elettronici o elettro-martellanti, il circumnavigare nella canzone d’autore (si odono, improvvise, nelle canzoni frasi di Stefano Rosso e di Fabrizio De Andrè). Canta di speranze e disperazioni contrapposte, si erge a cappellaio matto che ti trasporta lungo i suoi percorsi.

Quindi, c’è quel salirò, proposto come elisir funk. Balla, balla cantautore. Che ti seguiamo. Di seguito, si assiste al viavai di musicisti che si alternano sul palco, via uno dentro un altro. Oppure pronti via e il più possibile insieme. Oltre mezz’ora aggiuntiva in cui una pelle splendida diviene tutt’una con Venceremos Adelante. Scrosciano lunghi e fragorosi applausi. I musicisti abbandonano gli strumenti. Ringraziano, si inchinano, sorridono soddisfatti. Siamo alla fine.

E invece no: perché a sorpresa, tutti quanti insieme (ciliegina sulla torta), eseguono una toccante versione di “Heroes” di David Bowie. Sopra il palco c’è il massimo impegno e altrettanta raffinatezza. Sotto il palco, l’entusiasmo è alle stelle. L’esecuzione è autorevole e pare dipinta su misura. E’ un finale maestoso e nel quale ci si completa a vicenda.

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