PERCOTO CANTA: 39 anni di musica: “Il palco deve essere una palestra” Intervista
PERCOTO CANTA
Un talent che punta sulle esibizioni live
Intervista con il direttore artistico
Quarant’anni sono ormai dietro l’angolo. Nel 2027PERCOTO CANTAraggiungerà la sua quarantesima edizione, un traguardo che racconta della longevità di una manifestazione musicale.
Nata a Percoto, frazione del comune di Pavia di Udine, nel 1988 dall’iniziativa di un gruppo di ragazzi accomunati dalla passione per la musica, la manifestazione è cresciuta negli anni fino a diventare un appuntamento capace di attirare concorrenti da tutta Italia e di coinvolgere musicisti, professionisti e artisti di rilievo nazionale.
Dalle prime esibizioni davanti a parenti e amiciPercoto Cantaha attraversato quasi quattro decenni di trasformazioni. Nel 2002 è nata l’associazionePercoto Canta, mentre dal 2009 la manifestazione ha rafforzato la propria identità attraverso una giuria composta da professionisti del settore musicale.
Luca Pitteri, il maestro Vessicchio, Marcello Balestra, Rossana Casale, Bungaro, Gio Di Tonno, Silvia Mezzanotte, Paola Folli, Luca Colombo e molti altri sono alcuni dei nomi che negli anni hanno contribuito a dare prestigio al concorso.
Il tratto distintivo diPercoto Cantaresta uno:la musica è suonata dal vivo.
Prima del quarantennale, però, bisogna portare a termine la 39ª edizione del 2026. Per il gran finale di quest’anno sul palco ci saranno 25 musicisti: band, archi e fiati. Niente basi preregistrate né supporti informatici: gli artisti si confronteranno con una vera orchestra, mettendo alla prova non solo la voce ma anche la presenza scenica.
Un approccio che si riflette nella filosofia del concorso: da alcuni anni non si fanno più distinzioni tra junior e senior, interpreti, cantautori o inediti; si valuta semplicemente il valore dell’artista.
Terminate le fasi selettive, il 10 ottobre al Teatro Verdi di Gorizia si terrà la serata finale: 12 giovani finalisti (tra i 15 e i 25 anni), scelti tra oltre 100 iscritti, si esibiranno dal vivo accompagnati da una vera orchestra. A giudicarli sarà una giuria prestigiosa, composta — tra gli altri — dal cantautore e compositore Niccolò Agliardi, dall’attrice e cantante Petra Magoni e dall’autrice Federica Abbate, nomi di spicco della canzone italiana e firme di grandi successi (tra cui Pausini, Fedez, Noemi, Michielin, Tatangelo e Brancale).

Dalla provincia di Udine sono stati ammessi Davide Beraldo, Lazward e i Blecs — Erik “Tyrannosaurus Regina” Pagnutti, Giovanni “Dubahee” Bernardi, Bryan “Lowkeyrenzo” Marcuzzi, Giancarlo “Giangio” Guarrera e Federico “Megatron” Dalle Mule. DaTriestearriva il solista Puntino; in rappresentanza di Gorizia ci saranno Samuele Giordano e il gruppo Gemme. Da più lontano arrivano Miryam Belfiore (Alessandria), Ilred, Valentina Livi (Pesaro), Numa (Milano), Jacopo Ottonello (Savona) eAnnaChiara Boccato (Venezia).
Ospite della serata finale saràMarina Rei, che si esibirà dal vivo.
Ne abbiamo parlato conNEVIO LESTUZZI, fondatore e direttore artistico della manifestazione, ripercorrendo la storia diPercoto Canta, il rapporto tra giovani e concorsi, la difficoltà sempre maggiore di trovare spazi per la musica live e il futuro dei talenti emergenti.
Partiamo dalla storia diPercoto Canta. Come nasce questa avventura?
È una storia lunga, ma anche abbastanza semplice da raccontare. Siamo partiti nel 1988, un gruppo di amici e ragazzi molto giovani, tra i 16 e i 20 anni, accomunati dalla passione per la musica e dalla voglia di trovare qualcosa da fare insieme.
Sotto il cappello dell’allora parroco abbiamo iniziato questa avventura. Doveva essere semplicemente un incontro per pochi intimi, un’esibizione davanti a parenti e amici. In realtà già dalla prima edizione abbiamo avuto un pubblico di oltre 500 persone.
