SI BOOM VOILÀ: “la forza di questo progetto la si capisce dal vivo” Intervista
SI BOOM VOILÀ
Il supergruppo porta in tour l’esordio discografico
Intervista con Giulia Formica
Intervista di Luca Trambusti
Un tempo, quando i gruppi erano la norma, nascevano le cosiddette “superband”: formazioni — talvolta estemporanee — che riunivano musicisti già affermati e provenienti da esperienze diverse.
Oggi il concetto di band è più sfumato, ma le superband esistono ancora: è il caso dei SI! BOOM! VOILÀ!, collettivo che raccoglie attorno a un progetto, punk noise ma molto fruibile, Roberta Sammarelli (basso, ex Verdena), Davide Lasala (chitarra, produttore e fonico), Giulio Ragno Favero (chitarra, ex Teatro degli Orrori), Giulia Formica (batteria; sul palco con i Baustelle e molti altri) e Michelangelo Mercuri, aka N.A.I.P. (voce, partecipante a X Factor 2020).
Subito dopo l’uscita del loro album d’esordio omonimo, il quintetto ha deciso di partire per un tour “a caldo”: nove date nei club di tutta Italia (vedi calendario sotto).
Ne abbiamo parlato — e ci siamo anche fatti raccontare il pogetto — con Giulia Formica (Julie Ant), la batterista della formazione.
Prima di parlare del vostro live partiamo dall’inizio: come nasce questo progetto e come vi siete incontrati?
Il progetto nasce un paio di anni fa da Roby, Davide e Giulio, che già si conoscevano. Durante il lockdown hanno iniziato a sentirsi spesso in chiamata, prima quasi per compagnia, poi condividendo dei pezzi. A un certo punto hanno deciso di provare a diventare una band, con una regola molto chiara: non passare troppo tempo sulla scrittura, fare tutto in modo istintivo.
Quindi l’istinto è stato il punto di partenza. Come si è completata la formazione?
All’inizio facevano fatica a trovare il cantante giusto, ne hanno provati diversi. Alla fine hanno scelto Michelangelo (N.A.I.P.), con cui io già suonavo. Quando l’hanno chiamato io ero con lui e pensavo: “Che figata, beato te”. Poco dopo hanno chiamato anche me. Ci siamo incontrati direttamente in studio per registrare il disco: è stato tutto molto rapido e un po’ strano, ma proprio per questo autentico. Un vero esperimento di istinto.
Quindi si tratta di canzoni molto viscerali,poco lavorate o molto curate?
Sono state pochissimo lavorate. Anzi, all’inizio io ero anche un po’ contraria: con una band con questi nomi mi aspettavo prove, arrangiamenti, tempo. Invece Giulio è stato categorico: doveva nascere così. E aveva ragione. In studio ci siamo trovati subito, è venuta fuori una fotografia sincera di quel momento. Niente costruzioni, solo istinto puro.
Arrivate da percorsi diversi: com’è stato amalgamarsi artisticamente?
Per me era già una specie di sogno. Sono cresciuta ascoltando Verdena e Teatro degli Orrori, quindi c’era un cerchio che si chiudeva. Abbiamo età, gusti e percorsi diversi, a parte io e Michelangelo che siamo più affini. Ma proprio questa diversità è la forza del progetto: ognuno porta il suo mondo e ne esce qualcosa che da solo non avresti mai fatto. È un’esplorazione continua, anche adesso durante i soundcheck capita che nascano cose bellissime per caso.
Questo approccio così grezzo come si traduce nel live?
Secondo me dal vivo funziona ancora meglio. Entra in gioco il corpo, l’emotività. Io suono in modo molto fisico e questo crea un dialogo diretto con il pubblico. Sul palco è un’esplosione di personalità fortissime, è quasi un’apoteosi.

Le canzoni cambiano molto rispetto al disco?
Cambiano soprattutto nella potenza sonora. In studio, per esempio, non ho registrato con la mia batteria. Dal vivo invece c’è un impatto completamente diverso. Non usiamo click o sequenze, quindi alcuni pezzi vanno velocissimi, altri rallentano. È lo stesso disco, ma con l’aggiunta di una certa follia, soprattutto da parte di Michelangelo. È un incrocio tra teatro e musica. Comunque la forza di questo progetto la si capisce dal vivo.
