BRUCE SPRINGSTEEN: un lungo abbraccio con il suo pubblico. Recensione

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Recensione Milano 2016
River Tour 2016
3 Luglio 2016
San Siro
Milano

di
Voto: 9

Recensione Milano 2016

Come al solito l’arrivo di Springsteen in Italia è un’occasione di richiamo per gli amanti del rock che considerano il musicista americano come un Vate nel suo genere.

La sua sesta volta a San Siro non poteva quindi che essere l’ennesimo bagno di folla ed un abbraccio con il pubblico adorante che si è svolto in uno dei luoghi che il Boss predilige al mondo.

Tutto pieno per San Siro uno e San Siro due: dopo il 3 Luglio si replica martedì 5 Luglio e poi il 16 l’appuntamento è a Roma. 120.000 biglietti per le due date milanesi, oltre 60.000 per nella Capitale.

Dunque ancora un volta Springsteen non fallisce l’appuntamento né delude i fans accorsi alla prima a cui ha regalato uno show di energia pura. Tutto perfetto dunque sebbene il suo arrivo fosse stato preceduto da qualche polemica e delusione di alcuni “duri e puri” che contestavano il fatto che Bruce non eseguisse per intero l’album “The River” così come fatto in America. La riproposizione per intero di un album ha più lati negativi che positivi e poi l’artista ha la massima facoltà nelle scelte produttive ed artistiche che non deve certo “contrattualizare” la scaletta e nessuno mai ha venduto biglietti dicendo che in questo tour avrebbe suonato l’intero doppio album dell’80.

Altra critica che viene mossa a Springsteen è quella di essere ormai un clone di se stesso, un professionista che porta in giro per il mondo uno spettacolo (definito una baracconata) solo dai grandi contenuti professionali e suonato da musicisti bolliti e mossi solo dall’interesse. Se così fosse non farebbe certo tre ore di show come invece successo a Milano. Difficile mettere tanta intensità ed energia se non ne sei coinvolto e partecipe. Certo gli schemi, le dinamiche, i “fondamentali” sono quelli ma non si può prescindere da questo (e nessuno del suo pubblico lo vuole). La discriminante per ogni singolo concerto sono la scaletta e la passione che si mette nel condurre una maratona (anche fisica di 3 ore).

Tutto il concerto è stato all’insegna del 1-2-3 e via si attacca senza nessuna pausa o cedimento fisico. Un contatto con il pubblico anche fisico e con la star che, durante l’esecuzione di “Hungry Heart” scende in mezzo al pubblico, sul prato superando lo spazio del palco per unirsi ai suo fans in delirio. Ma è per tutto lo spettacolo che il Boss si concede alle prime file, che lo toccano e lo accarezzano con grande affetto e rispetto. Immancabili gli inviti sul palco, sulle note di “ Dancing in the Dark”, dove sono salite tre ragazze ed un ragazzo, eccitatissimi. All’ultima e più intraprendente delle ragazze hanno dato una chitarra ed ha suonato con lui prima di lasciare il palco stampandogli un lunghissimo bacio sulla bocca.

Nella tappa prima delle due tappe milanesi di “River Tour 2016” Bruce ha presentato una scaletta (ogni sera sono diverse tra loro) molto particolare, fuori da ogni “statistica” rispetto alle precedenti date europee (Vedi sotto). Molti brani erano stati suonati raramente o mai nei concerti sinora fatti nel vecchio continente. Dunque tante sorprese (ma ogni scaletta del boss lo è) e tanti brani estratti dal capolavoro “The River”.

In sostanza si è assistito ad uno show che ha fatto dell’energia, della potenza sonora e dell’impatto la sua chiave di lettura. Tanto rock, a volte anche rabbioso, e poche concessioni alle parti più intense se si esclude l’accoppiata “The River” e “Point Blank” eseguite senza soluzione di continuità. E’ il momento da pelle d’oca, da brividi dell’intero concerto. Ma l’apoteosi si ha con il bis finale: la stupenda esecuzione di “Thunder road” per voce chitarra acustica ed armonica (che nell’intro sostituisce il piano) che ammutolisce letteralmente l’intero di San Siro e con il quale Springsteen manda tutti a casa con il cuore gonfio di emozioni.

Il concerto di Springsteen è la sostanza pura del rock, è il momento dove la musica è l’essenza stessa, non c’è altra “distrazione”, le luci sono perfettamente calibrate, il palco è spoglio, tutto è ridotto all’osso per lasciare solo la “ciccia” ovvero le canzoni (35 per l’occasione). A questo si aggiungono un affetto bidirezionale tra pubblico ed artista e la capacità di quest’ di coinvolgere l’audience anche grazie a questa sua semplicità comunicativa. Dall’altra parte del palco c’è un affetto strabordante, incondizionato verso una vera rockstar che non fatica a concedersi abbattendo quella barriera di cristallo che a volte però divide ed allontana le due parti. Insomma il Boss è considerato “uno di noi” con noi condivide la stessa passione per il rock, la stessa voglia di divertirsi e di stare insieme in quell’unione che è il concerto.

Ormai sempre più spostato e concentrato sulla carriera live pare non aver voglia mai di smettere, finché il pubblico e le forze fisiche non lo abbandoneranno lo troveremo a suonare le sue/nostre canzoni per più di tre ore (oltre 3 ore e mezzo in questo caso) in compagnia dei suoi inaffondabili amici della S Street Band. Una standing ovation come al solito

River tour 2016
Pre-show, da solo, in acustico:
Growin’ up

Concerto:
01 – Land of Hope and Dreams
02 – The ties that bind
03 – Sherry Darling
04 – Spirit in the Night
05 – My Love Not Let You Down
06 – Jackson Cage
07 – Two hearts
08 – Independence day
09 – Hungry heart
10 – Out in the Street
11 – Crush You
12 – Lucille ( di Little Richard)
13 – You Can Look (But You Better Not Touch)
14 – Death to My Hometown
15 – The River
16- Point Blank
17 – Trapped ( di Jimmy Cliff)
18 – The promised land
19 – I’m a Rocker
20- Lucky Town
21 – Working the Highway
22 – Darlington County
23 – I’m Fire
24 – Drive All Night
25 – Because the Night
25 – The Rising
27 – Badlands

Bis

28 – Jungleland
29 – Born in the U.S.A.
30 – Born to run
31 – Ramrod
32 – Dancing in the Dark
33 – Tenth Avenue Freeze-Out
34 – Shout (cover degli Isley Brothers)

Bis finale:
35 – Thunder Road (da solo, in acustico)

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