Per i primi tre anni abbiamo organizzato la manifestazione nell’aula magna della scuola materna, poi ci siamo trasferiti nel parco di piazza di Percoto e nel parco di Villa Caiselli. Da lì siamo cresciuti in maniera esponenziale.
Nel 2002 abbiamo creato l’associazionePercoto Cantae ci siamo staccati in parte dalla parrocchia. Con l’associazione sono arrivate persone nuove, nuove idee e nuove energie.
Un altro salto è arrivato nel 2009, quando abbiamo deciso di puntare su una giuria di qualità, affidandoci a professionisti del settore musicale conosciuti a livello nazionale.
Quanto è stata importante la presenza di professionisti e artisti nella crescita del concorso?
È stata fondamentale. Il maestro Luca Pitteri è stato un po’ l’artefice di questo cambiamento. Lo avevamo invitato per un corso di canto, gli abbiamo raccontato la storia del festival e lui ci ha detto: «Vengo io e, se volete, porto anche il maestro Vessicchio e Marcello Balestra», che all’epoca era un discografico della Warner.
Da lì, anche grazie al passaparola, abbiamo avuto tantissimi artisti e professionisti in giuria: Rossana Casale, Bungaro, Gio Di Tonno, Silvia Mezzanotte, Paola Folli, Luca Colombo e molti altri.
La presenza di queste persone ha contribuito a far crescere il concorso e a dargli una rilevanza nazionale.
Negli anni siamo riusciti anche a coinvolgere il Nuovo IMAIE che, attraverso il premio Bandi e Concorsi, ci permette da diversi anni di assegnare al vincitore un primo premio di 10 mila euro. Per chi vuole intraprendere un percorso nel mondo della musica è un aiuto importante.
Abbiamo inoltre creato iniziative parallele, come il Premio internazionalePercoto Canta, assegnato a un artista della nostra regione che vive all’estero e porta nel mondo il nome del Friuli. Quest’anno è andato aEmanuele Filippi, un pianista jazz friulano che vive e lavora a New York
Abbiamo organizzato anche un concorso per le band e da diversi anni proponiamo un concorso per la realizzazione del bozzetto grafico della manifestazione, coinvolgendo le scuole del territorio.
È un’attività che ci vede impegnati 365 giorni all’anno.
C’è un orientamento artistico o stilistico preciso all’interno del concorso?
No. Il concorso, contest o festival, possiamo chiamarlo come vogliamo, si caratterizza innanzitutto per il fatto che abbiamo sempre suonato dal vivo con una band.
All’inizio era una formazione composta da pochi musicisti, poi negli anni abbiamo aggiunto la sezione archi e quella dei fiati. Quest’anno saranno 25 i musicisti sul palco.
Non utilizziamo supporti informatici: tutto viene suonato dal vivo, senza basi o altri aiuti. Questa è una delle caratteristiche che ci contraddistingue.
Molti concorsi prevedono categorie come junior, senior, cantautori, inediti ed editi. Noi abbiamo superato questa impostazione e da ormai quattro anni non abbiamo più categorie: valutiamo esclusivamente il valore dell’artista.
Fino alla scorsa edizione i dodici finalisti si esibivano con un brano inedito e una cover. Quest’anno gli artisti saranno valutati esclusivamente sul brano inedito.
Le cover saranno invece interpretate a coppie. I dodici finalisti sono stati abbinati a due a due e, esclusivamente per lo spettacolo e per il pubblico, proporranno sei cover in duetto.
Dopo 39 anni, che senso hanno ancora oggi i concorsi per giovani artisti? Possono davvero essere utili?
Sì, possono essere utili, ma soltanto se l’artista non guarda esclusivamente al risultato e al premio, bensì al proprio percorso di crescita.
Anche quella che chiamiamo «sconfitta» può essere importante, perché permette di capire dove c’è un problema, dove bisogna migliorare, crescere o modificare qualcosa.
Se invece si partecipa soltanto per vincere, per ottenere una borsa di studio o un premio, credo che non abbia molto senso.
Il nostro concorso è diverso da molti altri perché, mentre nella maggior parte dei concorsi i partecipanti cantano su una base musicale, da noi si lavora con un’orchestra.
