MARINA REI: da 25 anni la sostanza che prevale sulla forma. Recensione live concerto Roma

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MARINA REI
07 Settembre 2020
Auditorium Parco della Musica
Roma

Voto: 9
Di Francesca Amodio

È calato il sole oramai sull’Auditorium Parco della Musica di Roma, futuro Auditorium Ennio Morricone, baluardo di resistenza di quest’estate surreale a luci di palco spente in tante, troppe città, e che invece ha fatto sì che lo show continuasse, come dir si suole, in questa nostra Capitale quest’anno un po’ più spoglia.

Festeggia i 25 anni con gli amici

L’evento è ghiotto, si festeggiano stasera i 25 anni di carriera di Marina Restuccia, Rei, nell’arte, nella musica e quindi nella vita, ma non sarà un’autocelebrazione, lungi, sarà ben altro: un inno alla condivisione e al potere aggregante delle note capeggiato alla pari da nomi della levatura di Paolo Benvegnù, Francesco Di Bella, Cristiano Godano, Riccardo Sinigallia, Filippo Gatti, Max Gazzè, Carmen Consoli, Pierpaolo Capovilla.

Se chiedi a qualcuno di Marina, egli ti dirà della ragazza longilinea, dalla voce pulita, che negli anni novanta spopolò con “Primavera” e che ora, sul finire della seconda decade degli anni zero, è diventata un’oasi in un deserto di incontaminata sterilità artistica: una delle poche artiste col capolettera in filigrana dorato, che con coraggio si è dignitosamente dissociata dall’orripilante offerta musicale popolare odierna per perseguire un ideale cantautorale e musicale, grazie al cielo, così puro e così dannatamente introvabile.

Marina Rei

Marina Rei, 51 anni portati benissimo, direbbe il Jep Gambardella di sorrentiniana memoria, è una donna, una madre, una musicista, cresciuta con l’aria buona delle note di papà Vincenzo, batterista dell’orchestra di Morricone, e quelle di mamma Anna Giordano, violista dell’orchestra sinfonica di Roma, e stasera regalerà al pubblico capitolino una performance di due ore e trenta minuti praticamente ininterrotti da cui molti artistucoli ed artistucole avrebbero parecchio da imparare. Marina si destreggia con una nonchalance davvero impressionante tra il pianoforte, la batteria e la chitarra, supportata da una band di livello incommensurabile, che ha fatto parte della vita artistica della Rei nelle sue varie declinazioni, da Marco Rovinelli alla batteria a Pierpaolo Ranieri e Gabriele Lazzarotti al basso, passando per Matteo Scannicchio alle tastiere, Giorgio Maria Condemi alla chitarre, Andrea Ruggiero al violino e Roberto Angelini alla lap steel.

Marina Rei Live Roma 07 09 20
Marina Rei Live Roma 07 09 20
Sul palco salgono gli ospiti

Ogni brano di Marina è un dono: l’incanto comincia con la delicatezza di “Ci penso a te”, “Bellissimo”, “Averti è come avere paura”, “Dimenticarci”, un tetra incipit tratto dall’ultimo lavoro della cantautrice dal titolo “Per essere felici” (Perenne/Believe, 2020), forse il suo più intimo, sacro e viscerale, per annunciare quindi il primo ospite, Paolo Benvegnù, con cui canterà “La schiena” e “Il mare verticale”, entrambi di Paolo, ad ulteriore testimonianza di come la celebrazione del venticinquesimo anniversario del primo disco omonimo sia prova della sensibilità preziosa dell’artista in questione, la quale ha fortemente voluto che si cantasse la musica di una generazione intera che ha costruito le fondamenta del cantautorato pop-rock alternativo in Italia, al momento decisamente insuperato.

Tanti ospiti

Dopo l’impattante esecuzione di “Donna che parla in fretta” è la volta di un altro amico, Francesco Di Bella, con cui la Rei esegue i brani “La costanza” e “Song Je”. Si prosegue poi con l’ingresso di colui che solo sa leggere Majakovskij in quel modo così penetrante: Pierpaolo Capovilla. L’esibizione culmina col duetto sulla splendida “E mi parli di te”. “Comunque tu” e “L’occasione per conoscerci meglio”, brani tratti sempre dall’ultimo disco, precedono il momento di Cristiano Godano, che imbraccia la chitarra per un’insolita “Annarella” e una potentissima “Lieve”, che non a caso a suo tempo anche Ferretti amò non poco, per proseguire quindi col salto temporale nel passato di “Noi” e “La mia felicità”.

Una nota di merito encomiabile la meritano gli arrangiamenti che, come in questo caso, hanno il merito di concettualizzare ed intensificare la potenza comunicativa di brani figli di età non concomitanti non eviscerandone tuttavia la patina leggiadra, frizzantina e scanzonata propria ad esempio della sempiterna “Primavera”, che Marina canterà accompagnata dall’amica Margherita Buy, in un tenero amarcord delle Thelma e Louise che furono nel videoclip della canzone del ‘97.

Marina Rei Live Roma 07 09 20
Marina Rei Live Roma 07 09 20

“Fammi entrare” e “Che male c’è” sanciscono il sodalizio con Riccardo Sinigallia, fra le personalità più illuminate ed avanguardiste del nostro cantautorato, a cui seguono “T’innamorerò” e “L’Allucinazione”, nelle quali Marina è accompagnata dal basso di Filippo Gatti.

Il momento del primo bis è preceduto da uno degli akmè del live – che, a dir la verità, viaggia sempre e costantemente su binari più che saldi e sicuri – suggellato dalla combo con uno fra i massimi innovatori e sperimentatori del pop italico, Max Gazzè, nei brani “La favola di Adamo ed Eva”, e “Un inverno da baciare”, per terminare dunque con “Per essere felici” title track dell’ultimo lavoro in studio.

Ancora pochi attimi prima che l’Auditorium accolga festante l’amica Carmen Consoli, fra i duetti più vigorosi, intensi ed energici del live, deliziato da “Confusa e felice” e “Al di là di questi anni”.

Un concerto che è un dono

Sempre, ma soprattutto in tempi di incognite imperanti come questi, concerti come quello di stasera sono un dono: se da una parte il pubblico fervente di una Roma ammaccata dagli eventi è incontenibile ma rigorosamente rispettoso dell’ossimorico imperativo categorico della distanza sociale, dall’altra è grato a Marina per questo concentrato di purezza, energia, sincerità, intimità; le è riconoscente per i pochi orpelli, per la sostanza che prevale sulla forma.

Marina, figura altera, dalla flessuosità di una giraffa, dai modi umili, è l’antidiva illuminata e capace di cui avevamo bisogno, la penna sagace, attenta, la visione del mondo materna ed algida al contempo, la musicista avanguardista che ha scansato saggiamente le mode ed ha scelto l’arte come messaggio, la musica come canale, le parole come fonte dove abbeverarsi sempre, incessantemente, alla ricerca ininterrotta della sorgente della vita. Le siamo grati dunque per la gioia e la rivoluzione, canterebbe Stratos, e per la liberazione, così anacronistica di questi tempi, per le canzoni impegnate che per Marina non sono solo un’etichetta. Il live, ineccepibile, trova la sua conclusione ne “I miei complimenti” e ne “La parte migliore di me”, che la Rei dedica al suo pubblico… Che ancora una volta non può che ringraziare, in contemplazione.


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