BOB DYLAN: il miracolo si è compiuto un’altra volta. Recensione

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recensione concerto Milano
09 Aprile 2018
Teatro degli Arcimboldi
Milano

Voto: 9
di

Dylan sorprende ancora

Ancora una volta Dylan è riuscito a sorprenderci. Passato il tempo in cui ogni sera cambiava scaletta, ora che l’età e la statura artistica gli consentirebbero davvero qualunque scelta, ora che gli si perdonerebbe tutto, propone la stessa set list ad ogni sera, come un qualunque mortale. Ma la sorpresa c’è sempre: ad ogni intro, ad ogni attacco di piano, ad ogni ennesimo stravolgimento negli arrangiamenti.

Fulmina fin dall’inizio

L’inizio è già un “uno-due” da ko: apre al piano, suonato stando in piedi, con una Things Have Changed cantata in maniera superba, accompagnato da una band fantastica, probabilmente la migliore che abbia avuto negli ultimi trent’anni, a cui segue una versione country swing di Don’t Think Twice, It’s All Right, con tanto di assolo al piano. Col terzo brano ha già vinto la partita: una tirata versione rock di Highway 61 Revisited, che apre ad una Simple Twist Of Fate in versione slow ballad. 

Il palco è simile a quello dei precedenti tour, con solo luci bianche alle spalle, tenui o più accese a seconda del ritmo dei brani eseguiti. Come sempre, nessuna concessione allo spettacolo o al pubblico, l’artista sembra davvero concentrato solo sulla sua musica, dentro alla sua musica, come se intorno non ci fosse altro. Solo quello conta, l’arte, e in questo, il paragone con sembra davvero azzeccato.

Al piano

Questo tour vede Dylan impegnato quasi esclusivamente al piano, seduto o in piedi a seconda dei brani più rock o più lenti, e poche volte in piedi al centro del palco. Dopo Highway 61 Revisited si avvicina al centro palco, esita, poi torna al piano ed attacca Duquesne Whistle, uno swing trascinante, che gli consente anche di duettare al piano con il chitarrista. Adesso è il momento di prendere il centro della scena: con l’asta del microfono in mano e voce da consumato coroner, attacca il lento e bluesato Melancholy Mood.

Un crooner

Tornerà ancora al centro del palco solo per i brani più da crooner: Once Upon A Time (da Triplicate), uno slow in cui Dylan tira fuori una grande voce, Long and Wasted Years, e una strepitosa Autumn Leaves, con cui paga il tributo alla canzone classica, e lo fa da grande interprete, con la steel al posto dei violini, togliendo quell’aria pop zuccherosa che il brano ha avuto negli anni. È adesso chi ancora potrà dire che Dylan è stonato?

Ma il vecchio Bob, nonostante l’età, è ancora capace di graffiare con i brani più rock: Pay In Blood è dura e tagliente come una lama affilata, l’hand clapping del pubblico accompagna il rock tirato di Honest With Me, che vede un bel solo di Dylan al piano, Thunder The Mountain è un rock n’ roll tirato che paga il tributo ai padri del genere, così come con il grande blues di Early Roman Kings omaggia i maestri delle 12 battute, fino ad una scura e scarna Love Sick, in cui la band non sbaglia un colpo.

Per Tangled Up In Blue le luci si abbassano, Bob si risiede al piano e parte uno slow swing dalle venature blues che ci fa riscoprire uno dei suoi grandi classici, così come fa con Desolation Row: seduto al piano, si riappropria del suo capolavoro, e lo porta a nuova vita. Cantato da grande interprete, questo è uno dei momenti più alti del concerto, accompagnato da applausi a scena aperta.

Bis stellari

I due bis sono semplicemente stellari: prima una versione country rock con violino e contrabbasso di Blowin’ In The Wind, poi il capolavoro assoluto di Ballad Of A Thin Man, con un esecuzione da manuale, chiudono una serata che non è stata solo un grande concerto ma un’immersione totale in cento anni di storia della musica americana.

Resta il più grande di tutti

Ancora una volta, adesso che pensavamo di sapere ormai tutto di lui, adesso che sapevamo per filo e per segno cosa avrebbe fatto in questi novanta minuti, Dylan ci ha sorpreso di nuovo. Come sempre, quando crediamo di sapere dov’è, lui è già da un’altra parte. Ancora una volta, Dylan resta il più grande di tutti. Nessuno è stato come lui prima, non ci sarà nessuno come lui dopo. Il miracolo si è compiuto un’altra volta.

Band:
– piano
Tony Garnier – bass
George Recile – drums
Stu Kimball – rhythm guitar, maracas
Charlie Sexton lead guitar
Donnie Herron – violin, banjo, electric mandolin, pedal steel, lap steel

Set list
1. Things Have Changed (Bob Piano)
2. Don’t Think Twice, It’s All Right (Bob Piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob Piano)
4. Simple Twist Of Fate (Bob Piano)
5. Duquesne Whistle (Bob Piano)
6. Melancholy Mood (Bob center stage)
7. Honest With Me (Bob on Piano)
8. Tryin’ To Get To Heaven
9. Once Upon A Time (Bob center stage)
10. Pay In Blood (Bob on Piano)
11. Tangled Up In Blue (Bob on Piano)
12. Early Roman Kings (Bob on Piano)
13. Desolation Row (Bob on Piano)
14. Love Sick (Bob on Piano)
15. Autumn Leaves (Bob center stage)
16. Thunder On The Mountain (Bob on Piano)
17. Soon After Midnight (Bob on piano)
18. Long and Wasted Years (Bob center stage)

(encore)
19. Blowin’ In The Wind (Bob on Piano)
20. Ballad Of A Thin Man (Bob on Piano)

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