CSI: il ritorno di un marchio generazionale Recensione concerto e scaletta live Alba
CSI
Recensione concerto e scaletta live
Festival resistente 2026
8settembre2026
Piazza Medford
Alba (Cuneo)
Recensione e foto diGiorgio Zito
Dopo il ritorno di CCCP, sembrava quasi naturale anche quello deiC.S.I.e così è stato. Un ritorno forse meno roboante, con poche date e selezionate con cura, in luoghi che in qualche modo hanno avuto a che fare conlastoria della bandoche sono, per loro, significativi. E quindi non poteva mancare la città di Alba, piccolo “capoluogo delle Langhe” che li vide protagonisti di un concerto “epico” giusto trent’anni fa nella chiesa di San Domenico, all’interno delle celebrazioni dedicate a Fenoglio (concerto che finì poi pubblicato su cd e vhs). Scrittore i cui temi ricorrono spesso nei testi di Ferretti e dei C.S.I., cosi come i richiami alla Resistenza, di cui Fenoglio è stato parte.

Logico quindi iniziare la serata proprio con le parole dello scrittore albese:Ferrettientra in scena da solo, dicendo che iCSInon avrebbero bisogno di presentazioni (“CSIbastano a sé stessi, ma ad Alba non possiamo non ricordare Fenoglio”), e legge alcune pagine da “Il partigiano Johnny”, sottolineando forte con la voce la frase “Geniali dilettanti in selvaggia parata, ragioni personali una questione privata”. Un omaggio a Fenoglio, ma anche alla città di Alba e alla Resistenza, che sottolinea un legame profondo che si dipana per tutta la discografia della band, e che stasera diventa ancor più evidente. Un legame che ritroviamo inLinea gotica, il cui intro è l’incipit del libroI ventitré giorni della città di Alba,fino ad arrivare all’inizio dei bis, quandoMassimo ZambonieGinevraDi Marcoleggono alcuni passi della biografia di un altro partigiano illustre di Alba, Dario Scaglione, il partigiano Tarzan, ucciso a Santo Stefano Belbo il 24 febbraio del 1945.

Il Viaggio, così è stato chiamato questo breve tour, inizia con la registrazione della loro versione diNoi non ci saremo, con il palco al buio e i fari puntati sul pubblico, dando il via a uno dei concerti forse più attesi per il rock italiano di questo 2026.
Un concerto intenso, in cui è difficile isolare alcuni momenti rispetto ad altri. Sul palco ci sono sette musicisti straordinari, completamente diversi tra loro ma che sanno amalgamarsi alla perfezione. Spicca da subito la chitarra diGiorgio CanaliinIn Viaggio, una chitarra che accarezza inIrata, graffia inEsco,duella conZamboniinDel Mondo. Zamboni che pare più defilato, ma che con la sua sei corde regge le linee melodiche di buona parte del concerto, così comeMagnellicostruisce e sottolinea tutte le melodie.

Le due chitarre si alternano inOngi, mentre le due voci accarezzano con una melodia avvolgente. Due voci diversissime e splendide, che insieme toccano l’anima. EmozionanteFerrettiquando inOccidentetira fuori proprio quella voce che ricordavamo, da brividiGinevra Di Marconel finale della splendidaInquieto.Questo lato più dolce dei C.S.I. colpisce e ammalia il pubblico anche con le esecuzioni splendide diBolormaae della dolce e cattiva ad un tempoBlu.
Se il rosso dei fari domina il palco per l’intensaCupe Vampe(e ammattiamolo, Ferretti aveva ragione, Sarajevo non doveva essere abbandonata dall’Europa), l’elettricità si manifesta nell’esplosivaForma e sostanzae nella dirompenteA tratti(certo che sentire ottomila persone cantare “se divento un megafono mi incepperò” crea un certo cortocircuito).

Le distorsioni che apronoUnità di produzioneportano direttamente all’intro della cover diE ti vengo a cercare, cantata da Ferretti seduto con un bicchiere di vino rosso in mano. Chiudono altri due brani manifesto, che vedonoGianni Maroccoloalla chitarra acustica:Depressione caspica(dal repertorio dei CCCP – Fedeli alla linea) eFuochi nella notte.Anche lui parte fondamentale del suono dei C.S.I., sta defilato, quasi nascosto a lato della batteria (ora nelle mani di Simone Filippi), ma ogni volta che si avvicina al proscenio riceve il meritato tributo del pubblico.
I bis, dopo le letture sulla Resistenza di cui sopra, si apre conMontesole,ed è un altro dei momenti più intensi del concerto, sentire ancora le due voci di Ferretti e Di Marco, seduti uno di fianco all’altra) cantare insieme, è davvero emozionante. Si chiude con l’anima punk della band, e le scatenateMatrilineareeM’importa ‘nasega.


Quella dei C.S.I. è stata una combinazione particolare e quasi unica nel panorama della musica italiana, Sei musicisti completamente diversi per provenienza artistica, con bagagli culturali differenti, che si trovano a collaborare quasi per caso o per scommessa, e tirano fuori tre capolavori inarrivabili.
Una di quelle combinazioni che capitano una volta a generazione: alla mia generazione è capitato anche il bis.
Scaletta
Noi non ci saremo
In viaggio
Occidente
Del mondo
A tratti
Inquieto
Cupe vampe
Linea gotica
Irata
Esco
Bolormaa
Blu
Forma e sostanza
Brace
Ongii
Unità di produzione
E ti vengo a cercare
Depressione caspica
Fuochi nella notte
Bis:
Montesole
Matrilineare
M’importa ‘nasega
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