ALFA MIST: un live tra individualità e coralità Recensione concerto scaletta live Milano

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VOTO: 🙌🙌

Con la data milanese alla Santeria, ALFA MISTha chiuso il breve trittico di concerti italiani che lo ha visto esibirsi prima a Bologna e Roma, approdando infine nel capoluogo lombardo davanti a un pubblico numeroso, attento e appassionato.

Il pianista e producer inglese, tra le figure più interessanti della nuova scena jazz contemporanea, si presenta in formazione quintetto: tastiere e piano per lui, affiancati da tromba, chitarra, basso/contrabbasso e batteria.

La grammatica e la sintassi del jazz

Il live segue in maniera piuttosto fedele la grammatica del jazz moderno, con dinamiche e strutture riconoscibili: ogni brano prende forma attraverso una sequenza di introduzioni solistiche, con ogni musicista che dispone di uno spazio significativo per esprimere il proprio virtuosismo prima dell’ingresso del resto della band.

All’interno delle composizioni trovano poi spazio ulteriori momenti dedicati all’improvvisazione individuale. Su un tappeto di pianoforte e su una base ritmica densa di groove, la tromba sviluppa i suoi fraseggi, la chitarra non è da meno e il piano torna a emergere come centro armonico della scena. Non mancano neppure i momenti di protagonismo di basso e batteria, quelli di quest’ultimo strumento tra i passaggi più apprezzati e applauditi dal pubblico.

Alcuni limiti strutturali

Questa struttura, tuttavia, si ripete con una certa regolarità lungo l’intero concerto. Se da un lato rappresenta un chiaro omaggio alla tradizione jazzistica, dall’altro finisce per generare una lieve sensazione di prevedibilità. In particolare negli spazi dedicati alla chitarra emerge qualche limite creativo: il giovane chitarrista dimostra solidità tecnica, ma i suoi soli risultano talvolta meno fantasiosi. Anche i frequenti assoli di basso – riproposti più volte nel corso della serata – non sempre riescono a mantenere alta la tensione dello spettacolo.

In alcuni passaggi, le introduzioni solistiche diventano quasi un’esibizione di tecnica fine a sé stessa, perdendo parte dell’empatia che rende il jazz un linguaggio vivo e condiviso. Un eccesso di solismo che, a tratti, va a discapito della dimensione collettiva della musica di Alfa Mist, che invece trova la sua vera forza nel groove e nella fluidità ritmica.

I suoi punti più alti il concerto li raggiunge proprio quando la band si muove come un unico organismo, con ogni musicista la servizio della band e della musica stessa. È in questi momenti di maggiore coesione che il suono si fa caldo, avvolgente e coinvolgente e il groove prende il controllo della scena su cui si muove la band in maniera globale . In questi frangenti emerge tutta la qualità della formazione e il fascino della proposta musicale.

Alfa Mist alla fine conquista tutti

Se si lascia da parte un ascolto troppo analitico e ci si abbandona all’atmosfera del live, lo spettacolo rimane comunque estremamente piacevole. Sul palco ci sono musicisti giovani e talentuosi, capaci di costruire un’ora e mezza (di più sarebbe troppo) di musica solida, suonata e a tratti molto accessibile. Il pubblico lo percepisce chiaramente e alla fine risponde con applausi sentiti e calorosi.

Il concerto milanese di Alfa Mist si rivela quindi un’esperienza convincente: uno show capace di affascinare e coinvolgere, pur lasciando intravedere margini di crescita. Con un equilibrio maggiore tra virtuosismo individuale e coralità, il risultato potrebbe essere ancora più potente.

Scaletta

Roulette
First Light
Teki
Dersen Cafe
Errors
Found You
BC
Keep On

Encore:
Brian

https://www.facebook.com/alfamist


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