Com’è strutturata la scaletta del live?
Solo il disco sarebbe stato troppo corto, quindi alle prove abbiamo tirato fuori due pezzi nuovi in pochissimo tempo. Uno è l’intro, l’altro nasce da un testo scartato di Michelangelo che abbiamo costruito insieme sul momento. In più ci sono delle parti teatrali di N.A.I.P. che dipendono molto dal suo umore: può succedere di tutto.
Avete già fatto alcune date: come ha reagito il pubblico?
Per me è una cosa totalmente nuova, c’è anche un’ansietta che non provavo da tempo. Dal palco non guardo molto, ma percepisco spesso una certa perplessità: magari il pubblico non si muove tanto, però è attentissimo. È un progetto che parte dal punk e dal noise, ma con Michelangelo prende una direzione strana, diversa. Non direi nuova, ma sicuramente altra. La gente sta cercando di capire cos’è.
Possiamo parlare di uno show in qualche modo innovativo?
Senza usare parole troppo grosse, io lo vivo come una boccata d’aria fresca. Cinque personalità forti che si incontrano: questo, già di per sé, può essere qualcosa di nuovo.
Avete scelto di partire subito in tour,in contemporanea con l’uscita del disco. Perché?
Siamo un po’ stanchi delle dinamiche classiche del mercato musicale. Disco, promo, attesa, tour… Abbiamo fatto il contrario. Il disco è uscito il giorno della prima data. Pensiamo che oggi la gente difficilmente compri un biglietto per una band che non conosce, quindi abbiamo puntato sulla curiosità e sul live, che è il vero punto di forza del progetto. È stata più un’esigenza che una strategia.
Secondo te il pubblico viene per i nomi coinvolti?
Forse più per una solidità che per i progetti precedenti. Non credo che i fan dei Verdena e quelli del Teatro degli Orrori coincidano davvero. Però la curiosità c’è, la stima per i percorsi sì. Io stessa, da fan, andrei a vedere Giulio per il suo suono, indipendentemente dal contesto.
Il tour sta aiutando anche dal punto di vista umano?
Assolutamente sì. Ci stiamo conoscendo adesso, sul palco e fuori. Andare in studio senza neanche aver bevuto una birra insieme è stato stranissimo. Io ero molto in soggezione, anche perché sono fan di alcune delle persone nella band. Ma si sta creando qualcosa di bello, quasi una famiglia. C’è passione, voglia di fare, senza troppe aspettative. E io non vedo l’ora di rivederli ogni volta che ci sono delle date.
Nel disco c’è un brano come “Santi Numeri”, che critica l’ossessione per i numeri in discografia, ma questo vale anche per il live. Quanto pesa questo tour (e i suoi numeri) sul vostro futuro?
Me lo chiedo anch’io. Non stiamo facendo grandi numeri, anzi ogni data è un’incognita. Però chi viene lo fa apposta, ed è una cosa bellissima. Dieci persone o trecento, cambia poco. Sicuramente il tour servirà a far girare la voce e ad aprire altre possibilità, ma comunque vada non ci fermeremo qui. Questo è solo l’inizio.
Ci sono già altri progetti in vista, magari per l’estate?
Sì, si sta lavorando per questo. Anche perché siamo già in crisi all’idea che le date stiano finendo: sembra di non aver ancora iniziato. Le cose belle durano sempre pochissimo.
Tu come stai vivendo questa esperienza?
Molto bene, Questo è il mio gruppo. Qui scrivo, suono, interpreto i miei brani in totale libertà. Nessuno mi dice cosa fare. Non sto reinterpretando qualcosa di altri, sto comunicando qualcosa di profondamente mio. Ed emotivamente è fortissimo.

Il tour
16.01 – Livorno – The Cage
23.01 – Bergamo – Druso
24.01 – Pordenone – Capitol
29.01 – Torino – Hiroshima Mon Amour
30.01 – Nonantola (Mo) – Vox
05.02 – Milano – Santeria Toscana 31
18.02 – Roma – Largo Venue
20.02 – Perugia – Urban
21.02 – Ravenna – Bronson
https://www.instagram.com/siboomvoila
Tag: Si Boom Voila