Cantare con un’orchestra dal vivo è molto diverso. Alcuni ragazzi sono andati in difficoltà proprio perché non erano abituati: l’orchestra ha un suono diverso rispetto a una base registrata e bisogna essere pronti e attenti.

Anche il fatto che il concorso sia gratuito è una scelta significativa?
Assolutamente. Non abbiamo una quota di iscrizione perché riteniamo giusto dare all’artista la possibilità di mettersi in gioco senza dover necessariamente investire denaro.
Chi partecipa investe già tempo, viaggi, vitto e alloggio, soprattutto se arriva da lontano. Per noi è giusto che l’iscrizione sia gratuita.
Quando abbiamo avuto il Nuovo IMAIE come partner abbiamo eliminato immediatamente la quota di iscrizione, che prima era di 50 euro.
I concorsi dal vivo soffrono la concorrenza dei talent televisivi, come X Factor?
Personalmente guardo molto poco X Factor e programmi simili, quindi non credo chePercoto Cantasoffra particolarmente questa concorrenza.
È vero però che i talent hanno un impatto importante sui giovani. A volte sentiamo ragazzi dire: «Voglio sfondare nel mondo della musica, voglio andare a Sanremo».
Ma per andare a Sanremo non basta semplicemente prendere un treno.
Ci sonomilleaspetti che determinano il successo di un artista. Prima di tutto dovrebbe esserci la soddisfazione personale di portare avanti il proprio percorso. Poi può arrivare una casa discografica, può arrivare un’opportunità, ma serve anche una certa dose di fortuna.
È un po’ come nel calcio: ci sono milioni di ragazzi che giocano, ma soltanto una piccola parte arriva ai massimi livelli.
Quanto è importante la dimensione live nella formazione di un artista? E quanto è difficile oggi trovare spazi per gli emergenti?
È fondamentale. Confrontarsi con musicisti che ti aiutano, ti supportano e ti danno un parere è una parte importantissima della crescita.
Anche nella nostra band ognunodicela propria: io ho la direzione artistica, ma i musicisti possono suggerire modifiche e proporre soluzioni. Anche con i ragazzi, durante le prove, cerchiamo di dare supporto e una mano.
Il problema è che oggi fare musica dal vivo sta diventando sempre più difficile. Ci sono normative, regole e costi che rendono complicata la situazione, soprattutto nei locali.
È un discorso complesso, ma la musica live dovrebbe essere una palestra fondamentale per chi vuole fare questo mestiere e vivere di musica.
Sono pochi quelli che hanno un’esplosione immediata e poi riescono a mantenere una carriera. Molti fanno una prima fiammata e poi spariscono. Chi invece fa la gavetta, investe tempo, energie, lavoro e anche denaro, difficilmente poi sparisce.
Per questo la musica dal vivo è importantissima, anche se oggi è molto difficile praticarla.
In 39 anni avete visto cambiare le nuove generazioni di artisti. Che cosa è cambiato?
Negli ultimi 10-15 anni abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con ragazzi provenienti da esperienze e regioni diverse.
Trovi artisti molto bravi, preparati, con voglia di fare e soprattutto disponibili ad ascoltare e a confrontarsi. Questa è una cosa molto interessante.
Trovi anche quelli che pensano: «Sono bravo io, so tutto io, faccio come dico io». Chi non è disposto a mettersi in gioco e a confrontarsi, secondo me, farà più fatica.
La tecnologia ha dato una grossa mano, ed è giusto utilizzarla, ma bisogna saperla usare bene. Non si può prendere tutto per oro colato: bisogna metterci qualcosa di proprio.
Come vivono i giovani il passaggio dalla cameretta al palco?
Credo che ognuno lo viva a modo suo. Alcuni pensano di essere già arrivati sul palco di Sanremo, come se avessero già completato il proprio percorso. Altri invece se lo sudano e lo sognano.
Quest’anno, su 102 iscritti, i dodici finalisti per me hanno già vinto. Essere arrivati tra i primi dodici è già una vittoria.
Ci sono tre o quattro ragazzi davvero molto bravi e preparati, che non sfigurerebbero su palchi decisamente più importanti del nostro.
