IL DIFFICILE PERCORSO DA “HELLWATT” A “PULSE OF GAIA FESTIVAL”
DA “HELLWATT” A “PULSE OF GAIA FESTIVAL”
La disastrosa storia di un festival che ha dovuto rivedere le ambizioni iniziali
Sembrava che la nascita dell’Hellwatt Festival potesse cambiare il destino della musica dal vivo in Italia. L’organizzatore intendeva alzare l’asticella dei concerti nel paese, portando alla RCF Arena di Campovolo a Reggio Emilia nomi di primo piano della scena internazionale.
La volontà però non ha resistito alla realtà: i fatti hanno preso una brutta piega, stravolgendo i programmi iniziali.
Ricapitoliamo le tappe di quanto accaduto e di quanto non si terrà a Campovolo.
L’annuncio
Lo scorso febbraio Vittorio “Victor” Yari Milani si affacciava sulla scena come organizzatore, su mandato di C.Volo S.p.A. (la società che gestisce la RCF Arena di Campovolo, Reggio Emilia), annunciando il mega‑evento Hellwatt Festival: una ambiziosa “macchina da guerra” che si presentava con un cast di alto livello.
L’organizzatore lo definiva “un’operazione ambiziosa, forse rischiosa o visionaria, ma anche il segnale che l’Italia vuole smettere di essere soltanto tappa dei tour internazionali e iniziare a costruire eventi in grado di attrarre pubblico globale. Se manterrà le promesse – produzioni immersive di alto livello, line‑up con centinaia di milioni di streaming, gestione urbana intelligente – Hellwatt potrebbe segnare un prima e un dopo nel panorama dei grandi eventi europei.”
Per il “dopo” speriamo che sia servito a riflettere.
La crisi e il pericolo delle cancellazioni
A maggio il rapporto tra Milani e C.Volo S.p.A. si è incrinato e si è poi interrotto: la proprietà della RCF Arena ha sollevato il direttore artistico dall’incarico, motivando la decisione con “divergenze gestionali e organizzative”. La capacità di organizzare un evento di tale portata è stata messa in dubbio, anche alla luce della limitata esperienza di Milani nella gestione di festival di grandi numeri.
Il futuro del festival è quindi divenuto incerto, complicato anche dal fatto che il marchio “Hellwatt Festival” risulta depositato da Milani presso l’UIBM, Ministero delle Imprese e del Made in Italy: una visura del deposito confermerebbe la titolarità del nome.
Tra febbraio e maggio erano inoltre state avviate, con una procedura piuttosto macchinosa, le prevendite per diverse date del festival, originariamente previsto in cinque serate dal 4 al 18 luglio 2026.
Subito dopo l’uscita di scena di Milani, nel pieno del caos organizzativo, è arrivata la notizia della cancellazione a Londra del concerto di Kanye West – uno degli headliner annunciati – a seguito delle dichiarazioni a sfondo nazista e antisemita attribuite al rapper. Nonostante ciò, nelle more di una nuova direzione artistica, la presenza di Kanye alla RCF Arena era stata confermata, fino alle pressioni di associazioni e consumatori che ne chiedevano la cancellazione anche in Italia.
La trasformazione del format
Verso fine maggio è stata annunciata una riformulazione della manifestazione prevista a Reggio Emilia: la kermesse così come era stata immaginata dall’ex direttore artistico non esiste più. Parte degli eventi previsti per luglio 2026 alla RCF Arena di Campovolo saranno realizzati sotto la nuova denominazione PULSE OF GAIA FESTIVAL, format internazionale prodotto dalla spagnola Zamna, che arriva per la prima volta in Italia dopo il successo della scorsa edizione in Spagna.
Zamna era già coinvolta nell’organizzazione e avrebbe dovuto occuparsi degli eventi collaterali nell’area concerti. Dunque, Hellwatt lascia il posto a Pulse of Gaia.
Il Prefetto e le conseguenze
Le vicissitudini non si sono concluse: il Prefetto di Reggio Emilia ha vietato ufficialmente i concerti di Kanye West e Travis Scott per motivi di ordine e sicurezza pubblica (la presenza di Scott non era peraltro nei nuovi piani del Festival. La decisione è seguita alle segnalazioni di Codacons e della Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia, e a una valutazione svolta dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato il 25 maggio per analizzare i rischi connessi ai due eventi. Al centro dell’attenzione non c’erano solo la gestione dei flussi di pubblico, ma anche le criticità legate alla presenza degli artisti e delle annunciate proteste.
Quanto è accaduto alla RCF Arena ha suscitato, oltre alle polemiche, una serie di riflessioni sull’organizzazione dei grandi eventi live. In questo caso, realtà produttive consolidate, anche italiane e indipendenti, e con comprovata esperienza nella gestione di grandi manifestazioni sono state messe da parte.
Inoltre quando si realizza una struttura concepita per contenere oltre 100.000 spettatori. l’afflusso e deflusso del pubblico vanno strettamente valutate e non ci si può accorgere all’ultimo momento che questo può essere un problema strutturale.
A pagarne le conseguenze, oltre alle possibili penali – se previste – per le mancate esibizioni – rischio d’impresa, è stato anche il pubblico : molti si sono trovati all’ultimo momento senza l’evento atteso e, nonostante la previsione di rimborsi dei biglietti, in parecchi hanno sostenuto spese per pernottamenti e viaggi, soldi che rischiano di essere perduti.
La presa di posizione delle associazioni di settore
Nelle ultime ore Assoconcerti – Associazione Italiana Musica dal Vivo – e P.E.R. (Promoter Emilia‑Romagna) hanno rilasciato un comunicato congiunto in cui chiedono garanzie più concrete per tutelare pubblico e lavoratori, oltre all’immagine del settore dei live. Nel comunicato si legge:
“Chiediamo un registro nazionale delle professioni dello spettacolo, con requisiti certificati e almeno cinque anni di esperienza documentata per chi desidera organizzare eventi di scala. Non è un capriccio corporativo: è lo standard che i principali mercati europei già applicano.
Guardiamo con la stessa preoccupazione ai divieti last‑minute su Travis Scott e Kanye West. Bloccare uno show a poche settimane dalla data — con tutto ciò che comporta in termini di danni economici, reputazionali e di fiducia — non può diventare la normalità. Decisioni di questa portata richiedono criteri chiari, tempi certi e procedure trasparenti.
Un mercato maturo deve avere regole certe. Chiediamo che si convochi al più presto un tavolo con le associazioni di categoria per scrivere insieme queste regole, con l’impegno di rispettarle da entrambe le parti.”
Che fare in futuro?
Da questa vicenda non è uscito vincitore nessuno: l’unico grande sconfitto sembra essere il rispetto per la musica dal vivo e la sua considerazione come bene culturale, ridotta a mero strumento di guadagno. La lezione – auspicabilmente – servirà a costruire standard organizzativi più rigorosi e a tutelare meglio pubblico, lavoratori e il settore nel suo complesso. È una speranza!
https://www.facebook.com/rcfarena
Da HELLWATT A PULSE OF GAIA FESTIVAL

