WOLF ALICE: da non perdere, valgono la pena Recensione concerto e scaletta live Milano

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Voto: 👏👏👏👏

Dopo l’assaggio milanese con lo showcase di giugno, i WOLF ALICE tornano in Italia per un concerto intero — seppur non molto più lungo dello showcase.

Il pubblico dov’è?

Dal 2013 è la settima volta che il quintetto inglese si presenta da headliner nel nostro paese (oltre a qualche apparizione in festival), eppure la crescita di notorietà non si è tradotta, sfortunatamente, in una grande affluenza di pubblico. Peccato: è l’unico neo di una serata divertente, varia e ben strutturata, indipendente dalla qualità della band.

Per l’occasione sul palco si aggiunge un tastierista (piano e synth) e la linea dello spettacolo resta essenziale: niente effetti speciali, tutto concentrato sulla musica e sulla performance. L’unico elemento “visivo” vero è l’energia — e il carico sexy — di Ellie Rowsell, che percorre inarrestabile il palco e sale su una piattaforma centrale illuminata da un occhio di bue. L’apparato luci è minimalista (prevalentemente bianco, mai freddo), con una mirror ball e un sipario di lustrini e stelle filanti argentate alle spalle della band; la frontwoman sfoggia un body glitterato che aggiunge quel tocco glam.

La varietà è stile

Il set di un’ora e mezza è un continuo cambiamento: dalle ballate lente e melodiche, come il brano d’apertura, si passa a pezzi più rocciosi fino all’hard rock e a momenti dal tiro punk. Non mancano accenni pop, spruzzate di elettronica e momenti intimi — pianoforte e voce — che spesso esplodono in finali rock con assoli di chitarra. Talvolta le chitarre diventano addirittura tre, con Ellie che imbraccia la sei corde. C’è anche un sipario quasi a cappella in cui la cantante è affiancata dai vocalizzi del batterista e del tastierista, tutti insieme sulla piattaforma accompagnati dalle chitarre: semplice ed efficace.

Non si può dire che la band londinese sia monotona o monolitica: le dinamiche sono il loro tratto distintivo e la duttilità vocale di Ellie guida e tiene insieme il tutto. Tutto ciò che avevamo sentito nel mini live milanese torna confermato anche nello show completo (Leggi qui la recensione)

Il glam è dietro l’angolo

Le chitarre sono sempre protagoniste, e la lezione del passato — con il glam rock degli anni ’70 come matrice ben presente — emerge costantemente. Il rock, in tutte le sue sfumature, resta un elemento coinvolgente e trasversale: lo dimostra la capacità della band di attirare e intrattenere pubblici di generazioni diverse, come visto al concerto milanese.

La formula dei Wolf Alice è semplice ma funzionante: less is more. Il coinvolgimento è totale, tant’è che anche la loro addetta al mix luci, al pari di Ellie, non ha resistito e ha accompagnato il suo lavoro con movenze e balli simili a quelli sul palco.

Speriamo tornino

Dal farsi spettinare dalle chitarre al ritrovarsi ad agitare le braccia al cielo per una melodia dolce il passaggio è immediato. Ma non una frammentazione, un affastellamento casuale di cose, ma una forza che diverte e amplia la concezione della musica live.

Non perdeteli al prossimo passaggio: valgono davvero la pena.

Scaletta

  • Thorns
  • Bloom Baby Bloom
  • White Horses
  • Formidable Cool
  • Just Two Girls
  • Safe From Heartbreak (If You Never Fall in Love)
  • How Can I Make It OK?
  • You’re a Germ
  • Bros
  • The Sofa
  • Silk
  • Bread Butter Tea Sugar
  • Leaning Against the Wall
  • Yuk Foo
  • Play the Greatest Hits
  • Play It Out
  • Giant Peach
  • Smile
  •  

Encore

  • The Last Man on Earth
  • Don’t Delete the Kisses

https://www.facebook.com/wolfalicemusic


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