GIOVANNI LINDO FERRETTI: racconta l’uomo e l’artista stimolando il pensiero Recensione concerto e scaletta live Torino
GIOVANNI LINDO FERRETTI
Recensione concerto e scaletta live
Percuotendo. In cadenza
13 marzo 2026
Teatro Colosseo
Torino
Recensione di Giorgio Zito
VOTO: 🙌🙌🙌
Il ritorno di GIOVANNI LINDO FERRETTI a Torino lo vede impegnato con lo spettacolo Percuotendo. In cadenza, una sorta di teatro-canzone in cui il cantante emiliano alterna alcuni dei brani più significativi del suo repertorio a racconti personali che narrano le vicende della sua vita artistica e umana, due lati, quello dell’uomo e dell’artista, che in Ferretti si compenetrano senza soluzioni di continuità.
Il suo spazioteatrale
Tra il trionfale ritorno sulle scene dei CCCP, e l’altrettanto atteso ritorno dei CSI, Ferretti si è ritagliato il tempo per una breve serie di spettacoli in cui, accompagnato solo dalle percussioni e dall’elettronica di Simone Beneventi e dalle chitarre e dal basso Luca Alfonso Rossi, ripercorre la sua vita e la sua carriera artistica.

L’ingresso sul palco imbracciando un teschio di cavallo, che per tutto il concerto rimarrà sul fronte palco illuminato da un fascio di luce, ci riporta al suo amore per i cavalli e per un mondo a cui è molto legato, e che ricorrerà più volte durante la serata.
CCCP, CSI secondo Giovanni Lindo Ferretti
L’inizio è dedicato a un tris di brani intensi tratti dal repertorio dei CSI: “Finistère”, “A tratti” e “Brace”, che in queste versioni musicalmente scarne rendono ancora più forte il senso delle parole. Ferretti parla del mondo del passato e del presente, racconta la sua vita privata e pubblica, in un alternarsi di canzoni e racconti che si compenetrano a vicenda.
In quasi due ore di musica e parole, ritroviamo anche i CCCP di “Depressione caspica” in una versione tendente al reggae, come i PGR di “S’ostina” e “Cronaca Montana”, oltre a brani del suo repertorio solista come “Cadevo” e “Neukölln”.
Un colpo all’anima
Parlando della sua crescita artistica, Ferretti ricorda come la musica sia stata una scelta quasi casuale, nata come espressione di ribellione giovanile, scoprendosi “cantore” solo a metà carriera, grazie all’incontro con Ambrogio Sparagna e i suoi progetti sulla musica popolare e liturgica sfociati nel disco “Litania”. “Intimisto”, ancora dai CSI, travolge in una versione dark e tenebrosa, e “Del mondo”, a distanza di oltre trent’anni, lascia ancora sgomenti per la capacità di Ferretti di raccontare il presente colpendoci nel profondo dell’animo. Quella messa in scena è una riflessione pubblica sui suoi 70 anni di vita e sul mondo, dove il suo privato si intreccia con la storia collettiva, diventando alla fine quasi un rito liturgico e profano ad un tempo.
E se rito liturgico deve essere, quale migliore chiusura di una versione ipnotica e intensa di dieci minuti del “Te Deum”? Sarebbe la conclusione perfetta e definitiva dello spettacolo, così come lo aveva immaginato Ferretti, senza bis. Cos’altro puoi cantare ancora dopo brano così? E invece i tre musicisti, chiamati dal pubblico, tornano sul palco, perché, dice Ferretti, si sono accorti subito dopo il primo spettacolo, che il pubblico voleva ancora almeno un brano, e magari proprio “quel” brano. E allora si chiude quella che lo stesso artista ha definito come “un esame di coscienza pubblico a 73 anni che non avrei mai immaginato di fare”, con l’immancabile “Annarella”.
Ciò che deve accadere accade
Per quasi due ore Ferretti ha affascinato e tenuto in pugno un pubblico estremamente silenzioso e attento (chi altro potrebbe tenere per quasi due ore un pubblico di ex giovani punk- rocker-alternativi inchiodato in silenzio alle sedie? Ad ascoltare un Te Deum?), raccontandosi con un linguaggio che è proprio e inimitabile, ripercorrendo la sua vita, dall’infanzia ai CCCP e ai CSI, il ritiro in montagna e il ritorno inaspettato, non voluto e non cercato, con i vecchi compagni, e la rinascita a una nuova vita, anche questa inaspettata, perché Ciò che deve accadere, accade.
Stasera si è ripetuta la magia di una voce che affascina, la voce di un artista dotato di una profondità di pensiero come oggi se ne trovano pochi, e anche quando non condividi in pieno le sue idee non puoi fare altro che ascoltarlo, rapito dalle sue parole e dai suoi versi. E quando esci dal teatro, ti restano in mente quei pensieri, ritorni su quelle frasi, elabori i concetti, d’accordo o meno che tu sia, pensi.
Stimolare il pensiero: non è forse questo che dovrebbe fare sempre l’arte?

Scaletta
Finistère
A tratti
Brace
Trabocca
Depressione caspica
S’ostina
Inquieto
Cadevo
Cronaca Montana
Intimisto
Cavalli e cavalle
Pons tremolans
Contatto
Neukölln
Spio nella notte
Del mondo
Te Deum
bis:
Annarella
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