Poi ognuno vive questo passaggio in modo diverso: c’è chi pensa di essere già arrivato e chi invece considera questa esperienza soltanto il punto di partenza.
Avete notato più sicurezza sul palco oppure è ancora forte l’ansia da prestazione?
Tra i finalisti e anche tra i semifinalisti vedo ragazzi abbastanza consapevoli delle proprie potenzialità e capaci di giocarsela bene.
L’ansia da prestazione non è un fenomeno che noto particolarmente. Può capitare di vedere qualcuno un po’ sprovveduto alle selezioni preliminari, ma nei finalisti di quest’anno vedo soprattutto consapevolezza e una buona conoscenza delle proprie capacità.
Quale può essere il futuro dei contest e, soprattutto, quale può essere il loro ruolo in una prospettiva live per le nuove generazioni?
Per una manifestazione come la nostra il futuro è legato anche alla sostenibilità economica.
Negli ultimi due o tre anni i costi sono aumentati moltissimo e in Friuli la situazione degli sponsor è abbastanza complicata. Ogni anno riusciamo a chiudere il bilancio delle spese, anche perché molte cose le facciamo direttamente noi. Però è sempre più difficile.
Senza il sostegno degli enti pubblici, dalla Regione al Comune fino al Ministero della Cultura, diventa problematico andare avanti perché i costi di gestione sono importanti.
Se in futuro la cultura potrà essere maggiormente sostenuta, il futuro potrà essere almeno di continuità.
Poi c’è il problema del volontariato. Noi lo facciamo per volontariato, perché abbiamo creato questa realtà e vogliamo portarla avanti. Ma anche trovare persone nuove che ci aiutino sta diventando difficile.
Il nostro obiettivo adesso è arrivare alla quarantesima edizione, quella del prossimo anno. E siamo ancora tutti qui: quelli che sono partiti nel 1988 sono ancora presenti.
Dal punto di vista artistico, c’è ancora spazio per iniziative di questo tipo come strumenti di crescita per i giovani?
Credo assolutamente di sì. Anzi, sarebbe auspicabile che ci fossero altre iniziative di questo tipo, serie come crediamo di essere noi.
Sarebbe importantissimo che anche in futuro continuassero a esistere manifestazioni capaci di offrire ai giovani un’occasione reale di confronto, crescita e formazione.
Alcuni dei concorrenti passati daPercoto Cantahanno poi costruito una carriera importante?
Certo, ne abbiamo diversi.Lodovica Comelloè partita daPercoto Canta, così come Shari, che ha partecipato a Sanremo qualche anno fa.
AncheRuggero dei Timidiè passato da qui. Poi ci sono stati tanti altri ragazzi che hanno partecipato a X Factor, Amici e All Together Now.
Oggi, nel cast ufficiale di “Notre Dame de Paris”, c’èBeatrice Blaskovic, “Nei Tre Moschettieri” di Gio Di Tonno, Matteucci e Galatone c’eraSea John, che interpretava D’Artagnan e aveva vintoPercoto Cantanel 2022.
AncheSerena Ricettoaveva vintoPercoto Canta.Vincenzo Cantiello, che ha partecipato ad All Together Now, era stato da noi. EDeborah Manenti, vincitrice di Castrocaro nel 2019, era passata daPercoto Canta.
Sono quindi tantissimi gli artisti che sono passati da qui e che poi hanno costruito un percorso nel mondo della musica.
Per concludere: quale consiglio daresti a un giovane artista che vuole costruire il proprio percorso, soprattutto dal punto di vista live?
Prima di tutto, lavorare e studiare. E soprattutto essere sempre se stessi e cercare il proprio percorso musicale.
Bisogna mettersi continuamente in discussione e non accontentarsi mai. Se si va a scuola di canto, ogni tanto può essere utile anche cambiare insegnante, confrontarsi con un’altra persona, ascoltare opinioni diverse e capire se la strada che si sta percorrendo è quella giusta.
E non bisogna limitarsi a fare il cantante: consiglio di studiare uno strumento musicale, pianoforte, chitarra o qualunque strumento possa permettere di accompagnarsi e di fare un’esibizione live anche da soli.
Bisogna mettersi in gioco e lavorare tanto,mai accontentarsi, sempre lavorare tanto.
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