TOSCA: è talento raro, impeccabile, tradotto in una performance a cavallo fra musica, vita e teatro. Recensione Concerto

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TOSCA
31 Luglio 2020
“Direzione Morabeza”
Villa Adriana (RM)
Voto: 10

Di Francesca Amodio

<<Fece costruire con eccezionale sfarzo una villa a Tivoli dove erano riprodotti con i loro nomi i luoghi più belli delle province dell’impero, come il Liceo, l’Accademia, il Pritaneo, la città di Canopo, il Pecile e la valle di Tempe; e per non tralasciare proprio nulla, vi aveva fatto raffigurare anche gli inferi>>. Si legge questo nella “Historia Augusta”, Vita Hadriani, XXVI, 5, l’unica fonte letteraria continua del IV secolo, a proposito di Villa Adriana, monumentale residenza extraurbana voluta dall’imperatore Adriano durante la prima metà del II secolo; ed è questa antica e prestigiosa dimora, intrisa di storia che fervente ancora zampilla dalle mura imponenti, a fare da conchiglia a colei che come una perla illuminerà il creato, Tosca.

Tosca Villa Adriana 31 07 20
Foto per gentile concessione di Giusy Chiumenti ed Inside Music
 

Primo appuntamento della rassegna di “Musica e teatro a Villa Adriana” promossa dalla Regione Lazio in collaborazione con l’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, realizzato dalla Fondazione Musica per Roma, a pochi passi dall’Urbe stasera si consuma un miracolo, quello del potere straordinariamente evocativo, straniante e salvifico della musica, quella di Tiziana Donati, Tosca, nella sua arte, e dei suoi incommensurabili commilitoni in musica, Giovanna Famulari al pianoforte e al violoncello, Massimo De Lorenzi alla chitarra, Alessia Salvucci alle percussioni e Fabia Salvucci alla voce e alle percussioni.

Fasciata da una lunga ed ampia veste nera corvino, in magnifico contrasto cromatico col rosso corallo di un collier tentacolare ed il dorato dei capelli, Tosca fa il suo ingresso sul palco donando alla Villa la perfetta matrona romana che merita: il fascino maturo di una donna dalla corporatura esile e forte, morbida e geometrica, è uno sposalizio perfetto con l’incanto della sua voce, camaleontica, versatile, cangiante, potentemente commemorativa, che con la greca “Efige to traíno” dà l’avvio al canto del suo “Morabeza”, titolo dell’ultimo lavoro in studio fuori per Leave Music/Officina Teatrale, arrangiato e prodotto da Joe Barbieri, frutto di un viaggio per il mondo durato tre anni.

Parola creola di non facile traduzione, “morabeza” è la saudade di Pessoa ma è anche l’inquietudine calma, la tempesta controllata, la tristezza, la gioia, l’euforia; Tosca le canta tutte, le metafore e le sfumature delle emozioni, e le canta in macedone (“Ibrahím”), in libanese (“Succar ya banat”), in napoletano/francese (“Marzo”, “Dímme na vota sì”, “Secondo coro delle lavandaie”, “Comme s’il en pleuvaít”), in arabo (“Ahwak”), zulu (“Nongqongqo”), portoghese (“Estranha forma de vída”), lucano (“Cubba Cubba”), brasiliano (“Cha de panela”), yiddish (“Melache meluche”, “Rumanía Rumanía”), fino alle italiane “Normalmente”, “Via Etnea”, “Giuramento”, “Per ogni giorno che verrà”, “Piazza Grande” (“Plaza Grande”, con l’incursione di un po’ di spagnolo), la romanesca “Nina, si voi dormite”, che con l’avvento del portoghese diventa “Nina Nina le voce dorme”, fino al commovente brano sanremese “Ho amato tutto”, al regalo di Fossati “Il suono della voce” e alla conclusiva “Il terzo fuochista”, tratto dal disco “Romana” del 2006, intervallate da “In the mood of love”, cello solo della Famulari, e “Choros n.1”, chitarra solo di De Lorenzi.

Tosca è tutto: è la bambina incantata, la vecchia disillusa, è vajassa con cazzimma, è il marinaio saggio e stanco, è la ragazza assetata di vita, di mondo, di viaggi, di scoperte, è l’uomo ferito e disperato, è nonna austera, nonno dolce, è madre, madre di tutte le cose. Questo e molto altro è la sua arte, che stasera, come sempre, è talento raro, impeccabile, tradotto in una performance a cavallo fra musica, vita e teatro, lineare, con pochi fronzoli, essenziale e diretta nelle infinite sfaccettature, luci ed ombre della sua monumentalità che è un arcobaleno di passioni. Nessuna sbavatura, Tosca è una Ferrari impervia che mantiene il controllo di ogni strada sterrata ed ostile: quello che in molti farebbero con inenarrabile e visibile fatica, per lei è pura luce e naturale movimento.

Decisamente un unicum, felice e raro, in questo momento in Italia, Tosca parla poco, perché in due ore piene di spettacolo quello che ha da dire lo dice con gli occhi, neri e più parlanti di un infante nella fase dei perché, col corpo, leggiadro, sinuoso, sapiente, con la voce che è un prodigio soprannaturale e con la sua arte, che in questa notte perfetta è un abbraccio collettivo, di speranza, di sogno, di luce e cielo, un cielo che Tosca disegna con grazia, meraviglia e maestria.

La sua musica è contaminazione, spazio, incrocio fra culture che non conoscono confini, è amore per la vita, uomini, donne, esseri viventi, esseri umani, è un amplesso totalizzante, una sindrome di Stendhal meravigliosamente ininterrotta, da cui il pubblico quasi capitolino di questa occasione si lascia estasiare inerme.

Chapeau a Tosca, Artista con capolettera filigranato maiuscolo, barlume lucente necessario in un periodo storico in cui l’arte, finalmente, sta riappropriandosi della sua levatura d’appartenenza, fondamentale tanto quanto l’aria pulita.

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