LUCA CARBONI: ero terrorizzato ma alla fine è andato tutto bene. Ora sono una persona diversa Intervista

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A tre anni di distanza dalla terribile scoperta della malattia (un grave tumore ai polmoni) LUCA CARBONI è potuto tornare sul palco con un concerto evento.

Si tratta di una sorta di rinascita che si concretizza sin dal titolo del concerto: “Rio Ari O” (che riprende l’incipit di “Ci stiamo sbagliando” il primo brano del suo disco d’esordio). È una voglia di ricominciare, di riprendere in mano le redini della sua vita e carriera.

Un concerto esaltante (LEGGI QUI LA RECENSIONE) in cui non è mancato l’affetto del pubblico e il supporto di tre colleghi e amici; Jovanotti, Cesare Cremonini ed Elisa che per l’occasione hanno duettato con il protagonista della serata, che è tornato al Forum di Milano da cui mancava dal 1992.

Finito il concerto Luca Carboni, sorridente e visibilmente soddisfatto ha incontrato la stampa nel backstage del Forum.

Ecco cosa ha detto il cantautore bolognese

LUCA CARBONI l’Intervista

Al concerto di Milano faranno seguito tre ulteriori date. Ne arriveranno altre?
Avevo già paura di fare questo concerto e sono qui anche perché il mio promoter e altri collaboratori mi hanno spinto in questa direzione. Devo dire che ciò che ho vissuto mi ha portato in una dimensione nuova: non necessariamente negativa, ma un po’ distaccata da molte logiche, soprattutto quelle legate alla produzione musicale. Mi ha spinto a prendere le distanze dagli orpelli che, pur importanti, in questo momento sento più lontani; preferisco concentrarmi sugli aspetti profondi della scrittura musicale.

Da un altro punto di vista temevo di non farcela nemmeno per un solo evento: non sapevo se avrei retto, soprattutto perché ho dovuto lavorare molto sulla respirazione e sul diaframma. Avevo preso una pausa dal cantare e in quel periodo mi ero quasi abituato a stare defilato. Mi ha stupito che Milano sia andato praticamente tutto esaurito, e pian piano mi hanno convinto a continuare la festa anche nella mia città (due date ndr), anche se, sinceramente, non sto pensando troppo al futuro.

Mi è piaciuta questa esperienza dell’evento perché potrebbe nascere una serie di concerti unici, che non siano la mera ripetizione di un’opera identica ovunque, ma la costruzione di qualcosa di diverso ogni volta. È un po’ quello che mi piaceva da ragazzo di Guccini: un concerto una volta al mese e ogni volta che, in base a quello che beveva, era diverso; c’era molto parlato e partivano racconti differenti. Dieci concerti potevano essere dieci cose profondamente diverse, non la ripetizione. Il promoter ha sposato questa idea: non mettere in piedi un tour classico, ma creare momenti distanziati uno dall’altro, costruendo cose diverse a partire dalla mia storia musicale.

La scaletta e il primo brano

Come hai costruito la scaletta di questo concerto?
Un’altra cosa bella della serata è che non avevo un disco nuovo da promuovere. Finora ogni tour coincideva con un album da far conoscere e c’era sempre la mediazione del “quanti pezzi del disco nuovo devo fare?”. Togliere canzoni a cui tengo non è mai facile, e si sente l’imperativo del presente: il disco nuovo che porta con sé un suono e un mondo. Questa volta, invece, avevo solo la mia storia, nuda e cruda e potevo scegliere liberamente dal mio percorso. Non è un viaggio cronologico: ho inserito anche canzoni non necessariamente popolari, soprattutto dell’inizio, dischi e brani a cui sono molto legato.

La scelta della prima canzone, “Primavera”, l’avevi già anticipata in un’intervista. Che significato hai dato stasera a quella parola?
Quando mi chiesero quale fosse la prima canzone che avrei voluto cantare al rientro, ho pensato subito a “Primavera”. La primavera è simbolo di rinascita e cambiamento: non per forza dopo una sfiga o una malattia, ma anche nella vita quando tutto va bene. La primavera ti mette dentro entusiasmo, leggerezza, la ricerca di una nuova felicità.

Il presente

Quindi è così che ti senti ora?
Quello che ho vissuto è stato all’inizio molto drammatico: mi avevano dato speranze quasi nulle e ho subìto un trauma profondo. Allo stesso tempo ho potuto reagire e, avendo avuto la possibilità di uscirne, ora mi sento diverso. Ho altre priorità, altri sogni; i pesi e i valori sono cambiati, senza voler scadere nei luoghi comuni del “cambiare per forza”.

