CARMEN CONSOLI: la consapevolezza e l’orgoglio delle proprie radici Recensione e scaletta concerto Alessandria
CARMEN CONSOLI
Recensione e scaletta concerto
Teatro Alessandrino
5 maggio 2026
Alessandria
Recensione e foto di Giorgio Zito
Se c’è un filo rosso che unisce Rosa Balistreri a CARMEN CONSOLI, due delle più straordinarie voci della canzone siciliana, è la forza indomita nel ribellarsi alle ingiustizie, sia quelle personali e familiari, che quelle della società e del potere, e stasera quel filo rosso è stato ben più visibile di altre volte. E il nuovo disco della “cantantessa” “Amuri Luci”, interamente dedicato alla sua terra e alla sua lingua, lo ha reso ancora più evidente.

Due tempi, due anime
Il concerto, dall’impronta molto teatrale, è diviso in due tempi distinti. La prima parte è interamente dedicata al nuovo lavoro, eseguito quasi per intero e seguendo l’ordine del disco, con alcuni intermezzi di letture e senza mai rivolgersi al pubblico, come fosse una vera e propria opera teatrale.
Un’immersione totale nella sua Sicilia, che parte dalla lotta dei siciliani (sono citati i fratelli Impastato) per liberare la loro terra dalla mafia, in cui predominano i suoni tradizionali. “Amuri luci” non è prettamente un disco di folk, piuttosto un disco dall’anima folk, che ritroviamo nel brano omonimo così come in “Unni t’ha fattu ‘a stati”. Suoni raffinati e coinvolgenti (ottima la band che accompagna la Consoli) che partono dalla Sicilia per abbracciare tutto il mediterraneo, dal canto contro le guerre e le migrazioni forzate de “La terra di Hamdis” (con Mahmood che duetta proiettato sui teloni laterali), alla Grecia di “Galateia”.
C’è spazio per la Palestina
Un viaggio nel mediterraneo che arriva fino alla Palestina, quando la Consoli imbraccia l’elettrica per “Parru cu tia” (accompagnata in un altro duetto virtuale dall’apparizione di Jovanotti sullo schermo), mentre vengono proiettate immagini delle manifestazioni tra bandiere rosse e palestinesi, ritornando ancora sul dramma della guerra presente anche nell’intensa “Mamma tedesca”.
Il primo tempo del concerto presenta un approccio tra folk e letteratura colta, passando dai classici greci alla poesia medievale siciliana rievocata in “Qual sete voi” (qui l’ospite virtuale alla voce è il tenore Leonardo Sgroi), dal già citato poeta siculo-arabo dell’XI secolo Ibn Hamdis alla poetessa siciliana Graziosa Casella, i cui versi hanno ispirato la Consoli per il brano “Nimici Di L’arma Mia” che chiude il primo tempo.
L’atmosfera cambia completamente nel secondo tempo, quando la Consoli rientra sul palco dopo dieci minuti di pausa. Cambia il vestito, cambiano i toni delle luci ora tendenti al rosso dove prima dominava il giallo, e cambia l’approccio della band, certamente più rock.
Dopo il folk il rock
Se nella prima parte la canzone d’autore dell’artista catanese si contaminava con le sue radici folk e con la cultura della sua Sicilia, ora le atmosfere passano dalla chiusura swingante de “Il pendio dell’abbandono” all’impeto rock di “Fiori d’arancio”, dalle ballate dolci (“Le Cose Di Sempre”) e delicate (“Parole di burro”) al rock graffiante di “Geisha” e di una bella versione di “Per niente stanca” contrappuntata dal violino, senza dimenticare i toni più acustici de “L’ultimo bacio”, con mandolino e violino in evidenza. Non manca l’attenzione ai temi sociali, dal crudo racconto di una violenza familiare di “Mio zio”, alle maldicenze e bugie che ripetute diventano realtà (con un esplicito riferimento a molto politici di oggi) di “Maria Catena”, con un finale esplosivo. Chiude il concerto un ultimo sguardo sulla sua Sicilia con “’A finestra”.

Solo conferme della sua bravura
Per i bis la Consoli si presenta da sola sul palco, e regala due belle versioni chitarra e voce di “Blunotte” e “In bianco e nero”, per chiudere poi con la band al completo e l’attesa “Amore di plastica”. Sostenuta da una band eccellente (da citare il sorprendente Gemino Calà al friscaletto, strumenti a fiato e marranzanu) che le consente di spaziare tra sonorità folk, pop e rock, passando dalle atmosfere più intime a quelle più d’impatto, il tour di Amuri Luci conferma Carmen Consoli come una delle più brave cantautrici italiane, capace di toccare con leggerezza e profondità tanto i temi poetici come quelli sociali, alla ricerca di una forma di canzone d’autore originale, con i piedi nel presente, ma consapevole delle proprie radici.
Scaletta
Primo tempo
Amuri luci
Unni t’ha fattu ‘a stati
La terra di Hamdis
Mamma tedesca
3 oru 3 oru
Bonsai #3
Galateia
Parru cu tia
Qual sete voi?
Nimici Di L’arma Mia
Secondo tempo
Il pendio dell’abbandono
Per niente stanca
Fiori d’arancio
Le Cose Di Sempre
Mio zio
Geisha
Parole di burro
L’ultimo bacio
Maria Catena
‘A finestra
Bis
Blunotte
Bonsai #2
In bianco e nero
Amore di plastica
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