MUSICA NUDA: il palco è una magia che rende possibile l’impossibile (Intervista)

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MUSICA NUDA
Il live come elemento centrale e di condivisione

Intervista di Luca Trambusti

Il progetto Musica Nuda di Ferruccio Spinetti al contrabbasso e Petra Magoni alla voce vive da ormai 18 anni con una proposta musicale “atipica” fatta di cover (con una rilettura assolutamente personale) e di un repertorio proprio. Il tutto è nato per caso e nel corso della carriera i due hanno raccolto ottimi frutti: 11 dischi di cui 3 live e oltre 1500 concerti.

Un bel bottino live che conferma come la qualità dei Musica Nuda trovi spazio anche sui palchi e raccolga il favore del pubblico.

Dopo un’estate, pur tra tante difficoltà, con tanti concerti in calendario i due arrivano alla fine della stagione con un bilancio positivo e tante idee in testa ed in cantiere per il prossimo futuro che li vedrà protagonisti in “proprio” ma anche sotto la “sigla” Musica Nuda.

Li abbiamo incontrati (per un’intervista congiunta) alla vigilia delle ultime date italiane di questo autunno 2021, che arrivano prima delle esibizioni finali in Francia e Dubai.

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Com’è un vostro concerto?
(Ferruccio Spinetti) Innanzitutto non prepariamo mai la scaletta prima delle 18 30 del giorno del concerto, quindi ogni esibizione è diversa dall’altra. Questo lo facciamo, dopo tanti anni, anche per vincere la noia e allargare il repertorio che contiene inediti e cover di Battisti, Beatles, Sting e brani di musica classica.
(Petra Magoni) Ogni sera c’è anche un approccio diverso e quindi sicuramente una gran voglia di suonare stare insieme tra noi due e con il pubblico. Abbiamo sempre una continua gioia nel suonare e nel condividere con il pubblico.
(FS) Sulla carta un concerto contrabbasso e voce è impensabile invece è un piccolo miracolo ogni sera. Il nostro è un progetto trasversale che abbraccia più generazioni, grazie anche al repertorio che va dal Quartetto Cetra ai Subsonica.

Com’è stata questa estate?
(PM) All’inizio difficile. Da tempo eravamo fermi e poi siamo partiti con molte incertezze e pochi concerti e quindi eravamo un po’ “fuori allenamento”, poi tutto è andato per il meglio.
(FS) C’era tanta voglia di suonare da parte nostra e abbiamo trovato un calore pazzesco dal pubblico, con sold out ovunque. Durante la pandemia abbiamo capito l’importanza della musica e del teatro. Ora vogliamo essere classificati come lavoratori e non solo un’attività riempi tempo fatta per hobby. Non siamo lavoratori di serie B, noi produciamo PIL e bellezza. Il Covid ha solo evidenziato e amplificato un problema storico, quello della mancanza di una legge sulla musica e lo spettacolo, con tutele per i lavoratori. Basterebbe ispirarsi a quanto fatto tempo fa in Francia e Germania.
(PM) Le condizioni in cui si sono svolti i concerti non hanno influito sulla resa né per noi né per il pubblico. La musica può aiutare per vivere insieme l’emozione, tipica dell’essere umano, anche nelle differenze. È un momento, mancato per tanto tempo, di condivisione importante e la condivisione appiana le differenze tra persone.

Il vostro progetto è nato per caso ma ormai dura da 18 anni con grande successo. Ve lo aspettavate?
(PM) Non mi aspettavo nulla delle cose belle fatte. Sono state tutta una sorpresa. La chiave del successo sta nel vivere insieme quest’avventura con entusiasmo e rinnovarlo costantemente. Abbiamo ancora tanto da dare e da dire.
(FS) Sintetizzo: Musica Nuda è una favola. Una cosa nata per caso non programmata, un progetto lo è diventato dopo. Sulla carta non immaginavamo di arrivare a 1500 concerti e 11 dischi

Quindi c’è un’alchimia tra di voi?
(PM) Ho suonato anche con altri contrabbassisti e musicisti ma l’intesa musicale con Ferruccio è diversa. Quando suoniamo è il momento in cui comunichiamo di più, un’intesa che non arriva nemmeno con la parola.
(FS) Assolutamente si. Non sarebbe Musica Nuda che è la magia dell’incontro tra noi due.

Cosa significa stare sul palco?
(FS) È come essere a casa mia. Ci salgo come se fosse il luogo più normale della vita. Il nostro lavoro è incentrato sul live non solo stare in cantina per mettere musica su Spotify. Il nostro progetto ancor più. A volte mi annoio a fare dischi chiuso in studio. Così “Leggera”, per quanto sia un disco di studio, lo abbiamo registrato in 2/3 giorni in full immersion in un teatro in Toscana come se fosse un live.
(PM) Io corro a cavallo e quando stai sul palco è come essere sul sulky: non conosci il cavalo come non conosci il pubblico e non puoi gestire tutto con la frusta. Noi abbiamo le redini in mano ma occorre stabilire un rapporto fiducia con il pubblico, che è come il cavallo: quello che traina. Poi capitano cose magiche. Come recentemente al Ponchielli a Cremona dove sono partita con tosse e con la voce che non era a posto. Alla fine mi sentivo bene.

Quindi il palco come medicina?
(PM) Sicuramente sì. Li sopra ti dimentichi dei problemi e non pensi a nulla se non a concentrarti su quanto fai, Non dico sia una missione ma sicuramente è un’urgenza per esprimersi con canto e parole.

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