Quali sono i sogni di oggi di Luca Carboni?
Vorrei tornare a fare dischi come “Forever”, quando raccontavo il mio tempo e le cose mie erano anche quelle della mia generazione. Vorrei essere un uomo nuovo, anche se ho più di sessant’anni.

Il futuro

Prima della malattia c’era un disco nuovo in lavorazione, giusto?
Sì, c’era un disco che però era ancora figlio del vecchio Luca Carboni: conteneva molte cose che ho poi congelato con la malattia. C’era però il germe di qualcosa di nuovo in alcune canzoni. Ora che abbiamo iniziato questi concerti, pian piano si sta riaccendendo qualcosa.

LUCA CARBONI Il ritorno live

Hai scritto su quello che ti è successo?
No, niente di specifico su quell’evento. È chiaro che, come sempre, le mie canzoni possono intravedere riferimenti all’esperienza recente, ma non c’è nulla di volutamente tematico su quello che mi è accaduto.

Il palco e gli amici

Come ti sei sentito sul palco stasera?
All’inizio ero terrorizzato. Era tanto che non avevo così tante persone e tanto affetto addosso: è stato molto toccante. Non sapevo come avrei reagito e temevo di non reggere: in passato mi è capitato di avere paura, non riuscire a respirare e dovermi fermare. Stasera non è stato sempre facile, ma grazie agli esercizi e alle prove è andata tutto bene. Con il tempo e il lavoro sarò pronto per le altre date.

Stasera sul palco sono saliti dei colleghi e amici (Jovanotti, Cesare Cremonini ed Elisa) con i quali vi siete scambiati belle parole. Che ruolo hanno avuto nel tuo ritorno?
Tutto è nato dalla grande magia di quando Cesare Cremonini mi ha telefonato per chiedermi come stavo e dirmi che aveva una canzone che gli sarebbe piaciuto cantare con me, senza essere sicuro se inserirla nel disco. Io, quando mi mandano una canzone, spesso ci metto una settimana prima di ascoltarla con attenzione; poi, quando sono pronto, la metto in macchina e la ascolto andando.

San Luca

Così è stato con la sua proposta: appena ho sentito “San Luca” ho capito che non era una canzone che avrei potuto scrivere io, ma che mi apparteneva. Mi chiamo Luca anche per via della devozione della mia famiglia a San Luca: da bambino facevamo il rito di andare al santuario, e molte prime foto di copertina, come quella di “Farfallina”, sono state scattate lì. C’era un legame profondo, quindi ho avuto l’istinto di fare il pezzo.

Non avendo ancora cantato, avevo molta paura di non essere all’altezza, ma Cesare mi ha messo a disposizione il suo studio e abbiamo lavorato fino a ottenere il risultato. Gli sono grato per avermi coinvolto; non ci conoscevamo profondamente, ci vedevamo in giro per Bologna, allo stadio ai concerti ma poi ci siamo avvicinati e abbiamo condiviso una visione della città, e quella canzone, che inizialmente non doveva nemmeno entrare nel disco, è diventata un singolo. Poi lui mi ha proposto gli stadi, cosa che ha riacceso altre paure — perché lui è divino…

Jova, il vecchio amico e compagno di sventura


Anche Lorenzo, che a sua volta stava vivendo un momento difficile, è stato importante: ci siamo tenuti in contatto per sostenerci, non per piangerci addosso, ma per aggiornarci sul nostro stato e supportarci a vicenda.(Carboni e Jovanotti avevano già un rapporto consolidato avendo fatto nel 1992 un tour comune ndr)

Ti è mancata molto l’assenza dal palco?
In realtà no: avevo altre priorità in un certo periodo. Poi ero già abituato all’assenza dopo i due anni di Covid, ma in realtà non suonavo live già dal 2019.

Il post live

Che emozioni provi adesso, a caldo, dopo due ore e mezzo di concerto?
Non le ho ancora metabolizzate. Ho preso un caffè, ho fatto la pipì e sono venuto a fare le interviste, perciò ancora non ho fatto i conti con tutto questo; te lo farò sapere (ride ndr). L’emozione più grande, intanto, è quella di avercela fatta ad arrivare fino in fondo: già questo è una grande gioia. Man mano che ci avvicinavamo all’evento avevo voglia di farlo in un certo modo ma avevo anche molta paura; il fatto di essere qui a raccontarlo e non essermene andato di corsa, scappato è già una buona cosa.

Le prossime date

sabato 24 gennaio 2026 – 21:00 BOLOGNA · UNIPOL ARENA
giovedì 12 marzo 2026 – 21:00 ROMA · PALAZZO DELLO SPORT
domenica 19 aprile 2026 – 21:00 BOLOGNA · UNIPOL ARENA

https://www.facebook.com/Luca.Carboni.Ufficiale


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